{"id":368135,"date":"2024-01-01T13:30:51","date_gmt":"2024-01-01T12:30:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=368135"},"modified":"2023-12-31T11:42:45","modified_gmt":"2023-12-31T10:42:45","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-209","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-209\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 209"},"content":{"rendered":"<p>*****<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MEMORIE<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-368135-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/PAOLOS-4.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/PAOLOS-4.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/PAOLOS-4.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-368137 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/130ce61a-78e5-41c3-ac1c-c0eecf8454a3.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>Era uno stanco pomeriggio di fine dicembre, e lui era ancora una volta sul monte ad aspettare la sera a pochi passi dal grande salto. Non c&#8217;era un filo di neve e il tempo era umido, uggioso, con il cielo completamente coperto da pesanti nuvole dall&#8217;aspetto novembrino. Esse stazionavano appena al di sopra delle frazioni alte del paese, nascondendo le cime e sfiorando i tetti di quelle case che, gi\u00e0 a quell&#8217;ora, iniziavano a mostrare le finestre illuminate. Quel giorno le montagne erano assenti e non le poteva ammirare come accadeva di solito, ed allora lo sguardo puntava verso il basso, verso il paese posto all&#8217;incrocio delle valli e dei venti. Osservava e pensava al suo essere l\u00ec, in quel luogo dove i suoi avi avevano speso tanta vita e che ora lui stava tentando di mantenere vivo. Quel silenzio di fine anno rendeva vive le loro memorie che non aveva vissuto ma che tante volte aveva sentito narrare; erano i tempi in cui i prati ancora non si erano trasformati in boschi e si potevano sentire le voci delle persone che parlavano aldil\u00e0 della valle. Guardava il paese l\u00e0 in basso, e lo immaginava al tempo dei suoi avi, quando non c&#8217;era ancora il piccolo lago artificiale e mancavano pure le strade che si inerpicano ardite lungo i ripidi versanti delle montagne che si innalzano improvvisamente dal fondovalle. Pensava alle vite vissute da chi abitava in quelle frazioni alte il cui nome, a volte, era pure il cognome di quella gente che viveva aggrappata ai pendii. Gli sembrava quasi di vederli quei bambini di allora che ogni mattina scendevano in paese per recarsi a scuola. Un eterno peregrinare s\u00f9 e gi\u00f9 lungo quelle mulattiere realizzate con sapienza da quelli che c&#8217;erano prima. Erano percorsi sufficientemente diretti, buoni per superare il dislivello in poco tempo, per\u00f2 mai eccessivamente ripidi e stancanti. Qualche scalino di pietra, i muri a secco, le &#8220;pause&#8221; dove si fermavano a prendere fiato quando il carico sulla schiena era particolarmente pesante. Era cos\u00ec allora, e lo fu fino al termine degli anni &#8217;60 e, per alcuni luoghi, pure un po&#8217; pi\u00f9 tardi, al tempo in cui ormai era poca la gente rimasta a vivere lass\u00f9 dove il sole arriva a mattina inoltrata. Osservava le nuvole opprimenti che sembravano premere i tetti delle silenziose case immerse nei boschi aldil\u00e0 della valle, e chiss\u00e0 se anche i suoi vecchi, durante qualche pausa durante la fienagione, si recavano sull&#8217;orlo del monte ad ammirare la valle e il paese posto all&#8217;incrocio delle strade e delle acque. Chiss\u00e0 che suoni avrebbero udito dal pulpito che domina la vallata, forse il rumore di qualche rara e primordiale autovettura che viaggiava a fondovalle, e poi il battere dei martelli che facevano il filo alle falci e forse qualcuno cantare, che a quei tempi la gente ancora cantava. Chiss\u00e0 com&#8217;erano certi silenzi d&#8217;inverno in quegli anni faticosi, quando il freddo mordeva feroce e la neve era spesso tanta, chiss\u00e0 quante stelle in pi\u00f9 si potevano ammirare durante le gelide notti di gennaio. Pensieri, memorie e domande mentre iniziava ad affacciarsi la sera. Poi chiuse il piumino, salut\u00f2 le montagne assenti e si avvio lungo il sentiero che porta in paese. Lass\u00f9 sarebbe rimasta la grande stella cometa a vegliare la sua amata terra che si apprestava a vivere una lunga notte d&#8217;inverno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>***** &nbsp; MEMORIE AUDIO &nbsp; Era uno stanco pomeriggio di fine dicembre, e lui era ancora una volta sul monte ad aspettare la sera a pochi passi dal grande salto. Non c&#8217;era un filo di neve e il tempo era umido, uggioso, con il cielo completamente coperto da pesanti nuvole dall&#8217;aspetto novembrino. 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