{"id":396919,"date":"2024-06-29T09:07:36","date_gmt":"2024-06-29T07:07:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=396919"},"modified":"2024-07-01T05:46:14","modified_gmt":"2024-07-01T03:46:14","slug":"lavoro-nero-e-caporalato-giro-daffari-di-46-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/lavoro-nero-e-caporalato-giro-daffari-di-46-miliardi\/","title":{"rendered":"LAVORO NERO E CAPORALATO: GIRO D\u2019AFFARI DI 4,6 MILIARDI"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1198\" data-large_image_height=\"1628\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-396923 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06-221x300.png\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06-221x300.png 221w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06-754x1024.png 754w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06-768x1044.png 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06-1130x1536.png 1130w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Schermata-2024-06-29-alle-09.07.06.png 1198w\" sizes=\"auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a>Ammonta a 4,6 miliardi di euro il volume d\u2019affari annuo riconducibile al lavoro irregolare presente in Veneto. Se questo importo lo rapportiamo al valore aggiunto totale regionale, la quota \u00e8 pari al 3,1 per cento. Tra tutte le regioni d\u2019Italia solo la Lombardia presenta un\u2019incidenza inferiore alla nostra. Questo vuol dire che il peso del \u201cnero\u201d in Veneto \u00e8 molto contenuto. Nonostante ci\u00f2, questa piaga sociale deve essere monitorata costantemente e contrastata ovunque essa si annidi. Le persone coinvolte nella nostra regione dall\u2019economia sommersa sono stimate in 185.400 unit\u00e0, pari al 6,5 per cento del totale nazionale. In termini assoluti l\u2019esercito dei lavoratori invisibili \u00e8 importante anche se, ovviamente, si ridimensiona quando lo rapportiamo al numero degli occupati. Infatti, il tasso di irregolarit\u00e0 del Veneto \u00e8 all\u20198,1 per cento e tra tutte le aree monitorate solo la Provincia Autonoma di Bolzano con il 7,9 per cento ha un tasso inferiore al nostro.<\/p>\n<p>Pur non essendoci dati a livello regionale, siamo in grado di stimare con buona approssimazione che anche in Veneto i settori dove si concentra il maggior numero di lavoratori irregolari sono i servizi alla persona (colf e badanti), l\u2019agricoltura, le costruzioni e il settore ricettivo.<\/p>\n<p><strong>Quelli appena richiamati sono alcuni flash emersi da un\u2019analisi condotta dall\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Economia in nero al top in Calabria, Campania e Sicilia<\/strong><br \/>\nIl valore aggiunto prodotto nel 2021 dal lavoro irregolare in Italia \u00e8 stato pari a 68 miliardi di euro, di cui 23,7 miliardi nel Mezzogiorno, 17,3 nel Nordovest, 14,5 nel Centro e 12,4 nel Nordest. Se misuriamo l\u2019incidenza percentuale di questo ammontare sul valore aggiunto totale regionale, la quota pi\u00f9 elevata, pari all\u20198,3 per cento, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 6,9 per cento, la Sicilia con il 6,6 per cento e la Puglia con il 6,2 per cento. La media nazionale \u00e8 del 4,2 per cento. Dei 2.848.100 occupati non regolari stimati in Italia dall\u2019Istat, 1.061.900 sono ubicati nel Mezzogiorno, 691.300 nel Nordovest, 630.000 nel Centro e 464.900 nel Nordest. Se calcoliamo il tasso di irregolarit\u00e0, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza pi\u00f9 significativa si registra sempre nel Sud e, in particolare, in Calabria con il 19,6 per cento. Seguono la Campania con il 16,5 per cento e la Sicilia con il 16 per cento. Il dato medio Italia \u00e8 dell\u201911,3 per cento (vedi Tab.1).<\/p>\n<p><strong>Tanto lavoro nero \u00e8 diventato lavoro forzato<\/strong><\/p>\n<p>Dopo la crisi economica provocata dalla pandemia, in alcune aree del paese pezzi importanti dell\u2019economia sono passati sotto il controllo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso che agli imponenti investimenti economici hanno affiancato l\u2019uso della violenza, delle minacce e del sequestro dei documenti per \u201cconquistare\u201d il favore di ampie masse di lavoratori, soprattutto stranieri. L\u2019applicazione di queste coercizioni ha trasformato tante sacche di economia sommersa in lavoro forzato, facendo scivolare all\u2019interno di questo girone infernale anche molti italiani che si trovavano in condizioni di vulnerabilit\u00e0.<br \/>\nCaporalato e agroalimentare<br \/>\nDa sempre il fenomeno del lavoro nero\/forzato \u00e8 legato al caporalato. Anzi, in moltissimi casi il primo \u00e8 l\u2019anticamera del secondo; non solo in agricoltura o nell\u2019edilizia, ma anche nel tessile, nella logistica, nei servizi di consegna e di assistenza. Ad essere sfruttati sono i pi\u00f9 fragili, come le persone in condizione di estrema povert\u00e0, gli immigrati e le donne. Il comparto maggiormente investito da questa piaga sociale ed economica \u00e8 sicuramente l\u2019agricoltura. Lo sfruttamento della manodopera in questo settore \u00e8 riconducibile alla presenza simultanea di queste criticit\u00e0:<br \/>\nl\u2019uso massiccio della forza lavoro per brevi periodi e in luoghi isolati, che spesso portano alla creazione di insediamenti abitativi informali;<br \/>\nle condizioni inadeguate sia dei servizi di trasporto che di alloggio;<br \/>\nlo status giuridico precario o irregolare di diversi lavoratori migranti.<br \/>\nFenomeni di caporalato ai danni degli immigrati sono presenti da moltissimi decenni nell\u2019Agro Pontino (LT), nell\u2019Agro nocerino-sarnese (SA), a Villa Literno (CE), nell\u2019area della Capitanata (FG) e nella Piana di Gioia Tauro (RC). Senza contare che da almeno venti anni decine e decine di casi sono stati scoperti e perseguiti dalle forze dell\u2019ordine anche nelle aree agricole del Nordest.<\/p>\n<p><strong>Stop al monopolio di pochi grandi<\/strong><br \/>\nLa tragedia che si \u00e8 consumata la settimana scorsa nelle campagne dell\u2019Agro Pontino \u00e8 sicuramente figlia dello sfruttamento e delle pratiche schiavistiche praticate dagli imprenditori agricoli di quella zona.<br \/>\nSfruttando lo status irregolare dei migranti, gli imprenditori coinvolgono i lavoratori senza garantire contratti regolari, pagando salari bassi e innescando una serie di problemi legati all\u2019 alloggio, ai trasporti e ai servizi sociali. Tuttavia non va dimenticato che spesso queste condotte criminali sono indotte, non solo al Sud, dalla struttura del mercato agroalimentare che, spesso, \u00e8 monopolizzata da poche imprese della grande distribuzione che continuano a spremere i piccoli agricoltori, che per rimanere sul mercato sono costretti a ridurre gli stipendi della manodopera, alimentando cos\u00ec ancor pi\u00f9 il sistema del caporalato. Nonostante l\u2019Italia abbia recepito la direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali e le vendite sottocosto, la grande distribuzione continua a mantenere i listini fermi nonostante i rincari, mettendo in grave difficolt\u00e0 tanti piccoli produttori. Ricordiamo, infine, che la legislazione italiana appena richiamata ha escluso dal campo di applicazione i conferimenti dei soci nelle cooperative e le cessioni di prodotti agricoli e alimentari alle organizzazioni di produttori. Questo vuol dire che chi trasferisce le sue derrate alla cooperativa o all\u2019organizzazione dei produttori non pu\u00f2 contare sulle tutele previste dalla legge rispetto ai tempi di pagamento e contro le vendite sottocosto. Quindi, oltre a modificare la legge nazionale includendo anche questi soggetti tra coloro che non possono tenere pratiche commerciali sleali, bisogna incentivare l\u2019attivit\u00e0 ispettiva, garantendo, nel contempo, un forte aumento degli investimenti pubblici nel settore del trasporto e soluzioni abitative temporanee che consentano a queste persone una vita dignitosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ammonta a 4,6 miliardi di euro il volume d\u2019affari annuo riconducibile al lavoro irregolare presente in Veneto. Se questo importo lo rapportiamo al valore aggiunto totale regionale, la quota \u00e8 pari al 3,1 per cento. Tra tutte le regioni d\u2019Italia solo la Lombardia presenta un\u2019incidenza inferiore alla nostra. 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