{"id":446793,"date":"2025-04-26T09:34:00","date_gmt":"2025-04-26T07:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=446793"},"modified":"2025-04-26T09:34:00","modified_gmt":"2025-04-26T07:34:00","slug":"fabbriche-magazzini-e-uffici-semi-vuoti-tra-feste-e-ponti-si-lavora-al-rallentatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/fabbriche-magazzini-e-uffici-semi-vuoti-tra-feste-e-ponti-si-lavora-al-rallentatore\/","title":{"rendered":"FABBRICHE, MAGAZZINI E UFFICI SEMI VUOTI: TRA FESTE E PONTI SI LAVORA AL RALLENTATORE"},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093003.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"554\" data-large_image_height=\"205\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-446797 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093003-300x111.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"111\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093003-300x111.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093003.png 554w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Rispetto al 2024, quest\u2019anno lavoriamo 2 giorni in meno: questo riduce il Pil del Veneto di 1,1 miliardi. Importo pari ai danni che potremmo subire dall\u2019applicazione dai dazi imposti dall\u2019Amministrazione Trump<\/em><\/strong><\/p>\n<p>===================<\/p>\n<p>Nel 2025 il Pil del Veneto \u00e8 destinato a toccare i 206,6 miliardi di euro. Questo implica che produciamo 566 milioni di euro di reddito al giorno. Includendo anche i bambini e gli anziani, l\u2019importo pro capite giornaliero medio veneto ammonta a 116,7 euro (vedi Tab. 1). A livello provinciale il contributo per abitante pi\u00f9 elevato \u201cgiunge\u201d da Milano con 184,9 euro. Seguono Bolzano con 154,1, Bologna con 127,6, Roma con 122 e Modena con 121,3. La prima realt\u00e0 veneta \u00e8 Vicenza che si colloca all\u201911\u00b0 posto a livello nazionale con 107,5 euro per abitante (vedi Tab. 2). A dirlo \u00e8 un\u2019elaborazione realizzata dall\u2019Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia e Istat.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093020.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"645\" data-large_image_height=\"393\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-446799 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093020-300x183.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093020-300x183.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093020.png 645w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Rispetto al 2024 lavoriamo 2 giorni in meno: \u201ccosto\u201d 1,1 miliardi. Importo pari ai danni causati dai dazi di Trump<\/strong><br \/>\nQuest\u2019anno lavoreremo 251 giorni, due in meno rispetto al 2024 che, comunque, era un anno bisesto. In termini di Pil, all\u2019Italia \u201ccoster\u00e0\u201d, in linea teorica, 12 miliardi di euro. A livello veneto, invece, la \u201cperdita\u201d sar\u00e0 di 1,1 miliardi di euro. Un impatto economico equivalente a quello che la nostra regione potrebbe subire dall\u2019eventuale introduzione dei dazi da parte dell\u2019amministrazione Trump. Comunque sia, a livello europeo siamo annoverati tra i pi\u00f9 stakanovisti: secondo l\u2019OCSE, infatti, solo la Grecia (1.897), la Polonia (1.803), la Repubblica Ceca (1.766) e l\u2019Estonia (1.742) registrano un numero di ore lavorate per occupato all\u2019anno superiore al nostro che, segnaliamo, \u00e8 pari a 1.734. Un dato, quest\u2019ultimo, che va interpretato con attenzione: ricordiamo, infatti, che contiamo uno stock di ore lavorate molto elevato ascrivibile, in particolare, a un tasso di occupazione tra i pi\u00f9 bassi dell\u2019UE.<\/p>\n<p><strong>Con una settimana di lavoro in pi\u00f9, guadagneremmo un punto di Pil<\/strong><br \/>\nNei 20 giorni circa che quest\u2019anno intercorrono tra l\u2019inizio delle festivit\u00e0 pasquali e la fine del ponte del 1\u00b0 maggio, tante fabbriche, altrettanti magazzini, negozi e uffici si sono svuotati, continuando l\u2019attivit\u00e0 al rallentatore. Sicuramente negli alberghi, nei ristoranti e nelle realt\u00e0 aziendali legate al settore turistico si lavora a pieno regime, ma nei comparti manifatturieri e nei servizi si denota una decisa flessione della produttivit\u00e0. Segnaliamo, inoltre, che non sono pochi i dipendenti che hanno deciso di concentrare una parte delle ferie <a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093043.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"620\" data-large_image_height=\"722\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-446798 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093043-258x300.png\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093043-258x300.png 258w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/20250426093043.png 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><\/a>proprio in queste settimane, contribuendo a \u201csguarnire\u201d gli organici nei comparti in cui operano, in particolare nell\u2019industria. Intendiamoci, nessuno di noi vorrebbe accorpare o, peggio ancora, cancellare alcune feste comandate o impedire agli operai e agli impiegati di prendersi qualche giorno di vacanza durante i ponti, ci mancherebbe. Tuttavia, il problema sussiste ed ha delle implicazioni sulla produzione della ricchezza del nostro Paese non trascurabile. Un problema che il legislatore ha cominciato ad affrontare addirittura nel 1977, quando l\u2019allora governo Andreotti III decise di cancellare alcune feste religiose, come l\u2019Epifania, San Giuseppe, l\u2019Ascensione, il Corpus Domini, San Giovanni e Paolo, San Francesco, etc. Pi\u00f9 recentemente, l\u2019esecutivo di Silvio Berlusconi nel 2004, poi in quello del 2011 e successivamente anche quello guidato dal prof. Mario Monti cercarono di mettere mano alla situazione senza riuscirci. La CGIA stima che se tra feste e giorni pre-festivi fossimo in grado di recuperare una settimana di lavoro all\u2019anno, guadagneremmo un punto di Pil che, in termini assoluti, ammonterebbe a circa 22 miliardi di euro a livello nazionale. In Veneto questo si tradurrebbe in 2,8 miliardi di euro di Pil regionale in pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Milano, Bolzano e Bologna le aree pi\u00f9 ricche<\/strong><br \/>\nCome dicevamo pi\u00f9 sopra, le previsioni 2025 ci dicono che l\u2019area provinciale con il valore aggiunto per abitante al giorno pi\u00f9 elevato \u00e8 Milano. Nella Citt\u00e0 Metropolitana meneghina l\u2019importo corrisponde a 184,9 euro. Seguono Bolzano con 154,1, Bologna con 127,6, Roma con 122 e Modena con 121,3, Aosta con 120,4, Firenze con 119,8, Trento con 119,5, Parma con 115,4 e Reggio Emilia con 113,7. Vicenza \u00e8 la prima provincia del Veneto che occupa l\u201911\u00b0 posto con 108,9 euro. Padova \u00e8 al 14\u00b0 posto con 107,5 e al 15\u00b0 Verona con 107 euro (vedi Tab. 2). A livello regionale, infine, la realt\u00e0 pi\u00f9 ricca \u00e8 il Trentino Alto Adige con un Pil per abitante giornaliero di 152,8 euro. Seguono i residenti della Lombardia con 140,8, quelli della Valle d\u2019Aosta con 134,5, quelli dell\u2019Emilia Romagna con 123,8 e del Lazio con 121,3. Il Veneto si colloca al 6\u00b0 posto con un Pil per abitante al giorno di 116,7 euro (vedi Tab. 3).<\/p>\n<p><strong>Tredici province su 20 sono collocate a Nordest<\/strong><br \/>\nAl netto della Citt\u00e0 Metropolitana di Milano che, ricorda la CGIA, conta oltre 3,2 milioni di abitanti ed \u00e8 considerata la pi\u00f9 importante area industriale e finanziaria del Paese, nelle prime 20 posizioni della classifica nazionale solo quattro province sono ubicate a Nordovest (Aosta, Genova, Brescia e Bergamo), mentre ben 13 sono collocate a Nordest (Bolzano, Bologna, Modena, Trento, Parma, Reggio Emilia, Vicenza, Trieste, Padova, Verona, Treviso, Belluno e Piacenza). Anche questa graduatoria dimostra come le realt\u00e0 geografiche dove la presenza delle Pmi \u00e8 pi\u00f9 diffusa, sono anche le aree pi\u00f9 virtuose dal punto di vista economico.<\/p>\n<p><strong>Non abbiamo pi\u00f9 le grandi imprese<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia (e in generale anche il Veneto) \u00e8 un Paese che rispetto ad un tempo non dispone pi\u00f9 di grandissime imprese e fatica ad attrarre nel proprio territorio le multinazionali straniere. Con un deficit infrastrutturale molto diffuso soprattutto nel Mezzogiorno, una giustizia civile lenta e impacciata, una Pubblica Amministrazione che registra tempi di pagamento tra i pi\u00f9 lunghi di tutta UE e con un carico fiscale e burocratico da record, fare impresa in Italia \u00e8 molto difficile, quasi proibitivo. Non per le nostre Pmi: nonostante tutti questi ostacoli continuano a ottenere risultati economici e occupazionali straordinari. Certo, i limiti di questo sistema produttivo sono noti a tutti. Sono realt\u00e0 spesso composte da micro e Pmi ad alta intensit\u00e0 di lavoro che, mediamente, registrano livelli di produttivit\u00e0 non elevatissimi, erogano retribuzioni pi\u00f9 contenute delle aziende di dimensioni superiori &#8211; condizionando cos\u00ec l\u2019entit\u00e0 dei consumi \u2013 e presentano livelli di investimenti in ricerca \/sviluppo inferiori a quelli in capo alle grandi realt\u00e0 produttive.<\/p>\n<p><strong>Fino ai primi anni \u201980, per\u00f2, eravamo leader. Ora lo siamo grazie alle Pmi<\/strong><br \/>\nAl netto dell\u2019inflazione, in questi ultimi 35 anni le retribuzioni medie degli italiani sono rimaste al palo, mentre in quasi tutta UE sono aumentate. Tra le cause del risultato italiano sono da annoverare la crescita economica asfittica e un basso livello di produttivit\u00e0 del lavoro che dal 1990 hanno interessato il nostro Paese, soprattutto nel settore dei servizi. Una delle ragioni di questo risultato va ricercata anche nel fatto che, a differenza dei nostri principali concorrenti europei, in questo ultimo trentennio la competitivit\u00e0 del nostro Paese ha risentito dell\u2019assenza delle grandi imprese. Queste ultime sono pressoch\u00e9 scomparse, non certo per l\u2019eccessiva numerosit\u00e0 delle piccole realt\u00e0 produttive, ma a causa dell\u2019incapacit\u00e0 dei grandi player, spesso di natura pubblica, di reggere la sfida innescata in questi ultimi 35 anni dal cambiamento provocato dalla caduta del muro di Berlino e da \u201cTangentopoli\u201d. La CGIA sottolinea che sino agli inizi degli anni \u201980 del secolo scorso, l\u2019Italia era tra i leader europei &#8211; e in molti casi anche mondiali \u2013 nei settori della chimica, della plastica, della gomma, della siderurgia, dell\u2019alluminio, dell\u2019informatica, dell\u2019auto e della farmaceutica. Grazie al ruolo e al peso di molti enti pubblici economici (IRI, ENI ed EFIM) e di grandi imprese sia pubbliche che private (Montecatini, Montedison, Enimont, Montefibre, Alfa Romeo, Fiat, Pirelli, Italsider, Polymer, Sava\/Alumix, Olivetti, Angelini, etc.), queste realt\u00e0 garantivano occupazione, ricerca, sviluppo, innovazione e investimenti produttivi. A distanza di 45 anni, purtroppo, abbiamo perso terreno e leadership in quasi tutti i settori in cui eccellevamo. E ci\u00f2 \u00e8 avvenuto non a causa di un destino cinico e baro, ma da alcuni avvenimenti che hanno cambiato il corso della storia: la caduta del muro di Berlino, ad esempio, ha riunificato l\u2019Europa, ha riattivato i rapporti commerciali con i Paesi presenti oltre la \u201ccortina di ferro\u201d. Successivamente, l\u2019avvento della globalizzazione ha spinto fuori mercato molte delle nostre grandi aziende impiegate nei settori dove eravamo leader. Per il nostro Paese sono stati altrettanto dirompenti gli effetti di \u201cTangentopoli\u201d che tra il 1992 e il 1993 hanno messo a nudo i limiti, in particolare, di molte imprese a partecipazione statale che fino allora erano rimaste attive grazie al mercato protetto in cui operavano e ai sostegni politici che avevano ricevuto dalla quasi totalit\u00e0 dei partiti presenti nella cosiddetta \u201cprima Repubblica\u201d. Nonostante ci\u00f2, in questi ultimi decenni l\u2019Italia e il Nordest sono rimasti tra le aree economicamente pi\u00f9 avanzate del mondo e questo lo devono quasi esclusivamente alle Pmi che, tra le altre cose, grazie alle produzioni \u201cmade in Italy\u201d continuano a \u201cdominare\u201d buona parte dei mercati internazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rispetto al 2024, quest\u2019anno lavoriamo 2 giorni in meno: questo riduce il Pil del Veneto di 1,1 miliardi. 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