{"id":429359,"date":"2025-01-13T13:30:00","date_gmt":"2025-01-13T12:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=429359"},"modified":"2025-01-12T17:05:19","modified_gmt":"2025-01-12T16:05:19","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-258","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-258\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 258"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ULTIMO DELL&#8217;ANNO<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-429359-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-1.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-1.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-1.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-429360 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/84ca6698-de3f-4228-b0eb-954aeb565219.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>Ai piedi del Pelsa, quell&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno era nato senza una nuvola in cielo. Al termine del pranzo si era messo alla finestra ad osservare la piazza che in quei momenti stava vivendo la consueta quiete d&#8217;inizio pomeriggio. Il Biois lo si sentiva appena e lo scarso traffico tipico di quell&#8217;ora scorreva tranquillo come la poca acqua del torrente che, di l\u00ec a poco, avrebbe incontrato l\u2019altrettanto tranquilla acqua del Cordevole. Osservava il sole durante il suo andare verso ovest incontro alle cime di Prademur e pensava a come avrebbe trascorso quell&#8217;ultima serata dell&#8217;anno. Avrebbe potuto scegliere fra la tranquillit\u00e0 di casa, steso sul divano a guardare in televisione i balli sfrenati nelle principali piazze d&#8217;Italia e ascoltando la musica proposta da ci\u00f2 che era rimasto dei Ricchi e Poveri. Oppure avrebbe potuto cedere al richiamo insistente della sua montagna che lo voleva lass\u00f9 a trascorrere quella lunga serata e a vivere il simbolico passaggio fra l&#8217;anno vecchio e quello nuovo. Guard\u00f2 il sole farsi da parte e le prime ombre scendere sul paese, e mentre i camini iniziavano nuovamente a fumare pens\u00f2 che alla sera, in quel cielo limpido ci sarebbero state infinite stelle da ammirare. Cos\u00ec, un po\u2019 prima dell\u2019imbrunire, si caric\u00f2 lo zaino in spalla e part\u00ec in direzione della grande cometa luminosa che durante le feste di Natale vegliava il paese. Arriv\u00f2 alla baita poco prima dello sfumare di quell&#8217;ultimo tramonto dell&#8217;anno, appena in tempo per ammirare le sue montagne che di l\u00ec a poco si sarebbero abbandonate all&#8217;oscurit\u00e0 di una notte senza luna. Accese il fuoco e una candela che avrebbe rischiarato quella sua sera solitaria, e poi si immerse nella lettura di un libro che narrava di uomini e montagne. Leggeva e curava il fuoco mentre fuori il bosco viveva il lungo sonno invernale. Fra gli alberi spogli riusciva a vedere le luci delle frazioni alte di Cencenighe, scorgeva finestre illuminate e nel frattempo ascoltava il silenzio profondo proveniente dal bosco. Prepar\u00f2 una cena frugale che consum\u00f2 all\u2019ora in cui cenavano i vecchi e dopo aver ravvivato il fuoco and\u00f2 a sedersi sotto alla grande cometa. Stette l\u00ec oltre un&#8217;ora, a pochi passi dal grande salto ad ammirare le stelle e le luci di fondovalle. C&#8217;era il silenzio delle sere senza vento ed il mormorare quieto del Biois che arrivava fin lass\u00f9 era simile ad una dolce ninna nanna d&#8217;inverno. Il cielo quella sera non ospitava la Luna e non si scorgevano i famigliari profili delle montagne. Il battere della campana scandiva le ore e le mezze ore e ad un certo punto la luce della frontale illumin\u00f2 la sagoma elegante di una femmina di cervo che lo stava osservando incuriosita. Si guardarono per qualche istante e poi lei riprese il suo calmo incedere nel bosco buio e silenzioso. Mentre faceva ritorno alla baita not\u00f2 pure gli occhi luminosi e vispi di una volpe che si aggirava furtiva fra i larici spogli. Nel frattempo il consumarsi della candela scandiva il tempo lento e inusuale di quella sera. Fu nuovamente ravvivare il fuoco e fu un altro capitolo del libro fin quando si approssim\u00f2 l&#8217;ora fatidica della mezzanotte. Al battere dei dodici rintocchi la valle si anim\u00f2 per poco pi\u00f9 di un quarto d&#8217;ora. Fuochi d&#8217;artificio si aprivano colorati nel cielo seguiti da fragorosi botti che rimbombavano fra le montagne. A mezzanotte e venti ritorn\u00f2 la quiete nella valle e lui rientr\u00f2 per l&#8217;ultima volta alla baita. La candela ormai agli sgoccioli, il fuoco morente e un altro anno appena iniziato sotto un cielo carico di stelle. Allo spegnersi delle braci si caric\u00f2 lo zaino sulle spalle e prese la via del ritorno. Scese con prudenza lungo il sentiero ricoperto di foglie secche e ghiacciate di faggio che ad ogni passo crepitavano sotto gli scarponi. Poco dopo l&#8217;una era in paese, dove avrebbe vissuto ci\u00f2 che rimaneva di quella notte solitaria che avrebbe portato per sempre nel cuore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; L&#8217;ULTIMO DELL&#8217;ANNO AUDIO &nbsp; Ai piedi del Pelsa, quell&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno era nato senza una nuvola in cielo. Al termine del pranzo si era messo alla finestra ad osservare la piazza che in quei momenti stava vivendo la consueta quiete d&#8217;inizio pomeriggio. 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