{"id":430413,"date":"2025-01-20T12:50:52","date_gmt":"2025-01-20T11:50:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=430413"},"modified":"2025-01-19T10:20:48","modified_gmt":"2025-01-19T09:20:48","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-259","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-259\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 259"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA VALBELLUNA<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-430413-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-2.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-2.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/PAOLOS-2.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-430415 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"177\" height=\"133\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/e0f77424-c708-42ea-a5a3-912fcd3a6c7c.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 177px) 100vw, 177px\" \/><\/a>\u00c8 valle serena la Valbelluna, solcata al centro dalle acque del Fiume Sacro, capaci di indorarsi alla luce di certi tramonti novembrini. Destra e sinistra Piave, terre simili e diverse, vegliate rispettivamente da montagne selvagge e severe e da pi\u00f9 tranquilli colli boscosi che digradano dolcemente verso il fiume. Belluno, sorta sul pulpito sul quale si erge bianco e maestoso il campanile dello Juvarra, \u00e8 capoluogo di questa valle ampia e assolata. Belluno e le sue fontane e lass\u00f9 la Schiara, simbolo della citt\u00e0, la prima vera montagna dolomitica che si incontra salendo dalla pianura. Montagna vera, con la sua importante storia alpinistica da narrare e la sua Gusela, prodigio dolomitico che rivaleggia in bellezza con i palazzi e le chiese della Citt\u00e0 Splendente. La Valbelluna, un tempo terra contadina, di campi di mais arati a forza di braccia, di chiese bianche ad indicare i paesi. Terra di case coloniche col piol e vigneti affaticati di uva americana buona per quel clinto aspro e duro come certe vite faticose vissute nelle campagne che lambivano il Piave. Erano donne e uomini che il sabato mattina entravano a Belluno per proporre i loro prodotti di stagione al grande mercato, erano biciclette carretti e motocarri carichi di fatiche e speranze. Era un giro in quella Via Mezatera viva vitale in ogni suo angolo, era un&#8217;ombra di vino buono bevuto in una di quelle osterie invase dal fumo e da tanta umanit\u00e0. Destra e sinistra Piave, da Belluno a Busche, paesi campagna e poi ancora paesi e vite apparentemente immutabili fino a quella tremenda notte d&#8217;inizio autunno del 1963. Quella mattina del 10 ottobre rivel\u00f2 un Piave sconvolto come le persone che abitavano le sue rive. Aria di devastazione in quell\u2019alveo carico di morte e nell&#8217;animo di quelle persone affrante che recuperarono i corpi senza vita di altre persone tragicamente perite pi\u00f9 a nord. Era il Vajont, la grande tragedia bellunese, che cancell\u00f2 Longarone, che provoc\u00f2 duemila vittime e che nel giro di pochi anni cambi\u00f2 le sorti della Valbelluna e non solo. Dalle ceneri dell\u2019immane tragedia nacquero i provvedimenti che diedero impulso alla creazione di nuove industrie che, tempo qualche anno, si insediarono in Valbelluna. Furono nuovi capannoni che andarono a formare vere e proprie zone industriali, si avviarono produzioni di ceramiche compressori frigoriferi, di tutto un po\u2019. Donne e uomini iniziarono a varcare i cancelli di quelle nuove fabbriche che si ingrandivano anno dopo anno. Nascevano nuove industrie e nel frattempo sorgevano nuove case costruite da quelle maestranze che quelle fabbriche le mandavano avanti. Case di mattoni e cemento e non pi\u00f9 di pietra, riscaldamenti a gasolio, nuove auto che andavano e venivano da quei capannoni sorti lungo il corso del Piave. Era il progresso che aveva portato un po\u2019 di sacrosanto benessere, erano campi che ritornavano ad essere prati. Erano uomini passati dal trattore alla catena di montaggio, dal badile al tornio e alla fresa, era una terra che aveva iniziato a vivere un&#8217;epoca nuova e diversa. \u00c8 cos\u00ec la Valbelluna, valle serena solcata al centro dal Piave che, nel suo perpetuo scorrere, racconta le vite, le storie e le fatiche di questa gente operosa di quasi montagna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*******<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; LA VALBELLUNA AUDIO &nbsp; \u00c8 valle serena la Valbelluna, solcata al centro dalle acque del Fiume Sacro, capaci di indorarsi alla luce di certi tramonti novembrini. 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