{"id":361973,"date":"2023-11-18T09:31:15","date_gmt":"2023-11-18T08:31:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=361973"},"modified":"2023-11-18T09:31:15","modified_gmt":"2023-11-18T08:31:15","slug":"al-sud-piu-pensioni-che-stipendi-il-veneto-e-in-controtendenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/al-sud-piu-pensioni-che-stipendi-il-veneto-e-in-controtendenza\/","title":{"rendered":"AL SUD PIU\u2019 PENSIONI CHE STIPENDI. IL VENETO E\u2019 IN CONTROTENDENZA"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"888\" data-large_image_height=\"1518\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-361975 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56-175x300.png\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56-175x300.png 175w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56-599x1024.png 599w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56-768x1313.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.29.56.png 888w\" sizes=\"auto, (max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/a>Se a livello nazionale il rapporto ormai \u00e8 di uno a uno, nel Mezzogiorno, invece, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato il sorpasso; stiamo parlando del confronto tra il numero delle pensioni erogate \u00e8 quello degli occupati. Se in Italia il primo \u00e8 pari a 22.772.000 e il secondo ammonta a 23.099.000, nel Sud le pensioni pagate ai cittadini sono 7.209.000, mentre gli addetti sono 6.115.000. Un risultato preoccupante che dimostra con tutta la sua evidenza gli effetti di tre fenomeni strettamente correlati fra loro: la denatalit\u00e0, l\u2019invecchiamento della popolazione e la presenza dei lavoratori in nero. La stretta combinazione tra questi eventi sta riducendo progressivamente il numero dei percettori di reddito regolari, ingrossando, per contro, quello degli assegni pensionistici erogati. A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p><strong>Il Veneto \u00e8 in controtendenza<\/strong><br \/>\nDopo la Lombardia, il Veneto \u00e8 la regione d\u2019Italia pi\u00f9 virtuosa, ovvero quella dove il saldo risultante dalla differenza tra il numero di lavoratori occupati e il numero delle pensioni erogate \u00e8 positivo. Nel 2022 nella nostra regione \u00e8 stato pari a +342 mila (vedi Tab. 1). A livello provinciale spiccano i risultati di Verona (+86 mila), di Padova (+74 mila) e di Vicenza (+67 mila). L\u2019unica realt\u00e0 in Veneto che presenta uno squilibrio \u00e8 Rovigo (- 9 mila) (vedi Tab. 2).<\/p>\n<p><strong>Come riequilibrare il sistema?<\/strong><br \/>\nSebbene nel Veneto il problema sia meno avvertito che in altre parti del Paese, il trend anche da noi \u00e8 destinato a peggiorare. In altre parole, si sta riducendo la base occupazionale, mentre aumenta quella dei pensionati. Come possiamo invertire la tendenza? Innanzitutto portando a galla una buona parte dei lavoratori \u201cinvisibili\u201d presenti nel Paese che ogni giorno si recano nei campi, nelle fabbriche e nelle abitazioni degli italiani a svolgere la propria attivit\u00e0 lavorativa irregolare. E\u2019 altres\u00ec necessario incentivare ulteriormente l\u2019ingresso delle donne nel mercato del lavoro, visto che siamo fanalino di coda in Europa per il tasso di occupazione femminile (in Italia \u00e8 pari al 50 per cento circa). Inoltre, bisogna rafforzare le politiche che incentivano la crescita demografica (aiuti alle giovani mamme, alle famiglie, ai minori, etc.) e allungare la vita lavorativa delle persone (almeno delle persone che svolgono un\u2019attivit\u00e0 impiegatizia o intellettuale). Da ultimo \u00e8 necessario innalzare il livello di istruzione della forza lavoro che da noi \u00e8 ancora tra i pi\u00f9 bassi di tutta l\u2019UE. Se non faremo tutto ci\u00f2 in tempi relativamente brevi, fra qualche decennio la sanit\u00e0 e la previdenza sono destinate seriamente a implodere.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.30.05.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"888\" data-large_image_height=\"808\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-361974 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.30.05-300x273.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"273\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.30.05-300x273.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.30.05-768x699.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Schermata-2023-11-18-alle-09.30.05.png 888w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Entro 2027 dovremo \u201csostituire\u201d 250 mila addetti<\/strong><br \/>\nPurtroppo, non c\u2019\u00e8 molto tempo; dalla lettura delle statistiche demografiche\/occupazionali emergono tendenze molto preoccupanti. Tra il 2023 e il 2027, ad esempio, il mercato del lavoro veneto richieder\u00e0 250 mila addetti circa in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione. Con sempre meno giovani destinati a entrare nel mercato del lavoro, \u201csostituire\u201d una buona parte di chi scivoler\u00e0 verso la quiescenza diventer\u00e0 un grosso problema per tanti imprenditori. Ricordiamo che negli ultimi 10 anni la popolazione giovanile veneta in et\u00e0 lavorativa (15-34 anni) \u00e8 scesa di 28.500 unit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Con pi\u00f9 anziani sono a rischio l\u2019immobiliare, i trasporti e la moda<\/strong><br \/>\nUn Paese che registra una popolazione sempre pi\u00f9 anziana potrebbe avere nei prossimi decenni seri problemi a far quadrare i conti pubblici; in particolar modo a causa dell\u2019aumento della spesa sanitaria, pensionistica, farmaceutica e di assistenza alle persone. Va altres\u00ec segnalato che con una presenza di over 65 molto diffusa, alcuni importanti settori economici potrebbero subire dei contraccolpi negativi. Con una propensione alla spesa molto pi\u00f9 contenuta della popolazione giovane, una societ\u00e0 costituita prevalentemente da anziani rischia di ridimensionare il giro d\u2019affari del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo (HoReCa). Per contro, invece, le banche potrebbero contare su alcuni effetti positivi; con una maggiore predisposizione al risparmio, le persone pi\u00f9 anziane dovrebbero aumentare la dimensione economica dei propri depositi, facendo cos\u00ec \u201cfelici\u201d molti istituti di credito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se a livello nazionale il rapporto ormai \u00e8 di uno a uno, nel Mezzogiorno, invece, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato il sorpasso; stiamo parlando del confronto tra il numero delle pensioni erogate \u00e8 quello degli occupati. 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