{"id":344401,"date":"2023-07-17T13:30:05","date_gmt":"2023-07-17T11:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=344401"},"modified":"2023-07-18T05:51:23","modified_gmt":"2023-07-18T03:51:23","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-185","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-185\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 185"},"content":{"rendered":"<p><strong>LA FERROVIA AGORDINA <\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-344401-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/PAOLO-SOPPELSA-LA-FERROVIA-AGORDINA-.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/PAOLO-SOPPELSA-LA-FERROVIA-AGORDINA-.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/PAOLO-SOPPELSA-LA-FERROVIA-AGORDINA-.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb.jpeg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1422\" data-large_image_height=\"1260\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-344405 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb-300x266.jpeg\" alt=\"\" width=\"136\" height=\"121\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb-300x266.jpeg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb-1024x907.jpeg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb-768x681.jpeg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/SCR-20230716-sokb.jpeg 1422w\" sizes=\"auto, (max-width: 136px) 100vw, 136px\" \/><\/a>A quel tempo la Strada Madre offriva suggestioni che sapevano di profonda America, quella narrata da John Stejnbeck e Jack Kerouac, e poi da musicisti come Dylan e Springsteen. Quegli States della Route 66 e delle varie Highway che correvano lungo pianure polverose e disabitate, con le aree di servizio con le targhe appese ai muri e le insegne cigolanti mosse dal vento. La Strada Statale 203 Agordina, in fondo, non era da meno; c&#8217;erano le case cantoniere ormai stanche che fiere mostravano le loro progressive chilometriche dipinte a chiare lettere sulle pareti nord e sud e poi la monumentale centrale di La Stanga ed il villaggio fantasma di Valle Imperina. Storie di miniere e minatori e di quella potente epopea idroelettrica durante la quale vennero forate le lunghe gallerie che si inoltrano nel ventre delle montagne che si innalzano dal greto del Cordevole. E poi quel villaggio, posto alla frontiera fra l&#8217;Agordino e la Valbelluna, dove un tempo si cambiavano i cavalli, al quale la mia fantasia di bambino aveva aggiunto un saloon, una banca da rapinare, la prigione e un falegname intento a fabbricare casse da morto come nei migliori film Western. Fantasie di un bambino degli anni &#8217;80, alimentate anche dalla leggenda, che poi leggenda non era affatto, di quella Ferrovia Agordina che per una trentina d&#8217;anni garant\u00ec il trasport\u00f2 di uomini e pirite lungo la tratta Bribano-Agordo. Durante il nostro perenne peregrinare lungo la Strada Madre pap\u00e0 talvolta raccontava di questa ferrovia che a me appariva come un qualcosa di impossibile, eppure, aldil\u00e0 del Cordevole lungo la gola dei Castei, c&#8217;erano le severe gallerie a testimoniare quanto raccontato. E allora cercavo altri segni che testimoniassero l&#8217;esistenza di quella strada ferrata e nel frattempo la fantasia ritornava a volare. Immaginavo la locomotiva avvolta dal vapore che usciva dagli sfiati davanti alle ruote e dal fumo nero del carbone, vedevo il fuochista dal viso annerito che con la pala gettava il carbone nella caldaia. E poi il rifornimento d&#8217;acqua, magari proprio alla fermata di La Muda e lo slittare delle ruote al momento della partenza. Fantasie presto stroncate dalle informazioni di mamma e pap\u00e0, che su quel treno agordino c&#8217;erano saliti qualche volta quando erano bambini. Venni cos\u00ec a sapere che il treno era elettrico, quindi niente fumo e sbuffi di vapore, e ci\u00f2 mi sembrava incredibile; mi stupisco ancora oggi al pensiero di un treno elettrico ad emissioni zero, alimentato a corrente continua prodotta da una centrale idroelettrica che utilizzava l&#8217;acqua del Cordevole. Nemmeno un grammo di Co2 emesso in atmosfera, niente polveri sottili e tizzoni di carbone che in altri luoghi provocavano incendi nei pressi dei binari. Una tratta ferroviaria complicata, inaugurata nel gennaio del 1925, munita di gallerie, ponti caselli e stazioni, opere che furono costruite in appena due anni e mezzo. Mamma raccontava che i vagoni avevano le panche di legno e che il treno viaggiava abbastanza lentamente, pap\u00e0 mi spiegava il tracciato che presentava soluzioni geniali indispensabili per superare gli importanti ostacoli che la natura proponeva. D&#8217;inverno, quando gli alberi a bordo strada erano spogli, potevo scorgere l&#8217;imponente ponte ad archi che permetteva al treno di attraversare il torrente Missiaga nei pressi di Ponte Alto alle porte di Agordo, e poi, all&#8217;uscita del viadotto, c&#8217;era l&#8217;ingresso della misteriosa galleria che sbucava a Polane. Poi tutto dritto fino alla stazione dove oggi sostano le corriere. Trent&#8217;anni di onorata carriera terminata alla met\u00e0 degli anni &#8217;50, una storia di binari che univano la montagna alla pianura, una storia di rotaie agordine sulle quali correvano i vagoni merci marchiati S.A.I.F e i sogni e le speranze di chi partiva a cercare fortuna al di fuori della propria valle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA FERROVIA AGORDINA AUDIO &nbsp; A quel tempo la Strada Madre offriva suggestioni che sapevano di profonda America, quella narrata da John Stejnbeck e Jack Kerouac, e poi da musicisti come Dylan e Springsteen. 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