{"id":412995,"date":"2024-10-07T13:30:00","date_gmt":"2024-10-07T11:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=412995"},"modified":"2024-10-08T05:42:29","modified_gmt":"2024-10-08T03:42:29","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-245","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-245\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 245"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA CASA DELL&#8217;ECO<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-412995-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAOLOS.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAOLOS.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/PAOLOS.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-412996 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"179\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/ee840424-b671-4902-b85e-03c04e38f66c.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a>Ed ora che la prima pioggia d&#8217;autunno aveva ripulito l&#8217;aria, bagnato la terra a riposo dei campi e scacciato definitivamente l&#8217;ultimo rimasuglio d&#8217;estate, lass\u00f9 erano rimasti i silenzi che chiamavano memorie di voci e di prati. Ottobre era calato solennemente sulla valle, ed era entrato nell&#8217;anima di quelle poche persone che ancora abitavano in quelle case a mezza costa che guardano il Pelsa. Era un tempo lento e uggioso, umido di pioviggine, quello che stava vivendo in quel tardo pomeriggio di nuvole grigie e foglie color ruggine dei faggi. Scrutava la valle appoggiato alla ringhiera di legno del terrazzo, ricordava i tempi di quando i pali della luce erano di legno e i visi di quelli che c&#8217;erano prima, a nemmeno cinquant&#8217;anni erano gi\u00e0 segnati da rughe profonde come i canaloni della grande montagna. Osservava l&#8217;orizzonte sud, quello chiuso dallo Spiz de Medod\u00ec la cui cima era gi\u00e0 vestita d&#8217;inverno, seguiva quel vagare lento di nuvole che muovevano lungo i fianchi delle montagne, e poi guardava il severo scuro verde della Casa dell\u2019Eco, che mai aveva visto aperto. Il pomeriggio ormai stava volgendo verso la sera, e gi\u00e0 si scorgeva in lontananza il malinconico brillare della Stella del Pelsa. Nell&#8217;aria solamente il canto cupo del R\u00f9 da Ghisel e di fronte, a poco pi\u00f9 di cento metri, la sagoma austera di quella casa silente. A quei tempi in cui i giochi virtuali non esistevano, anche giocare con l&#8217;eco poteva essere un modo per far passare quel tempo lento di montagna. Era un gioco centellinato, erano grida scomposte urlate con voce bambina, erano brevi frasi sconnesse o ritornelli di canzoni vecchie cantate a voce piena. La Casa dell\u2019Eco era capace di ripetere fedelmente tutto ci\u00f2, ed era un fenomeno che destava stupore e che non stancava mai. Era un gioco di breve durata, puntualmente interrotto da quel No sta scrai\u00e0 pronunciato con quel tono severo che metteva fine, almeno per un po\u2019, a quel semplice passatempo. Osservando la casa inoltrarsi nel buio ricord\u00f2 quella fredda sera d&#8217;inizio dicembre di qualche anno prima, quando era arrivato al paese appena smesso di nevicare e all&#8217;ora di cena era sceso il gelo. Tutto si era presentato come al tempo della sua infanzia, con la strada innevata, i candelotti di ghiaccio che prendevano dai tetti e un mare di stelle sopra il Pelsa. Dopo cena si era messo a spalare e il suono sordo delle badilate di neve gettata l\u00ec dove un tempo c&#8217;era l&#8217;orto, ritornava da lui, riflesso dalla parete nord della Casa dell\u2019Eco. Ferm\u00f2 un attimo il suo lavorare notturno e picchi\u00f2 un colpo secco di badile sulla neve che iniziava a ghiacciare, e poi url\u00f2 un verso sconnesso, uguale a uno di quelli che aveva gridato tanti anni prima; l&#8217;eco c&#8217;era ancora, proprio uguale ad allora, solamente la voce riflessa era notevolmente cambiata. Guard\u00f2 la parete della casa oggi illuminata dalla fioca luce arancione di quei lampioni che allora non c&#8217;erano, fiss\u00f2 lo scuro verde che possedeva ancora quell\u2019aura di mistero, e poi picchi\u00f2 un altro colpo. La Casa dell\u2019Eco rispose prontamente, come al tempo in cui i potenti colpi di manarin inferti dal nonno risuonavano nella valle e lui era l\u00ec al suo fianco, ad osservare il lavoro e ad ascoltare il riflesso di quel suono che raccontava quel preparare un altro lungo inverno. Cerc\u00f2 nel buio la sagoma dello scuro verde che mai aveva visto aperto, pens\u00f2 che anche in quella umida sera aveva ritrovato qualcosa che gli apparteneva; anche l&#8217;eco, che ancora, dopo tanti anni, gli riportava suoni voci e memorie. Ormai era notte fatta e i contorni delle montagne, del tabi\u00e0 e delle case vicine, erano divenuti profili appena accennati; era tempo di rientrare in casa, a vivere ancora una volta la serenit\u00e0 di una tranquilla sera d&#8217;ottobre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; LA CASA DELL&#8217;ECO AUDIO &nbsp; Ed ora che la prima pioggia d&#8217;autunno aveva ripulito l&#8217;aria, bagnato la terra a riposo dei campi e scacciato definitivamente l&#8217;ultimo rimasuglio d&#8217;estate, lass\u00f9 erano rimasti i silenzi che chiamavano memorie di voci e di prati. 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