{"id":395009,"date":"2024-06-17T13:30:51","date_gmt":"2024-06-17T11:30:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=395009"},"modified":"2024-06-23T13:48:16","modified_gmt":"2024-06-23T11:48:16","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-230","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-230\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 230"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SERE D&#8217;ESTATE<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-395009-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/PAOLOS-2.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/PAOLOS-2.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/PAOLOS-2.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-395010 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"131\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ebfed073-add8-4d32-b085-2c7cc2f85c89.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/a>La sigla del Tg1 era seria e arrivava puntuale alle venti precise, al tempo in cui la luce del sole sfiorava appena la cima del Pelsa. Poi nello schermo del televisore in bianco e nero appariva la figura austera di Paolo Frajese che con la sua voce pacata raccontava le notizie provenienti dall&#8217;Italia e dal resto del mondo. C&#8217;era la politica, con le vicende quotidiane del governo di pentapartito e l&#8217;ennesimo faccia a faccia fra Reagan e Gorbaciov che si incontravano per decidere le sorti del mondo. E poi Solidarnosc e la guerra fra Iran e Irak, Al\u00ec Agc\u00e0 che da poco aveva sparato al Papa, il Mostro di Firenze e qualche altro delitto estivo. Le vicende oscure di Mamma Ebe, le inchieste sulla strage di Ustica e attentati vari, Demetrio Volcic da Mosca e infine lo sport. Noi, alle venti della sera, eravamo quasi sempre l\u00ec, di fronte a quella finestra elettronica poggiata sopra il mobile situato nell&#8217;angolo della stua, a seguire le vicende del mondo che ci venivano proposte in bianco e nero. Una sorta di rito serale che il nonno seguiva solamente in audio dalla camera da letto nella quale di ritirava appena dopo cena. A corredo di qualche notizia che probabilmente aveva catturato la sua attenzione, a volte usciva un \u201caaahh\u201d espresso con amarezza e un disappunto che ancora non riuscivo ad interpretare. Quel commento amaro era sempre inerente a notizie che trattavano di politiche internazionali e guerre in atto, e mi accorgevo che queste notizie le seguiva sempre con particolare interesse; probabilmente era la parola guerra a destare la sua attenzione, erano le cronache di quei conflitti combattuti in giro per il mondo nei primi anni \u201880 a smuovere tristi ricordi. A volte, mentre il giorno sfumava insieme al telegiornale, iniziava una sorta di monologo che narrava le vicende che aveva vissuto durante la \u201csua\u201d guerra, quella che l&#8217;aveva strappato dal suo paese e dai suoi affetti e che l&#8217;aveva condotto a combattere malvolentieri nel fango della Grecia e dell&#8217;Albania. In quei racconti c&#8217;erano la Vojussa il ponte di Perati e i pidocchi, la mitraglia Breda e i cespugli spinosi, e poi la Julia decimata, il pantano, i nomi di alcuni compagni. Non c&#8217;era enfasi in quel raccontare, non c&#8217;era il desiderio di mostrarsi eroe; c&#8217;era invece il rammarico di avere speso gli anni migliori della giovent\u00f9 a combattere in una guerra che non lo interessava e che aveva prodotto solamente fame e dolore. Era un narrare scarno ed essenziale, privo della retorica propria dei racconti di guerra, era un raccontare che la mia giovane et\u00e0 impediva di comprendere per intero; erano minuti in cui la grande storia si intrecciava con la storia della vita di un uomo di montagna che tanti anni prima era riuscito a fare ritorno a casa. Poi questo narrare pian piano si spegneva mentre noi ci apprestavamo a svolgere le ultime attivit\u00e0 del giorno; c&#8217;era l&#8217;orto da bagnare e poi magari una breve passeggiata lungo la provinciale e le successive chiacchiere con i vicini che come noi attendevano lo spegnersi del giorno e l&#8217;accendersi delle stelle. E chiss\u00e0 quali erano i pensieri suoi pensieri che precedevano il sonno in quei momenti in cui la luce calava e la notte si stava prendendo i boschi del Pelsa. Chiss\u00e0 se in quegli attimi di silenzio d&#8217;estate ricordava le gioie e i dolori provati durante la sua vita faticosa, chiss\u00e0 se si rivedeva ancora al fronte sui monti della Grecia e dell&#8217;Albania. Poi quelle lunghe sere si tramutavano in calme notti di luglio e anche per me arrivava il tempo di riposare nella stanza dai muri rosa. Sarebbe stato un sonno tranquillo e poco prima dell&#8217;alba avrei ascoltato i passi lenti di quell&#8217;uomo che nella vita aveva lavorato, combattuto e poi ancora lavorato e che ora, al calar della sera, ricordava\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; SERE D&#8217;ESTATE AUDIO &nbsp; La sigla del Tg1 era seria e arrivava puntuale alle venti precise, al tempo in cui la luce del sole sfiorava appena la cima del Pelsa. 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