{"id":438561,"date":"2025-03-08T08:45:42","date_gmt":"2025-03-08T07:45:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=438561"},"modified":"2025-03-08T08:45:42","modified_gmt":"2025-03-08T07:45:42","slug":"lo-stato-non-paga-le-imprese-venete-aspettano-6-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/lo-stato-non-paga-le-imprese-venete-aspettano-6-miliardi\/","title":{"rendered":"LO STATO NON PAGA. LE IMPRESE VENETE ASPETTANO 6 MILIARDI"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084402.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"562\" data-large_image_height=\"443\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-438562 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084402-300x236.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084402-300x236.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084402.png 562w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E\u2019 un record di cui non dobbiamo essere per nulla fieri. Tra i 27 Paesi dell\u2019UE, l\u2019Italia presenta lo stock di debiti commerciali in rapporto al Pil pi\u00f9 elevato di tutti. Se nel 2023 la nostra Pubblica Amministrazione (PA) ha accumulato mancati pagamenti ai propri fornitori pari a 2,8 punti percentuali di Pil, al secondo posto scorgiamo il Belgio con il 2,7 e al terzo il Lussemburgo con il 2,4. Tra i nostri principali concorrenti commerciali segnaliamo che la Spagna registra una incidenza dello 0,9 per cento del Pil, la Francia dell\u20191,6 e la Germania dell\u20191,9. In valore assoluto, i mancati pagamenti della nostra PA ammontano a 58,6 miliardi di euro. Di questi, secondo l\u2019Ufficio studi della CGIA, almeno 6 miliardi sarebbero in capo alle imprese venete.<\/p>\n<p><strong>In Veneto PA virtuosa. Con PNRR situazione in peggioramento?<\/strong><br \/>\nE\u2019 comunque utile sottolineare che la Regione Veneto, le ASL e i nostri enti locali da anni pagano abbondantemente in anticipo rispetto alla scadenza stabilita per legge. Chi continua a pagare in ritardo o addirittura omette di fare questa operazione \u00e8, in particolare, lo Stato centrale e non \u00e8 da escludere che con la messa a terra delle opere pubbliche legate al PNRR i tempi di pagamento si siano dilatati. Senza contare che \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa la richiesta, avanzata dai funzionari\/dirigenti pubblici alle imprese esecutrici delle opere, di ritardare l\u2019emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l\u2019invio delle fatture.<\/p>\n<p><strong>Persiste l\u2019abuso di posizione dominante<\/strong><br \/>\nI ritardi\/mancati pagamenti della nostra PA sono un malcostume che ci trasciniamo da molti decenni. Va comunque segnalato che negli ultimi anni la situazione \u00e8 migliorata; le Amministrazioni dello Stato sono diventate pi\u00f9 puntuali nel saldare le fatture entro i termini previsti dalla legge. Tuttavia, faticano a smaltire lo stock accumulato negli anni precedenti, penalizzando soprattutto le piccole imprese che, a differenza delle grandi, hanno un potere negoziale molto contenuto. Anzi, spesso sono vittime predestinate dell\u2019abuso della posizione dominante di cui dispongono i dirigenti\/funzionari degli organi costituzionali, degli enti, degli istituti, delle autorit\u00e0 e delle fondazioni dello Stato con cui sono costretti a rapportarsi.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084432.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"418\" data-large_image_height=\"583\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-438563 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084432-215x300.png\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084432-215x300.png 215w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/20250308084432.png 418w\" sizes=\"auto, (max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a>Chi ritarda o non paga? Soprattutto lo Stato centrale<\/strong><br \/>\nLe Amministrazioni pubbliche sono composte dalle Amministrazioni dello Stato, dalle Regioni e le Province autonome, dal Servizio sanitario, dagli Enti locali, dagli Enti pubblici nazionali e da Altri Enti. Sempre secondo i dati della RGS, nel 2023 tra tutte le divisioni pubbliche lo Stato centrale \u00e8 quello che ha registrato la performance peggiore. Ha saldato \u201csolo\u201d il 92,8 per cento delle fatture ricevute, non ha pagato 1,4 miliardi di euro e ha onorato gli importi entro i termini solo nel 69,3 per cento del totale.<\/p>\n<p><strong>Quasi la met\u00e0 dei Ministeri \u00e8 in ritardo<\/strong><br \/>\nAncorch\u00e8 negli ultimi anni la situazione generale stia migliorando, dall\u2019analisi dell\u2019Indice di Tempestivit\u00e0 dei Pagamenti (ITP) del 2024 riferito ai ministeri italiani abbiamo notato che 7 su 15 hanno pagato mediamente oltre i termini di legge. La situazione pi\u00f9 critica ha interessato il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale che ha pagato con un ritardo medio annuo di 13,13 giorni. Seguono il Ministero della Cultura con 10,94 giorni, il dicastero dell\u2019Interno con 10,71, il Turismo con 10,45, la Salute con 4,51, la Giustizia con 4,06 e le Infrastrutture e i Trasporti con 2,46. Per contro, i dicasteri pi\u00f9 efficienti nel pagare i fornitori sono stati l\u2019Ambiente con 20,91 giorni di anticipo, l\u2019Universit\u00e0 e la Ricerca con 15,45 e il Made in Italy con 13,85. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, invece, ha pagato con un anticipo medio di 8,48 giorni.<\/p>\n<p><strong>Male ANSFISA, ANAS ed ARAN<\/strong><br \/>\nSempre nel 2024, tra le Amministrazioni centrali che registrano un comportamento non conforme alla legge, segnaliamo, in particolare, l\u2019ANSFISA che ha onorato le fatture ricevute con 20,62 giorni di ritardo, l\u2019ANAS \u2013 che presenta un fatturato di 3,9 miliardi &#8211; con 15, l\u2019ARAN con 13,12 e l\u2019ANBSC con 7,41. Infine, \u00e8 alquanto singolare che un soggetto come GSE Spa non abbia ancora aggiornato il dato medio 2024. Gli ultimi dati disponibili di questo gestore, infatti, sono riferiti al III e al II trimestre entrambi del 2024, con l\u2019ITP rispettivamente del +0,54 e del +13,17. Da \u201cdeplorare\u201d anche il comportamento tenuto dall\u2019ANCI che nel proprio sito internet ha come ultimo dato medio annuo quello del 2018 (con 13,16 giorni medi di ritardo).<\/p>\n<p><strong>Secondo la Cassazione se la PA non paga non \u00e8 un problema<\/strong><br \/>\nSecondo la Corte di Cassazione, il ritardato pagamento della PA rappresenta un evento prevedibile e ricorrente. Pertanto, l&#8217;imprenditore che non dispone di liquidit\u00e0 non pu\u00f2 non versare le imposte all\u2019erario, imputando questa decisione alla omessa\/ritardato pagamento da parte dell\u2019Amministrazione pubblica per cui lavora. Anche nel caso, come quello giudicato dalla Cassazione l\u2019anno scorso, in cui l\u2019azienda interessata operi solo ed esclusivamente per committenti pubblici. Insomma, una sentenza choc che \u201cviola\u201d uno dei principi cardine del nostro stato di diritto: la legge deve essere osservata da tutti, sia dai soggetti privati sia da quelli pubblici.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 la PA fatica a pagare<\/strong><\/p>\n<p>Le principali cause che hanno originato questa cattiva abitudine che ci trasciniamo da decenni sono le seguenti:<br \/>\nla mancanza di liquidit\u00e0 da parte del committente pubblico;<br \/>\ni ritardi intenzionali;<br \/>\nl\u2019inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento;<br \/>\nle contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture.<br \/>\nA queste cause ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, hanno indotto, nel gennaio del 2020, la Corte di Giustizia europea a condannarci. Esse sono:<br \/>\nla richiesta, spesso avanzata dalla PA nei confronti degli esecutori delle opere, di ritardare l\u2019emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l\u2019invio delle fatture;<\/p>\n<p>l\u2019istanza rivolta dall\u2019Amministrazione pubblica al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge senza l\u2019applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo.<\/p>\n<p><strong>Bisogna consentire la compensazione tra debiti fiscali e crediti commerciali<\/strong><\/p>\n<p>Per risolvere questa annosa questione che sta mettendo a dura prova la tenuta finanziaria di tantissime Pmi venete, per la CGIA c\u2019\u00e8 solo una cosa da fare: prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all\u2019erario. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da decenni. Senza liquidit\u00e0 a disposizione, infatti, tanti piccoli imprenditori si trovano in grave difficolt\u00e0 e in un momento cos\u00ec delicato per l\u2019economia del Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 un record di cui non dobbiamo essere per nulla fieri. Tra i 27 Paesi dell\u2019UE, l\u2019Italia presenta lo stock di debiti commerciali in rapporto al Pil pi\u00f9 elevato di tutti. 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