{"id":441083,"date":"2025-03-24T13:30:07","date_gmt":"2025-03-24T12:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=441083"},"modified":"2025-03-25T06:03:16","modified_gmt":"2025-03-25T05:03:16","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-268","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-268\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 268"},"content":{"rendered":"<p>******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>EL GUARDIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-441083-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS-3.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS-3.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/PAOLOS-3.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Unknown-22.jpeg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"960\" data-large_image_height=\"720\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-441085 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Unknown-22-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"140\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Unknown-22-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Unknown-22-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Unknown-22.jpeg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px\" \/><\/a>\u201c\u2026no sta d\u00ec su &#8216;nte stradon se no riva el Guardia\u2026\u201d. Era questo il classico monito severo e inappellabile talvolta utilizzato dai nonni durante quei giorni vissuti di fronte al Pelsa. Che poi in verit\u00e0 ero molto libero di compiere le mie scorribande nella piccola frazione di San Tomaso e la mitica figura del Guardia era evocata solamente per farmi evitare potenziali gravi pericoli, come finire sotto una macchina, ad esempio, ma soprattutto, per evitare che combinassi qualche guaio in altra propriet\u00e0. La figura del Guardia induceva a profonde riflessioni infantili. Seduto sulla putrella di ferro collocata sotto al palanzin del tabi\u00e0, tentavo di dargli una possibile identit\u00e0. Sicuramente indossava una qualche una divisa a me ignota, e poi doveva essere piuttosto alto e atletico, con l\u2019espressione severa e una folta barba. Poi arriv\u00f2 una limpida giornata di giugno. Mentre la campana grande suonava le sette del mattino, partimmo da Cencenighe a bordo della 127 color del cielo in direzione del passo San Pellegrino, destinazione Valfredda. Fu una salita epica, attaccati alle corriere dei villeggianti che salivano a meno di 20 km\/h e che si fermavano a fare manovra ad ogni tornante. Lunghi minuti che odoravano di frizioni semi bruciate, animi e motori surriscaldati e rumori di ventole perennemente accese. Finalmente arrivammo al parcheggio e pap\u00e0 apr\u00ec il cofano; dal motore saliva un simpatico \u2026blob\u2026blob\u2026era l\u2019acqua che stava bollendo, ci spieg\u00f2. Poi lo rinchiuse e mentre ci incamminavamo disse Speron de no av\u00e8 brus\u00e0 su tut. In poco tempo arrivammo ai tabi\u00e0 di Valfredda dove, appeso ad uno di questi tabi\u00e0, c\u2019era un cartello giallo con scritto Chi ama la montagna le lascia i suoi fiori. Di l\u00ec a poco avrebbe avuto inizio una sorta di festa campestre e qualcuno incominciava con calma i preparativi per fare la polenta e qualche bottiglia di rosso era gi\u00e0 stata stappata. C\u2019era una fisarmonica pronta a suonare e un bel po\u2019 di gente era vestita con la camicia a quadri i pantaloni alla zuava. C&#8217;erano anche parecchi bambini, ed io ero contento cos\u00ec avremmo potuto giocare in quello splendido scenario di prati fioriti e montagne. La mattina and\u00f2 via veloce fra le chiacchiere dei grandi e le corse di noi piccoli e poi mangiammo in allegria fra canti e risate. Fu appena dopo esserci lautamente cibati che accadde; apparve dal nulla e rimasi impietrito. Era piuttosto alto, corporatura robusta e atletica, indossava una divisa verde e aveva anche un cappello dello stesso colore. Sotto al copricapo con lo stemma dell\u2019aquila c\u2019erano dei capelli castani e, soprattutto, c\u2019era una folta barba nera a che gli incorniciava il viso. Era inequivocabilmente el Guardia. Dunque, anche se non dubitavo, da quel momento ero certo della sua esistenza. La leggenda era diventata realt\u00e0, e avevo un po\u2019 di paura; anche se lass\u00f9 non avevo combinato nulla di male avevo paura ugualmente. Donne e ragazze occhieggiavano i fiori che in quei giorni erano al massimo del loro colore. Noi bambini invece correvamo per i prati giocando ad inseguirci. El Guardia si era materializzato ed incuteva una certa soggezione. Anche gli uomini non erano immuni dall\u2019effetto che aveva sortito il suo arrivo. Si abbassarono le voci e qualcuno, che forse lo conosceva, si avvicin\u00f2 a lui per fare due chiacchiere. In realt\u00e0 non accadde niente di che: el Guardia appariva tranquillo, ma io rimanevo comunque sul chi va l\u00e0. Ci spieg\u00f2 con tono un po\u2019 severo quali erano i fiori la cui raccolta era vietata e che noi bambini stessimo un po\u2019 attenti a non calpestare quei fiori. Poi se ne and\u00f2 prendendo la strada che si inoltra lungo la valle. Lo guardai camminare velocemente e non misi pi\u00f9 piede nei prati e soprattutto mi guardai bene dal raccogliere fiori. Tornammo a Cencenighe nel tardo pomeriggio, abbronzati e felici, nonostante l\u2019incontro col mitico Guardia. Tante altre volte, da grande, sono ritornato nella splendida Valfredda, e ogni volta mi sono fermato per un momento nei pressi di quel tabi\u00e0. Il cartello giallo con l\u2019effige della Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, e forse nemmeno il mitologico Guardia che controlla la zona. Se \u00e8 giugno, invece, ci sono gli stessi fiori che c\u2019erano allora, che io lascio rigorosamente al loro posto perch\u00e9 el Guardia, quella volta, mi ha detto di fare cos\u00ec, ed io quell&#8217;insegnamento non l&#8217;ho mai scordato\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>****** &nbsp; EL GUARDIA AUDIO &nbsp; \u201c\u2026no sta d\u00ec su &#8216;nte stradon se no riva el Guardia\u2026\u201d. Era questo il classico monito severo e inappellabile talvolta utilizzato dai nonni durante quei giorni vissuti di fronte al Pelsa. 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