{"id":437444,"date":"2025-03-03T13:30:57","date_gmt":"2025-03-03T12:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=437444"},"modified":"2025-03-03T13:42:18","modified_gmt":"2025-03-03T12:42:18","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-265","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-265\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 265"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE MONTAGNE DI LEI<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-437444-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1080\" data-large_image_height=\"810\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-437446 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"172\" height=\"129\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/ec828cf9-2aab-43ab-ac5c-68f411f96f7f.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 172px) 100vw, 172px\" \/><\/a>Soffiava un vento leggero che chiamava autunno durante quell&#8217;alba limpida di quasi met\u00e0 settembre. Lei era l\u00ec, di fronte a casa, ad attendere una Golf bianca, con i suoi quattordici anni ancora da compiere, con uno zaino sulle spalle e una valigia accanto, a vivere l&#8217;inizio di un giorno che le avrebbe cambiato la vita. Guardava le montagne, le sue montagne, quelle sotto alle quali era cresciuta, quelle che ora stava per lasciare. Ora che la breve estate di montagna era terminata, era ritornato il tempo del rientro a scuola. Ma adesso la scuola sarebbe stata quella superiore. Non ci sarebbe pi\u00f9 stata la passeggiata a piedi per raggiungere la scuola elementare, e nemmeno il quarto d&#8217;ora in corriera per raggiungere le scuole medie. Ora bisognava uscire dalla valle e scendere fino a Belluno, dove avrebbe trovato una grande scuola in cemento armato e nuovi compagni provenienti dall\u2019intera provincia. E poi, avrebbe dovuto vivere per quasi sei giorni a settimana in citt\u00e0, nel convitto situato praticamente in centro. Ora, la fontana aldil\u00e0 della strada cantava la sua perenne e dolce musica d&#8217;acqua e lei, in quei pochi minuti che la separavano dalla partenza, viveva un tumulto di pensieri. C&#8217;erano voglia e al contempo timore di correre incontro a quella nuova vita, c&#8217;era una sottile nostalgia che gi\u00e0 si insinuava nella sua anima mentre i primi raggi del sole illuminavano la cima del Cernera. L&#8217;arrivo della Golf, i sorrisi ed i saluti delle sue compagne di quel viaggio di un&#8217;ora interruppero quei pensieri e sviarono la mente dai ricordi che ora scorrevano come in un film. Ora erano voci assonnate che parlavano sopra alla musica dei Queen che usciva dall\u2019autoradio, e c&#8217;erano i ricordi di una infanzia che ora le sembrava svanita per sempre. Erano memorie di giochi e di prati, erano profumi di fieno e fiori di montagna, erano ricordi di una vita semplice priva del superfluo e ricca di tutto ci\u00f2 che ora sembrava perduto. Nel frattempo l&#8217;auto correva veloce lungo la strada che si era fatta meno tortuosa e dietro di lei le montagne, le sue montagne, non c&#8217;erano gi\u00e0 pi\u00f9. Le sentiva lontane quelle voci che ora erano pi\u00f9 chiare e sveglie, e mentre osservava dal finestrino le severe montagne aldil\u00e0 del Cordevole, pensava al coraggio che aveva dovuto trovare quella mattina. Aveva salutato i genitori che avevano fatto finta di non essere commossi, era partita in direzione di una citt\u00e0 che chiss\u00e0 come l&#8217;avrebbe accolta. Le scese una lacrima prontamente nascosta, e poi, dopo un sospiro, entr\u00f2 anche lei nei dialoghi che ora si erano fatti pi\u00f9 allegri. Arrivata a Belluno trov\u00f2 un clima da estate appena sfumata e il grande cortile della scuola magistrale colmo perlopi\u00f9 di ragazze. Le pi\u00f9 grandi si conoscevano tutte e si salutavano raccontandosi le vacanze appena terminate, le pi\u00f9 giovani come lei, invece, si guardavano intorno spaesate cercando in quella folla vociante un viso conosciuto. Poco prima delle otto si fece coraggio ed entr\u00f2 nell&#8217;atrio della grande scuola per poi inoltrarsi lungo i labirintici corridoi fino a quando riusc\u00ec a trovare l&#8217;aula. La mattina scivol\u00f2 via veloce fra insegnanti che si presentavano, orari provvisori e le prime timide chiacchiere con alcune nuove compagne. A qualcuna di loro sarebbe toccato lo stesso convitto e infatti, poco dopo l&#8217;una, si ritrov\u00f2 insieme ad alcune di quelle ragazze con cui aveva scambiato qualche parola. Il convitto aveva un aspetto austero come gli abiti neri di quelle suore con il velo che ora stavano mostrando loro le stanze, il refettorio, la sala di studio e illustrando regole e orari ben precisi. Guard\u00f2 dalla finestra della sua camera e vide i condomini aldil\u00e0 della strada sempre trafficata e mentre aveva inizio un lungo tramonto di quasi met\u00e0 settembre una dolce malinconia le prese l&#8217;anima. Aldil\u00e0 di quei palazzi severi, e aldil\u00e0 ancora della Schiara, c&#8217;erano le sue montagne ad aspettarla. Sarebbe ritornata ad ammirare il Pelmo nel primo pomeriggio del sabato successivo; forse, a quel tempo, avrebbe trovato le cime imbiancate dalla prima effimera neve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA RACCOLTA COMPLETA<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"rILG8BpkAv\"><p><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa\/\">I racconti di Paolo Soppelsa<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;I racconti di Paolo Soppelsa&#8221; &#8212; Radio Pi\u00f9\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa\/embed\/#?secret=snPT8nLgsO#?secret=rILG8BpkAv\" data-secret=\"rILG8BpkAv\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; LE MONTAGNE DI LEI AUDIO &nbsp; Soffiava un vento leggero che chiamava autunno durante quell&#8217;alba limpida di quasi met\u00e0 settembre. 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