{"id":433722,"date":"2025-02-10T04:30:40","date_gmt":"2025-02-10T03:30:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=433722"},"modified":"2025-02-11T05:35:57","modified_gmt":"2025-02-11T04:35:57","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-262","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-262\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 262"},"content":{"rendered":"<p>********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTTE D&#8217;INVERNO<\/strong><\/p>\n<p><strong> AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-433722-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/PAOLOS-1.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/PAOLOS-1.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/PAOLOS-1.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-433723 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/913182d3-5268-485b-9859-05f291396ca2.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Mi sono svegliato nel cuore di una notte di un inverno senza neve. C&#8217;era uno spicchio di Luna crescente a fare compagnia alle stelle, e poi un gran silenzio di fine gennaio. Mi sono alzato, ho indossato abiti pesanti e sono uscito a vivere quegli attimi di notte fonda. Un freddo d&#8217;altri tempi ha sferzato il mio viso appena varcato l&#8217;uscio. Era un gelo che ridestava sensi e memorie, che raccontava di un tempo in cui, a quell&#8217;ora di buio profondo, fra queste case a mezza costa che guardano il Pelsa, c&#8217;era gi\u00e0 vita. A settentrione le luci di Alleghe e il lungo profilo del Fertazza a chiudere la valle, a sud le Pale di San Lucano con i versanti nord che narravano il lungo inverno di lass\u00f9. E poi la sagoma scura del tabi\u00e0 e delle case vicine e la malinconica luce arancione dei lampioni che illuminavano la provinciale deserta. Sono salito in strada e mi sono fermato ad osservare le case. Nessun chiarore ad illuminare le finestre. In alcune di queste abitazioni qualcuno stava dormendo, altre, invece, erano abitate dal silenzio dell\u2019assenza. Osservavo e ricordavo, e li avevo davanti agli occhi quei visi anziani di un tempo, rammentavo le loro voci e lo stanco modo di camminare di ognuno. Una grande stella brillava sopra Col Mandro e non c&#8217;era un filo di vento. Tutto era immobile in quell&#8217;ora in cui, tanti anni, prima, iniziava il vivere quotidiano di quella gente che parlava poco e andava a letto presto. A quel tempo, quasi tutte le finestre delle cucine erano illuminate. Fioche lampadine rendevano vive quelle case semplici nelle quali gli uomini iniziavano i preparativi per la mungitura della vacca. Affrontavano il gelo potente di quegli inverni con un secchio di ferro in una mano e una pila oppure un feral nell&#8217;altra. Una trentina di metri e poi il tepore della stalla, il suono soffuso prodotto da quel latte schiumoso e tiepido che lentamente riempiva il secchio. Poi il frusciare del fieno nella carpia ed il ritorno a casa dove avrebbero acceso il fuoco e mangiato qualcosa per colazione. Osservavo i tabi\u00e0 e le stalle e ricordavo quel muovere notturno che per me era quasi misterioso. Rammentavo quel movimento a notte ancora fonda e quello scricchiolare dei pavimenti sotto i passi lenti dei vecchi. Ricordavo che, per quanto certi miei risvegli fossero stati a volte precoci, quel primo compito di giornata era gi\u00e0 stato compiuto da tempo; al mio arrivo in cucina il fuoco ardeva gi\u00e0 allegro e la scodella di latte fresco mi attendeva sul tavolo mentre fuori il nuovo giorno era nato da poco. Immerso in quella quiete d&#8217;inverno ricordavo visi voci e andature stanche, poi, a distogliermi da quei pensieri, fu una femmina di cervo salita agilmente dalla scarpata sottostante e accompagnata dal piccolo dell&#8217;anno. Percorsero qualche metro lungo la provinciale deserta e mi passarono accanto guardandomi con curiosit\u00e0 e forse stupore. Abbiamo incrociato per un attimo i nostri sguardi e poi hanno continuato in tranquillit\u00e0 il loro vagare notturno fra le case. Ora il freddo iniziava a farsi sentire e il cielo mostrava il primo timido chiarore che annunciava un lungo e lento nascere di una domenica d&#8217;inverno. Era tempo di rientrare in casa e ritornare per un po\u2019 sotto le coperte mentre le anime di quegli uomini di un tempo si preparavano per portare el lat a caselo mentre fuori albeggiava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>******** &nbsp; NOTTE D&#8217;INVERNO AUDIO &nbsp; Mi sono svegliato nel cuore di una notte di un inverno senza neve. C&#8217;era uno spicchio di Luna crescente a fare compagnia alle stelle, e poi un gran silenzio di fine gennaio. 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