{"id":457768,"date":"2025-07-05T17:32:16","date_gmt":"2025-07-05T15:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=457768"},"modified":"2025-07-07T05:48:47","modified_gmt":"2025-07-07T03:48:47","slug":"la-linea-gialla-le-strutture-militari-della-conca-agordina-e-della-val-di-zoldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/la-linea-gialla-le-strutture-militari-della-conca-agordina-e-della-val-di-zoldo\/","title":{"rendered":"LA \u201cLINEA GIALLA\u201d  LE STRUTTURE MILITARI DELLA CONCA AGORDINA E DELLA VAL DI ZOLDO"},"content":{"rendered":"<p>*******<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><em>Scritto dedicato ai nonni, Giuseppe ed\u00a0 Arcangelo che combatterono e lavorarono per la Patria durante la Grande Guerra.\u00a0\u00a0<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>DI TIZIANO DE COL<\/strong><\/p>\n<p>Il poderoso contrafforte orografico costituito sulla linea geologica detta <em>della Valsugana,<\/em> con i profondi intagli ortogonali ad essa offerti dalla Valle del Mis, dalla Valle del Cordevole e dalla Valle del Ma\u00e8, \u00e8 stato storicamente utilizzato come gigantesco bastione da anteporre alle invasioni provenienti da settentrione. Il tratto di territorio che da questa linea orografica SO-NE portava al confine &#8211; prima della Serenissima e poi del Regno d\u2019Italia &#8211; con Trentino e Tirolo, \u00e8 da sempre stato usato come cuscinetto dove smorzare l\u2019impeto dell\u2019invasore (anche lasciandolo libero di incendiare e saccheggiare), delegando il controllo del territorio in questa \u201cterra di nessuno\u201d agli stessi abitanti del luogo organizzati sotto forma di \u201cmilizia territoriale\u201d; la stessa cognizione\u00a0 port\u00f2 alla formazione di corpi dell\u2019esercito italiano (come gli Alpini) fortemente radicati sul territorio. Il concetto era basato sulla organizzazione romana dei <em>soldati limitanei <\/em>e poi utilizzato dai Longobardi col sistema degli <em>arimanni.<\/em> Tutte e due queste organizzazioni davano ai soldati di confine il possesso del territorio: i Romani chiamavano le terre concesse\u00a0 ai soldati <em>fondi limitanei <\/em>ed i Longobardi <em>arimanie<\/em>. La Serenissima continu\u00f2 poi con questo metodo appoggiando il sistema delle <em>Regole <\/em>&#8211; che tra l\u2019altro coinvolgeva i residenti nella difesa militare &#8211; e lo Stato Italiano costituito dai Savoia continu\u00f2 propugnando la costituzione di un corpo territorializzato quale appunto quello degli Alpini. Dopo questa digressione storica ritorniamo alla linea di difesa vera e propria. Se fino alla fina del 1800 le opere di difesa arretrate e di maggior consistenza erano concentrate nel fondovalle &#8211; come per esempio il <em>Castello Agordino <\/em>alla <em>Tagliata di S.Martino<\/em> sul Cordevole &#8211; nei primi anni del 1900 si sent\u00ec l\u2019esigenza di ampliare sia nelle dimensioni che in quota queste fortificazioni creando il concetto di <em>sbarramento <\/em>anche posto su pi\u00f9 linee lungo la stessa valle, creando un\u2019unione tra i vari capisaldi\u00a0 e costituendo le cosiddette <em>linee difensive. <\/em>Vennero cos\u00ec collegati insieme lo sbarramento <em>Brenta-Cismon\u00a0 <\/em>con quello del <em>Cordevole <\/em>e la <em>Fortezza Cadore-Ma\u00e8, <\/em>realizzando un\u2019opera poggiata quasi totalmente sulla citata <em>\u201cdiscontinuit\u00e0 geologica della Valsugana\u201d <\/em>con una grande opera di costruzione di fortezze in caverna attrezzate con cannoni, piazzole per obici, caserme per i militari e viabilit\u00e0 di collegamento tra tutti questi elementi. Quest\u2019insieme di opere prese il nome di <strong>linea difensiva di massimo arretramento o estrema resistenza <\/strong>detta convenzionalmente <strong>\u201cLinea Gialla\u201d<\/strong>. Essa, nel settore della IV\u00a0 Armata, si sviluppava da Ospedaletto in Valsugana, Cima Caldiera, M.Angaro, M.Totoga, M.Pavione, Piz di Sagron, Cimonega, Pizzon, M.Celo, T\u00e0mer, Framont, Civetta, M.Fernazza, M.Penna, M.Rite, Antelao, Marmarole, Cima Gogna, M.Tudaio, Casera Razzo. Avanti ad essa in direzione del confine vi era una <strong>linea di resistenza arretrata <\/strong>detta <strong>\u201cLinea Azzurra\u201d<\/strong> e a ridosso del fronte la <strong>linea di resistenza principale <\/strong>detta <strong>\u201cLinea rossa\u201d<\/strong>. Risulta subito evidente che la \u201cLinea Gialla\u201d, essendo la linea di estrema resistenza e quindi quella pi\u00f9 stabile, doveva essere la pi\u00f9 fortificata in Agordino: si sviluppava, nel tratto da F.lla Mosches\u00ecn al Pizzon (o Piz di Mezzod\u00ec)\u00a0 attraverso le opere di fortificazione chiamate\u00a0 <em>Sbarramento Cordevole. <\/em>A nord-est di F.lla Mosches\u00ecn la linea continuava con le poderose fortificazioni di M.Rite, dei Forti di Col Vidal, Pian dell\u2019Antro e M. Tudaio collegate tra esse con altre fortificazioni minori &#8211; ma non certo insignificanti &#8211; e collegate allo <em>Sbarramento Cordevole <\/em>tramite F.lla Mosches\u00ecn alla Valle del Ma\u00e8 con le sue fortificazioni di <em>Bas di C\u00e0ora<\/em> poste a Mezzocanale (presso Soffranco) e di <em>Col Pradamio<\/em> (o Pradomio) poco pi\u00f9 a monte. Sempre in Val Ma\u00e8 trovarono posto le fortificazioni\u00a0 dello <em>Spiz\u00a0 Zu\u00e8l<\/em> (2033 m) e del <em>Col de Sal\u00e8ra<\/em> (1629 m). Questa linea difensiva corre sul fianco nord del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e si presta benissimo ad un indirizzo turistico-culturale percorrendo i km di mulattiere e strade militari che la costituiscono e, con un futuro possibile recupero delle opere militari in caverna e dei fortini, pu\u00f2 divenire un buon strumento di fruizione controllata del Parco da svilupparsi soprattutto tramite visite guidate e calmierate. Importante \u00e8 anche il fattore naturalistico che la \u201cLinea Gialla\u201d evidenzia, essendo essa stata poggiata sull\u2019accennata <em>Linea della Valsugana, <\/em>e quindi con ulteriori interessi\u00a0 che si ricollegano a quelli storici che\u00a0 potranno essere sviluppati in futuro sia verso SO che verso NE, sempre sui percorsi militari della \u201cLinea Gialla\u201d creando un percorso tematico tra il M.Rite e il Pavione.<\/p>\n<p><strong>La \u201cLinea Gialla\u201d tra Zoldo ed Agordo<\/strong><\/p>\n<p>Fino al 1800, prima e durante la dominazione della Serenissima, non c\u2019erano degli sbarramenti consistenti nell\u2019area della Val Cordevole e della Valle del Ma\u00e8. Ad Agordo vi era il<em> Castel Agordino<\/em>, sito nella localit\u00e0 detta appunto <em>I Castei, <\/em>che consisteva in uno sbarramento attraverso il quale filtrava la strada o meglio la mulattiera che conduceva da Belluno ad Agordo; dal 1640 circa gli sbarramenti diventarono due, uno era il <em>Castel Agordino<\/em> ed un altro, posto a breve distanza verso Belluno era costituito da un muro con portale al quale venne affiancato un <em>Cas\u00f2n da guardia<\/em>\u00a0 nel 1717 circa. Successivamente, durante il periodo di sovranit\u00e0 Austro-Ungarica del Lombardo Veneto, terminato con l\u2019annessione del Veneto all\u2019Italia (1866), da parte degli occupanti non vi fu alcun motivo per fortificare quest\u2019area ch\u00e9, da terre confinarie erano diventate parte centrale dell\u2019impero, senza quindi importanza strategica. Ma con l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia &#8211; come per la Serenissima &#8211;\u00a0 il nuovo Stato Italiano si ritrov\u00f2 nella necessit\u00e0 di dover nuovamente difendere la propria frontiera proprio in queste zone che, data l\u2019asperit\u00e0 del territorio, ben si prestavano ad un preciso controllo. La nuova frontiera Italia-Austria aveva infatti origine dallo Stelvio e lungo il confine Trentino, Livinallongo, Ampezzo, la Carnia e il Carso, giungeva al Mare Adriatico formando una grande \u2018S\u2019 coricata che presentava il suo fondo in corrispondenza del Trentino meridionale creando un pericoloso cuneo nel nuovo Stato Italiano. Le autorit\u00e0 politiche e militari Italiane iniziarono quindi, subito a ridosso dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, a fortificare questa lunga frontiera anche se si era in presenza di un trattato di amicizia Italia-Austria-Germania conosciuto come \u201cTriplice Intesa\u201d. Strana amicizia questa, che vedeva anno dopo anno crescere nei territori di confine gigantesche fortificazioni sia Austriache che Italiane. Nella prima parte di questo periodo storico vennero edificati soprattutto dei forti di fondovalle conosciuti come<em> Tagliate, <\/em>nella nostra zona venne costruita la <em>Tagliata di San Martino<\/em> i cui lavori iniziarono nel\u00a0 1883\u00a0\u00a0 e\u00a0 terminarono nel\u00a0\u00a0\u00a0 1887. Il forte era posizionato sul piazzale dell\u2019attuale casa cantoniera Anas &#8211; sul tratto dismesso della rotabile agordina nella Gola dei Cast\u00e8i &#8211; e fu fatto saltare nel 1917, precisamente il\u00a0 10\u00a0 novembre, dopo la rotta di Caporetto, durante la ritirata sul Piave. Il forte era il\u00a0 classico sbarramento stradale, cio\u00e8 con la carrozzabile che vi passava attraverso in modo da controllarne capillarmente il traffico. Inoltre vi era un Fortino Alto o <em>Corpo di Guardia<\/em> posto sulla selletta del Sasso di S.Martino.<\/p>\n<p><strong><em>Forte di S.Martino<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Chiamato da O.Brentari nel 1887 anche Forte Tagliata del Sasso di S.Martino. Sempre il Brentari d\u00e0 notizie sulla costruzione del Forte : <em>\u201c&#8230;&#8230; cominciato nel 1883, finito nel 1887. Il grandioso muraglione di sostegno della strada venne eretto nel 1885.- Dal forte, salendo per un sentieruccio a sinistra, in 5 min. si giunge al\u00a0 Corpo di Guardia, piccolo fortino che chiude la stretta gola fra il Sasso ed il monte che s\u2019innalza sulla destra della valle Serrade. Di qui in altri 5 min. per il sentiero che gira prima per il lato Ovest\u00a0 e quindi a Nord del dosso, si giunge alla vetta del Sasso di S. Martino, grossa rupe arrotondata che chiude la valle (&#8230;&#8230;). Esistono ancora i ruderi della cappelletta\u00a0 di S.Martino\u201d<\/em>. Il 7 Luglio 1909 il Tenente Comandante il Distaccamento Val Cordevole del Gruppo Compagnie d\u2019Artiglieria, accantonato alla Tagliata di S.Martino cos\u00ec scriveva al Sindaco di La Valle: \u201c<em>Si ha il pregio di avvertire la S.V. che il Distaccamento d\u2019Artiglieria accantonata alla Tagliata di S.Martino eseguir\u00e0, nei giorni e nelle localit\u00e0 sotto indicate, dalle 6 alle 8 alcune esercitazioni di tiro a. proietto. Si pregherebbe pertanto la S.V. a volersi interessare per far conoscere ai propri dipendenti che nei giorni e nelle ore anzidette sar\u00e0 impedito il transito e la permanenza di persone e di animali nelle zone pericolose sotto segnate.<\/em><\/p>\n<p><em>Giorno\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Posizione della batteria\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Zone pericolose<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0 9\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tagliata Sasso S.Martino\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Strade pericolose e vicinanze dal<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ponte del Castello al ponte della<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Muda.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 13\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cima di Sasso S.Martino\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Strada provinciale e vicinanze dal<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ponte del Castello alle Fucine.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Piano di Noach.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a014\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Piano di Noach\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Strada provinciale dal ponte del Cristo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 fino a 500 m oltre le fucine.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Valle Imperina fino all\u2019altezza di Tos.<\/em><\/p>\n<p><em>Mezz\u2019ora prima del tiro a proietto sar\u00e0 sparato un colpo di avviso a salve. Le norme generali di sicurezza sono le stesse emanate test\u00e8 dal Comando la 14a Comp. Da Montagna distaccata ad Agordo.<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\"><strong>[i]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>Possiamo quindi dedurre che i pezzi d\u2019artiglieria montati alla <em>Tagliata\u00a0 S.Martino<\/em> (probabilmente cannoni da 75 mm o da 120 mm come massimo) erano presumibilmente montati all\u2019 interno del <em>Corpo di Guardia<\/em> in alto viste le grandi aperture quadrate (70 x 80cm\u00a0 e 140 x 100 cm) fatte\u00a0 nel muro verso La Muda. Risulta difficile comprendere il perch\u00e9 i cannoni fossero puntati in senso inverso a quello dal quale doveva provenire l\u2019attacco. Deduciamo comunque che vi erano anche dei cannoni posizionati sulla sommit\u00e0 del Sasso di S.Martino puntati verso Rivamonte e Noach e questo \u00e8 il motivo della vasta spianata i cui lavori hanno probabilmente distrutto i resti della chiesetta che il Brentari dava come presenti 22 anni prima, nel 1887. La spianata sulla sommit\u00e0 era, prima dei lavori militari di inizio 1900, raggiungibile dal\u00a0 <em>Corpo di Guardia<\/em> posto sulla forcella tramite una stradina che partiva dal lato del forte verso Agordo. Questa, seguendo un\u2019ampia cengia sopra i dirupi, volgendo in direzione ovest, aggirava l\u2019elevazione in senso orario fino a raggiungerne la sommit\u00e0 e quindi la chiesetta di S.Martino; le opere belliche per la Grande Guerra utilizzarono il primo tratto di questa stradina come collegamento per una postazione d\u2019artiglieria in caverna con linea di tiro verso Le Campe (e che probabilmente venne armata con un cannone da 75 mm o da 120 mm come massimo calibro). L\u2019ingresso della galleria \u00e8 posto sul lato sud del Sasso e si entra in direzione nord per poi curvare verso ovest dove trova posto la camera di tiro con finestra di circa 80 x 100 cm di altezza riquadrata in calcestruzzo. Sull\u2019altro lato del <em>Corpo di Guardia<\/em> venne successivamente costruita una mulattiera larga circa 2 m, completamente intagliata nella roccia; questa, con sapienti tornanti, sale sul lato est del Sasso di S.Martino e giunge sino ad uno spiazzo appena sotto la cima dove trova posto una casermetta (o deposito munizioni) ancora ben conservata e completamente incassata nella roccia con l\u2019ingresso verso nord e due finestrelle laterali. Il tetto, ora mancante doveva esser fatto di coppi in terracotta con travatura in legno. Con un ampio tornante la mulattiera ritorna sul versante est e raggiunge in trincea la sommit\u00e0: qui la spianata (prima descritta), contornata da un muretto di pietrame a secco con scarpata esterna in funzione di tagliafuoco (fuoco da armi !) proteggeva gli occupanti ed i pezzi d\u2019artiglieria col\u00e0 piazzati. Durante la II Guerra Mondiale anche il Sasso di S.Martino fu oggetto delle attenzioni degli occupanti tedeschi i quali costruirono una galleria che, partendo dal primo tornante di questa mulattiera, lo collegava &#8211; tramite una scalinata in roccia &#8211; con il secondo per poi sbucare poco pi\u00f9 in basso della casermetta e ritrovare per sentiero l\u2019accesso principale. Ovviamente la funzione attribuita dai Tedeschi nel 1944 al Sasso di S.Martino era diametralmente opposta alla funzione storica di questo sito: doveva cio\u00e8 essere utile per controbattere un attacco da sud. Il forte basso o <em>Tagliata di S.Martino<\/em> fu distrutto quasi totalmente il 10 Novembre 1917, durante la ritirata del IV.a Corpo d\u2019Armata lungo la Valle del Cordevole successivamente alla disfatta di Caporetto. La retroguardia riusc\u00ec infatti a dar fuoco a diverse micce e far saltare la struttura nonch\u00e9 il Ponte dei Cast\u00e8i (che era in ferro) e un tratto della carrozzabile; da attendibili notizie, sembra esista ancora un piano sotterraneo al piazzale ove si trovano i ruderi del forte. Certa \u00e8 la presenza di una galleria di testa e un camino di ventilazione la cui uscita \u00e8 posta lungo il valloncello che, da sopra la casa cantoriera scende al piazzale ove si trovano i ruderi. Durante gli ultimi anni del 1800 ci fu, per\u00f2, anche una grande evoluzione dell\u2019artiglieria: vennero introdotti i proiettili ogivali e le canne rigate al posto dei proiettili a palla e delle canne lisce: questo si tradusse in un forte aumento della capacit\u00e0 distruttiva dei proiettili e in una grande precisione del tiro collegata ad un forte aumento della gittata. Il Regio Esercito (come del resto anche quello Austro-ungarico) continu\u00f2 per\u00f2 a costruire fortificazioni in calcestruzzo e pietra nella convinzione che reggessero anche all\u2019urto di tali proiettili e senza probabilmente fare accurate prove, tant\u2019\u00e8 che quando l\u2019artiglieria si evolse al punto di costruire obici (e proiettili) da 305 mm di diametro, i vari forti, capolavori di estetica ma non sufficientemente robusti, furono messi fuori combattimento con pochi tiri: Roma quindi si trov\u00f2 di colpo a dover ripensare <em>ex novo<\/em> tutto il sistema difensivo. L\u2019Agordino, sul cui territorio era stato edificato solo il forte della<em> Tagliata di S.Martino<\/em>, era, insieme alla Val di Zoldo, tra le preoccupazioni del generale Cadorna perch\u00e9 era quasi completamente privo di\u00a0 grosse opere fortificatorie, tant\u2019\u00e8 che lo stesso Cadorna nella primavera del 1915 dichiar\u00f2 la completa scopertura della Valle del Cordevole e della Valle del Ma\u00e8, scopertura che lasciava via libera al nemico per la discesa da Livinallongo verso Belluno lungo questi due assi di penetrazione essendo la <em>Tagliata di S.Martino <\/em>solo un blocco stradale (anche potenzialmente aggirabile) e non certamente un caposaldo con dotazioni d\u2019artiglieria quali erano i forti del Feltrino e del Cadore.<\/p>\n<h2>\u201cL\u2019Avvertenza\u201d del Generale Ragni (1912)<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\"><strong>[ii]<\/strong><\/a><\/h2>\n<h2>Comando del V Corpo d\u2019Armata &#8211; Avvertenza<\/h2>\n<p>\u00c8 vietato severamente l\u2019accesso ed il transito delle zone in immediata vicinanza delle fortificazioni, che risultano delimitate da appositi pali con cartelli indicatori o dai termini lapidei di servit\u00f9 militare. \u00c8 vietato inoltre alle persone non munite di speciale autorizzazione di questo comando qualsiasi rilievo topografico o fotografico, nonch\u00e9 qualsiasi ricerca geologica o mineraria nella zona delimitata dai seguenti punti e comprendente in parte o in tutto il territorio di questo comune.<\/p>\n<p><strong>Mezzocanale &#8211; Pendici del Monte Pigh\u00e8ra &#8211; Pendici del Framont &#8211; Val Salina &#8211; La Valle &#8211; Cima di Copena &#8211; Monte Cielo &#8211; La Muda &#8211; Pizzo dell\u2019Uomo &#8211; Rivamonte &#8211; Voltago &#8211; Col Negro &#8211; Col di Peden &#8211; Col Bortolot.<\/strong><\/p>\n<p>In questa zona \u00e8 proibito il porto di macchine fotografiche. Queste ultime dovranno essere depositate: alla stazione dei C.C.R.R. di Cencenighe per chi provenga dal territorio austriaco ed alla stazione dei C.C.R.R. di Agordo per chi si diriga dal territorio italiano a quello austriaco.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>I contravventori delle suaccennate prescrizioni saranno deferiti all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria quali sospetti di spionaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Verona luglio 1912\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Tenente Generale Comandante del Corpo d\u2019Armata<\/em><\/p>\n<p><em>Ragni<\/em><\/p>\n<p>Inizi\u00f2 quindi nel 1915 la costruzione della mulattiera che da Torn\u00e8r sale a Ruit (Roit) e quella che dalla <em>Tagliata di S.Martino<\/em> (Cast\u00e8i) sale verso Pianaz (non attraverso le gallerie ma per la Val Carbon\u00e8re). Lungo queste mulattiere ed alla loro testa furono realizzate opere per il posizionamento di artiglierie in caverna e, defilate dal tiro nemico, anche su spiazzi all\u2019aperto. La strategia era quindi cambiata: non pi\u00f9 forti per riparare le batterie d\u2019artiglieria, ma postazioni in caverna che resistevano meglio al tiro nemico. I cannoni, armi a tiro teso o ad arco unico che dovevano avere per forza l\u2019orizzonte libero, erano quindi in caverna, mentre le armi a tiro curvo o a doppio arco (quali obici e mortai), potevano essere collocate all\u2019aperto nascoste da rilievi rocciosi. A questo punto \u00e8 necessario spiegare la differenza tra cannoni, obici e mortai: dicesi <em>cannone<\/em> il pezzo d\u2019artiglieria con rapporto tra la lunghezza della canna ed il suo diametro interno, superiore a 20, <em>obice<\/em> il pezzo dove questo rapporto \u00e8 compreso tra 20 e 10 e <em>mortaio<\/em> quando il rapporto scende sotto a 10. Pi\u00f9 scende il rapporto,\u00a0 pi\u00f9 curvo (a campanile) \u00e8 il tiro, il cannone \u00e8 quindi ideale per tiro lungo, dritto e libero con proiettili di medio calibro (molto usati furono i 149 mm con una gittata anche fino a 14 Km), l\u2019obice e mortaio permette anche l\u2019utilizzo di grossi calibri quali il 305 mm italiano o il 420 mm austro-ungarico. Dal 1911 al 1915 circa si inizi\u00f2 quindi a fortificare anche lo spartiacque Agordino-Zoldano, realizzando negli anni tra il 1910 ed il 1912 il fortino di F.lla Mosches\u00ecn che era concepito come ricovero per un plotone, insieme a questo vennero tracciate mulattiere militari da Conaggia fino a Malga Foca e poi Malga Mosches\u00ecn e F.lla Mosches\u00ecn. Queste nuove strade annullavano l\u2019antica e pi\u00f9 scomoda viabilit\u00e0 tra La Valle Agordina e Zoldo attraverso F.lla Gia\u00f3n ora riattivata e denominata <em>Via dei<\/em> <em>Capitaniati<\/em>. L\u2019anno 1916 vide grandi battaglie su tutto il fronte della Grande Guerra; relativamente al saliente trentino vi fu l\u2019attacco austro-ungarico denominato <em>Strafexpedition<\/em> con il quale il nemico cerc\u00f2 di sfondare sugli altopiani vicentini per raggiungere il mare e isolare l\u2019intero esercito italiano nel fondo di sacco formato dalla pianura veneto-friulana. Alla luce anche di questo avvenimento, il generale Cadorna diede nuove disposizioni tattico-strategiche per le fortificazioni in montagna spostandole dal mero fondovalle alle alture ottenendo un duplice effetto: quello di una ottimizzazione del parco artiglieria, essenzialmente costituito da cannoni i quali avevano bisogno di spazio aperto per il tiro (essendo armi a tiro teso) e quello di costituire dei capisaldi facilmente difendibili. Cos\u00ec venne progettata una rete di mulattiere che nella nostra zona partivano dal Cimonega-Piz Sagron per raggiungere il M.Rite posto a cavallo tra la Valle del Ma\u00e8 e quella del Boite. Veniva cos\u00ec rinforzato un sistema difensivo denominato \u201cLinea Gialla\u201d sul citato tracciato. Questa linea doveva essere utilizzata come linea \u201csuperfortificata\u201d per contenere il nemico in caso di attacco massiccio: va da s\u00e9 che se non ci fosse stata la rotta di Caporetto e la ritirata italiana sul Piave, probabilmente tutta la Conca Agordina si sarebbe trovata, in caso di attacco, nelle stesse penalizzanti condizioni di Livinallongo, ai piedi del Col di Lana. Effettivamente fu tentato un arroccamento su questa linea durante la ritirata nel novembre 1917, ma fu subito abbandonata l\u2019idea per i tempi ristretti concessi per posizionare gli armamenti e per la totale mancanza di supporto logistico per le truppe. Per la \u201cLinea Gialla\u201d nella Conca di Agordo venne individuato un caposaldo con batteria d\u2019artiglieria in caverna alla Sella del Col dei Ciot, all\u2019estremit\u00e0 sud-ovest del M.Celo, soprastante la Conca Agordina e dal quale i cannoni (4 cannoni da 149 mm) previsti, potevano battere da Passo Cereda alla Valle del Biois; contemporaneamente sembra fossero state previste anche delle postazioni su piazzale defilato per i grossi obici da 305 mm. Naturalmente venne studiata una cortina di efficaci collegamenti tramite mulattiere che potevano essere usate anche in funzione di arroccamento su M.Celo\u00a0 e M. Vallaraz con una batteria di cannoni in caverna (4 cannoni probabilmente di piccolo-medio calibro in 4 distinte caverne) a F.lla Folega-F.lla Pongol; questi ripari sono posti uno per lato a F.lla Folega e a F.lla P\u00f3ngol, tutti circa alla stessa quota e costituiscono una struttura molto singolare. I pezzi d\u2019artiglieria che dovevano essere ospitati in queste caverne avevano una gittata massima di 10 km e battevano la zona dal Passo Duran al Monte Framont sopra Agordo. Le opere in caverna erano supportate, la prima dalla grande mulattiera Torn\u00e8r- Col dei Ciot e la seconda dalla mulattiera La Muda-F.lla P\u00f3ngol (<em>detta anche dei Cartifai).<\/em> La mulattiera dal Col dei Ciot a F.lla Folega (visibile anche da Agordo) e quella del M.Vallaraz-Scalabras-Mosches\u00ecn avevano funzione di collegamento e arroccamento. Il fiancheggiamento di questa struttura difensiva identificabile anche come <em>Ridotto Agordino<\/em>, era dato dalle postazioni del Pian\u00e0z sopra Val Imperina e dalle postazioni di F.lla Mosches\u00ecn. Da F.lla Mosches\u00ecn la \u201cLinea Gialla\u201d si portava sul Passo Dur\u00e0n (dove trovavano posto 12 piccole postazioni di mitragliatrice in galleria ed una postazione d\u2019artiglieria in caverna) e per servire il valico venne costruita una strada militare che ora \u00e8 l\u2019attuale SS n.347. Le mulattiere della Grande Guerra sul M.Celo-M.Vallaraz hanno uno sviluppo complessivo di circa 40 Km comprensivi della mulattiera Cancellade-Roit(Ruit), della mulattiera della G\u00f3za e quella dei Cop\u00ecn (localit\u00e0 situate sul M.Celo), nonch\u00e9 della mulattiera che da F.lla P\u00f3ngol sale alla vetta del M.Celo stesso: qui sotto la vetta vi \u00e8 una postazione d\u2019artiglieria in caverna. La montagna rappresent\u00f2 quindi un\u2019unica grande fortezza, inserita in un sistema difensivo che nel solo territorio di La Valle Agordina, vide la costruzione di ben 102 gallerie (finora catalogate). Non tutte queste opere vennero realizzate nel corso della I Guerra Mondiale: i Nazisti le utilizzarono per le loro necessit\u00e0 tattiche in senso inverso durante l\u2019autunno-inverno 1944-45 e primavera 1945 aumentando il potenziale difensivo tramite un\u2019impresa tedesca, la Todt che realizz\u00f2 numerose altre gallerie e bunker per contenere un attacco da sud. Praticamente la \u201cLinea Gialla\u201d della Grande Guerra venne utilizzata\u00a0 dai Nazisti (ma solo sulla carta) per controbattere gli Alleati nello scacchiere dell\u2019Italia settentrionale nell\u2019estrema difesa del Reich. In quel momento, a distanza di circa 30 anni dalla sua originaria fortificazione, il M.Celo e F.lla Folega ritornarono\u00a0 ad essere il cardine di una struttura difensiva: si pu\u00f2 aggiungere che solo nella zona di Roit-Noach vennero costruiti 22 bunker con drenaggio acque, centinatura in legno e isolamento in faesite e carta catramata, alloggi sotterranei perfetti, taluni lunghi anche 45 metri per una larghezza di 3.5 metri ed una altezza di 3 metri circa).\u00a0 I Nazisti avevano quindi l\u2019intenzione di portare la loro frontiera stabile in questa zona: il progetto era coperto da segretezza, tant\u2019\u00e8 che agli operai italiani che lavoravano per la realizzazione di questi bunker i tedeschi stessi raccontavano che li facevano lavorare solo per tenerli sotto controllo, distanti dai partigiani; del resto il territorio della provincia di Belluno era stato inserito di forza nel Terzo Reich.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"661\"><strong><em>Forte di Forcella Mosches\u00ecn<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La decisione di presidiare e fortificare F.lla Moschesin prese corpo negli ultimi anni del 1800 ed i primi del 1900. Vi erano all\u2019epoca pressioni delle popolazioni della Valle di Zoldo per la costruzione di una strada attraverso F.lla Staulanza che avrebbe garantito alla valle uno sbocco verso Selva di Cadore e soprattutto verso l\u2019alta Valle del Cordevole nonch\u00e9 il Tirolo; il progetto avrebbe notevolmente incentivato la disastrata economia zoldana basata sulle officine fabbrili per la fabbricazione di chiodi ed altri manufatti, messa in ginocchio alcuni anni prima dall\u2019involuzione dell\u2019assetto economico locale cui si era aggiunta la \u201cbrentana terribile\u201d, un\u2019alluvione poderosa che in un sol colpo aveva distrutto la maggior parte delle officine fabbrili (fusinele) della vallata. Ma la costruzione della strada attraverso F.lla Staulanza non rientrava negli obbiettivi strategici degli alti comandi che guardavano con preoccupazione il contemporaneo svilupparsi di una buona rete viaria nel vicino Tirolo, quindi in caso di conflitto non bisognava creare una viabilit\u00e0 di penetrazione verso la Valle del Piave utile al nemico in caso di aggressione. Si continuava cio\u00e8 a pensare lo Zoldano e l\u2019Agordino come aree \u201ccuscinetto\u201d a scarsa viabilit\u00e0 di fondovalle per rallentare il nemico ed attenderlo sulle linee fortificate: la precaria viabilit\u00e0 avrebbe ostacolato il nemico in avanzata nel procurarsi i rifornimenti dalle proprie retrovie in Tirolo. Nel 1906 gli alti comandi, a fronte di una nuova richiesta dei Comuni locali per sollecitare la costruzione di una strada attraverso F.lla Staulanza, affermarono che la costruzione di tale strada avrebbe facilitato l\u2019aggiramento delle linee di difesa permanenti Italiane poste sul Cordevole (<em>Tagliata di S.Martino<\/em>, gi\u00e0 operativa dal 1896 circa) e sul Boite. Restava per\u00f2 il fatto che bisognava guarnire quel tratto di frontiera coincidente con la Val di Zoldo. Si decideva cos\u00ec di intervenire su diversi punti uno dei quali era F.lla Mosches\u00ecn. Qui venne deciso di erigere sull\u2019insellatura un ricovero da guarnire con un corpo di guardia composto da un plotone. Il progetto per la costruzione del ricovero, ridimensionato dall\u2019Ispettorato Generale del Genio, venne approvato dal Comando del C.S.M. (foglio n.451 del 03\/03\/1910) e poi trasmesso al Ministero della Guerra ottenne i fondi necessari alla costruzione concessi con dispaccio n. 5704 del 18 aprile 1910.<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a> Ma gi\u00e0 prima di questa data la F.lla Mosches\u00ecn era oggetto di attenzioni e frequentazione da parte dei militari, tanto che nel 1909 il Comune di La Valle Agordina ricevette la prima missiva riportata qui a seguito. Negli anni seguenti poi iniziarono i lavori di costruzione del forte e della viabilit\u00e0 d\u2019accesso.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<h6>Alcune fasi della costruzione delle mulattiere La Valle &#8211; Mosches\u00ecn<\/h6>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>7\u00b0 REGGIMENTO\u00a0 ALPINI<\/em><\/p>\n<p><em>Battaglione\u00a0 Feltre<\/em><\/p>\n<p><em>Agordo 22 Maggio 1909<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Al Sindaco del Comune di La Valle<\/em><\/p>\n<p><em>Oggetto: Riattamento del ponte dell\u2019Ortigas<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scorso anno i muli di questo battaglione nel recarsi alla Forcella Mosches\u00ecn incontrarono varie difficolt\u00e0 al Ponte dell\u2019Ortigas il quale era rotto in diversi punti. Nella supposizione che quest\u2019anno il ponte si trovi nelle medesime condizioni, questo Comando nell\u2019interesse comune, si offre di fornire il personale occorrente per il riattamento di detto ponte purch\u00e9 codesto Municipio fornisca legname e chiodi sufficienti per tale lavoro. Si attende una risposta. Il Maggiore Comandante del Battaglione.(firmato: Pellegrini).<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\"><strong>[v]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>(Nota dell\u2019autore: il Ponte dell\u2019Ortigas era il ponte situato sul Valin de S.Antoni dove ora la strada passa incassata in roccia; tale impluvio \u00e8 tuttora chiamato Valin dell\u2019Ortigaz).<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><u>La Valle Agordina 24 Ottobre 1910<\/u><\/em><\/p>\n<p><em><u>\u00a0<\/u><\/em><\/p>\n<p><em>Delibera di Consiglio Comunale:<\/em><\/p>\n<p><em>Oggetto:\u00a0 Ratifica di delibera Municipale d\u2019urgenza 31 Luglio 1910 sul taglio piante e stanghe per costruzione ricovero militare alla Forcella Moschesin.<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\"><strong>[vi]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><u>La Valle Agordina 9 Settembre 1912<\/u><\/em><\/p>\n<p><em><u>\u00a0<\/u><\/em><\/p>\n<p><em>Delibera di Giunta Municipale:<\/em><\/p>\n<p><em>Il Sindaco riferisce quanto segue: Avendo ricevuto una lettera ieri sera dall\u2019ufficiale incaricato dei lavori della strada mulattiera dalla Casera Foca passando alla Casera Moschesin e Forcella Premper il quale domanda d\u2019urgenza che gli venga concessa n\u00b0 10 piante per i bisogni occorrenti a riattare detta strada. Considerato che detta strada \u00e8 servibile anche per i Comunisti. <\/em><\/p>\n<p><em>La Giunta Municipale concorde ed a voti unanimi delibera in via d\u2019urgenza di concedere gratuitamente la martellata di n\u00b0 10 piante richieste ed all\u2019occorrenza quel numero di piante che l\u2019Agente Forestale incaricato d\u2019accordo con l\u2019ufficiale direttore dei lavori considera necessarie e nella localit\u00e0 in prossimit\u00e0 della strada stessa.<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\"><strong>[vii]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>(nota dell\u2019autore: comunisti=abitanti del comune, in lingua italiana pre-bolscevica dell\u2019epoca ).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><u>La Valle Agordina\u00a0 6 Ottobre 1912<\/u><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Deliberazione di Consiglio Comunale n.437<\/em><\/p>\n<p><em>Oggetto: Costruzione strada mulattiera dal Pont Ortigaz alla sommit\u00e0 del Col di Ligam.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Riferito dall\u2019Assessore Da Roit Costantino come il Capitano del Distaccamento Alpino di Agordo che sta costruendo la strada mulattiera a scopo militare, che sarebbe necessaria la combinazione oltre a quella costruenda prolungarla dal Ponte Ortigaz al Col de Ligam perch\u00e9 utilissima e necessaria anche al Comune e chiede la somma di Lire 500:00 etc&#8230;.<\/em><\/p>\n<p><em>Delibera la costruzione da parte del distaccamento alpino del tronco di strada da Pont Ortigaz al Col de Ligam colla corresponsione di Lire 500:00 etc&#8230;&#8230;<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\"><strong>[viii]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Da questi documenti capiamo chiaramente che non esisteva fino al 1912 il tratto di strada che da S. Antonio (<em>Val\u00ecn Ortigaz)<\/em> porta fino in prossimit\u00e0 dell\u2019attuale penultimo tornante prima di arrivare a Malga Foca. La strada, fino a quella data, da S.Antonio proseguiva verso Piqual sull\u2019attuale tracciato e di l\u00ec saliva a Malga Foca lungo la Cal del Ligam per\u00a0 poi arrivare alla malga. Lo stesso dicasi per la strada che, nel 1912, si dice\u00a0 in costruzione a valle del Ponte Ortigaz che poi \u00e8 l\u2019attuale tracciato che dalla base del Bot dei Mur\u00e8r porta alla Madonna e poi sale a S.Antonio. Prima del 1912 la strada era l\u2019attuale \u201cstrada vecia\u201d che dalla base del Bot dei Mur\u00e8r si porta alla Madona Vecia\u00a0 da dove si diparte una diramazione che da un lato consente di attraversare le Pontes\u00ece e dall\u2019altro sale alla Madonna attuale e prosegue per Folega. Dalla Madona Vecia il tracciato sale quindi a S.Antonio dove si trovava un ponte notevolmente disastrato stando alla nota sopra descritta. Da Piqual, oltre che la Cal del Ligam che portava a Malga Foca, vi era un\u2019altra strada che salendo il Col Sar\u00e8n portava in prossimit\u00e0 del Lag del R\u00f9 dove, su una cartografia di inizio 1800 compaiono delle costruzioni.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Infortuni sul lavoro per la costruzione delle mulattiere del Monte Celo <a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[ix]<\/a><\/strong><\/p>\n<p>(Interessanti per determinare le date di costruzione dei vari tronchi di mulattiera)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>5\u00b0 Reggimento Genio Minatori<\/em><\/p>\n<p><em>Lavori stradali della Muda\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Muda 11 settembre 1915<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Al Comando dello Sbarramento Cordevole (Miniere)<\/em><\/p>\n<p><em>Oggetto: Rapporto circa la lesione riportata dall\u2019operaio Bulf Giobbe al n\u00b0 matricola 111<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi il d\u00ec 11 settembre alle ore 3 pomeridiane sono stato avvertito dal capo squadra Lena Giuseppe che il nominato Bulf Giobbe di professione falegname di anni 24 residente nel Comune di Taibon al n\u00b0 111 di matricola mentre si trovava lungo il tratto stradale in costruzione Muda-Casera Roit \u00e8 stato colpito da un disgraziato incidente.<\/em><\/p>\n<p>(&#8230;&#8230;&#8230;..) fatto accompagnare all\u2019ambulatorio delle Miniere per la dovuta medicazione, indi alla propria abitazione.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0 il Bulf Giobbe fu medicato alla infermeria della Tagliata S.Martino dal Capitano Medico Direttore (Buson ?) come risulta da altra nota allegata.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Direzione Lavori Stradali\u00a0 Muda-Casere Roit<\/h3>\n<p><em>Agordo 16 giugno 1916<\/em><\/p>\n<p><em>Il d\u00ec 16 giugno 1916 alle ore 9.30 antimeridiane, sono stato avvertito dall\u2019assistente Costa Luigi, sergente del 96\u00b0 Battaglione diM.T. che il nominato Bordignon Giulio fu Giovanni, minatore, nato a La Valle nel 1898, mentre si trovava sui lavori di costruzione della strada militare Muda-Casere Roit \u00e8 stato colpito da un disgraziato accidente. (&#8230;..)si recava a prendere acqua su quei pressi, cadde a terra battendo sopra ad un sasso tagliente ferendosi alla coscia destra (&#8230;.).<\/em><\/p>\n<p><em>Il Tenente Direttore dei Lavori<\/em><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Infermeria Tagliata S.Martin-Agordo<\/h3>\n<p><em>Tagliata add\u00ec 16 giugno 1916<\/em><\/p>\n<p><em>Al Comando Sbarramento Val Cordevole &#8211; Agordo<\/em><\/p>\n<p><em>Io qui sottoscritto ho visitato l\u2019operaio minatore Bordignan Giulio del fu Giovanni di anni 18, domiciliato a La Valle il quale asserisce che stamattina alle ore 9 \u00bd\u00a0 mentre si recava a prendere acqua nei pressi di Casera Roit scivol\u00f2 e cadde a terra battendo la coscia destra sopra un sasso tagliente(&#8230;.).<\/em><\/p>\n<p><em>Il Capitano Medico (Buson ?)<\/em><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori-Comando Sbarramento Cordevole<\/h3>\n<h3>Illustrissimo Sign. Sindaco di La Valle<\/h3>\n<p>Si rende noto che il giorno 8 marzo 1917 alle ore 12, per improvviso scoppio di mina fu infortunato l\u2019operaio minatore De Col Giovanni di Luigi, d\u2019anni 44 di La Valle. Localit\u00e0 Casera Pradusel.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<p>Illustrissimo Sign.Sindaco di La Valle<\/p>\n<p>Oggi il d\u00ec 7 maggio 1917 alle ore 9 sono stato avvertito dal Capo squadra Sign. Schena Giuseppe che il nominato De Col Antonio di anni 34, minatore, al n\u00b054 di matricola, mentre lavorava sulla mulattiera Val Clusa-Ponte della Forchetta \u00e8 stato colpito da un disgraziato accidente.(&#8230;) \u00e8 stato travolto da un sasso staccatosi improvvisamente dall\u2019alto e gettato nel burrone sottostante(&#8230;.). Sul luogo furono prestate le prime cure del caso, indi fu condotto\u00a0 all\u2019 infermeria della Tagliata S.Martino per le medicazioni e poi accompagnato a casa propria a La Valle.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<p><em>Illustrissimo Sign. Sindaco di La Valle<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi 22 maggio 1917 alle ore 15 sono stato avvisato dal Ten. Manzi Sign.Angelo addetto ai lavori alla Sella del Colle del Ciot, che il nominato De Nardin Antonio di anni 17 domiciliato nel Comune di Agordo, alle ore 15, nel mentre assisteva al lavoro nel sentiero Sella del Colle del Ciot-Follega fu colpito da un disgraziato accidente.(&#8230;&#8230;..) fu colpito alla testa da un sasso staccatosi improvvisamente in seguito allo scoppio di una mina (&#8230;&#8230;..) Sul luogo furono prestate le prime cure del caso e poi sollecitamente\u00a0 trasportato all\u2019infermeria di S.Martino ove trovasi attualmente. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Il direttore dei lavori.<\/em><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Comando Genio IV a Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<h3>Illustrissimo Sign. Sindaco di La Valle<\/h3>\n<p>Oggi il 29 maggio 1917 alle ore 10,30 sono stato avvertito dal capo squadra Sign. Schena Giuseppe, addetto ai lavori di Pongol di Forcella Follega, che il nominato Mottes Sabe fu Lucca, di anni 50, minatore,domiciliato nel Comune di Rivamonte, alle ore 10,30 nel mentre assisteva al lavoro sulla mulattiera in localit\u00e0 Pongol di Follega, fu colpito da un disgraziato accidente.(&#8230;&#8230;.) mentre l\u2019operaio Mottes Sabe era intento a picconare in un sasso una scheggia lo colp\u00ec all\u2019occhio sinistro(&#8230;..). Fu sollecitamente inviato all\u2019ospedale da campo 0.47 di Agordo ove furono prestate le cure del caso, da dove venne inoltrato alla propria casa.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<h3>Illustrissimo Sign.Sindaco di La Valle<\/h3>\n<p><em>Oggi il 31 maggio 1917 alle ore 11,30 sono stato avvertito dal capo squadra Sign. Schena Giuseppe, addetto ai lavori di Pongol di Forcella Follega, che il nominato\u00a0 De Gottardo Giovanni fu Giacomo, minatore, domiciliato nel Comune di La Valle, alle ore 11,30, nel mentre assisteva al lavoro sulla mulattiera, in localit\u00e0 Pongol, fu colpito da un disgraziato accidente.(&#8230;&#8230;)era intento a staccare un sasso con un palo-leva, sdrucciol\u00f2, causa il terreno umido; ed il sasso staccatosi lo invest\u00ec colpendolo alla gamba sinistra(&#8230;.). Sul luogo furono prestate le prime cure del caso e poi sollecitamente trasportato all\u2019ospedale da campo 0.73 di Agordo ove trovasi attualmente. <\/em><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<p><em>Illustrissimo Sign.Sindaco di La Valle<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi 2 giugno 1917\u00a0 alle ore 15 sono stato avvisato dal Ten. Manzi Sign.Angelo addetto ai lavori alla Sella del Colle del Ciot, che il nominato Bristoch Giordano di Giuseppe di anni 14, garzone, al n\u00b0 12 di matricola, domiciliato nel Comune di La Valle, alle ore 3 antimeridiane, nel mentre aiutava il fabbro, in localit\u00e0 Sella del Colle del Ciot, fu colpito da un disgraziato accidente. (&#8230;&#8230;.) mentre l\u2019operaio Bristoch Giordano\u00a0 aiutava il fabbro per appuntare i pistoletti, gli cadeva sul piede destro un pezzo di ferro arroventato (&#8230;&#8230;).Sul luogo furono prestate le prime cure del caso e poi sollecitamente\u00a0 trasportato all\u2019infermeria della Tagliata di S.Martino ove trovasi attualmente. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Il direttore dei lavori.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<h3>Comando Genio IV a\u00a0 Armata-Ufficio Lavori<\/h3>\n<h3>Illustrissimo Sign.Sindaco di La Valle<\/h3>\n<p>Oggi il 26 giugno 1917 alle ore 15 sono stato avvertito dall\u2019operaio Conedera Giuseppe, addetto ai lavori di Pongol a Forcella Follega, che il nominato Conedera Giuseppe di Massimiliano di anni 15, manovale, al n\u00b0 32 di matricola, domiciliato nel Comune di Rivamonte, alle ore 8 antimeridiane nel mentre lavorava sulla mulattiera Pongol, fu colpito da un disgraziato accidente.(&#8230;..) mentre era intento a lavorare sulla mulattiera Pongol-Forchetta Val Clusa-Muda, un sasso caduto dall\u2019alto lo colpiva alla gamba (&#8230;.). Fu sollecitamente inviato all\u2019ospedale 0.73 di Agordo ove furono prestate le cure del caso, da dove venne inoltrato alla casa propria.<\/p>\n<p><strong>*******<\/strong><\/p>\n<p><strong>Batteria d\u2019artiglieria in caverna della Sella del Col dei Ciot <a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\">[x]<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Lo sbarramento difensivo sul Ma\u00e8 era da molti ritenuto insufficiente tanto che si riteneva utile se non indispensabile un suo rafforzamento con un\u2019 opera corazzata che servisse a garantire il fianco SO della fortificazione di M.Rite, ma tale soluzione era molto dispendiosa. Il comandante della IV.a Armata\u00a0 S.A.R. il Duca d\u2019Aosta rispose a tali richieste dicendo che a suo parere il mancato rafforzamento dell\u2019area del Ma\u00e8 poteva essere compensato dalla struttura di M. Rite in Val Boite e della <em>Sella del Col dei Ciot (1526 m)<\/em> a sud di La Valle Agordina (foglio n.102 del 31\/10\/1910<em>).<\/em><a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\">[xi]<\/a> Veniva quindi calcolato un raggio d\u2019azione dei cannoni da 149G di M. Rite di 14 km e tale raggio d\u2019azione riusciva a coprire\u00a0 nella direzione di Agordo un triangolo con vertice il M. Rite ed angoli di base posti sui colli di La Valle Agordina e sul M. Pelsa con una linea ideale di massima gittata che passava tra Moiazza e Framont. L\u2019apertura d\u2019ingresso del tiro era data dal Passo Duran peraltro anch\u2019 esso sede di fortificazioni. Quindi tutta la Conca Agordina e la conca di Gosaldo fino al Passo Cereda dovevano essere coperte dalle batterie posizionate sul M.Celo e precisamente alla <em>Sella del Col dei Ciot <\/em>ed a F.lla Folega.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La batteria di Col Pradamio e la difesa della Valle del Ma\u00e8 <\/strong><\/p>\n<p>Alla fine del XIX Sec. anche la difesa a sud-ovest del <em>Ridotto Cadorino <\/em>dava grosse preoccupazioni allo Stato Maggiore Italiano, perch\u00e9 era ritenuta molto probabile una manovra di aggiramento di queste fortificazioni, attraverso le Valli del Cordevole e del Ma\u00e8 praticamente sguarnite. Le preoccupazioni degli Italiani erano pi\u00f9 che giustificate, tanto che\u00a0 gli Austriaci avevano pronto un piano per l\u2019aggiramento della stretta di Venas e del campo trincerato di Pieve di Cadore, avendo come punto d\u2019arrivo Forno di Zoldo attraverso due possibili direttrici: la prima Vodo-Pian de Coloi-Forcella Chiandolada-Bortolot-Sagni-La Fratta-Bragarezza-Forno di Zoldo; la seconda: Ven\u00e0s-Ponte la Chiusa-Fienili la Volta-Massarie-Cibiana-La Sega-Fienili Muro-Tabi\u00e0 Deona-Fornesighe-Villanova-Forno di Zoldo.<a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\">[xii]<\/a> Gli abitanti della Val di Zoldo, alla fine dell\u2019Ottocento, chiedevano con insistenza la costruzione di una rotabile che da fondovalle salisse a F.lla Staulanza per arrivare a Selva di Cadore: forzatamente, se si costruiva questa strada bisognava anche difendere maggiormente la Valle del Ma\u00e8, perch\u00e9 una tale via di comunicazione troppo si prestava ad un aggiramento della <em>Fortezza Cadore-Ma\u00e8.<\/em> Le alte gerarchie militari, nella fattispecie l\u2019Ufficio Scacchiere Operativo aveva espresso parere negativo sulla costruzione della rotabile di F.lla Staulanza gi\u00e0 nel 1881.<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\">[xiii]<\/a> Il C.S.M. dava un\u2019ulteriore parere negativo nel 1901 ed ancora nel 1903, motivato dalla totale mancanza di sbarramenti difensivi atti allo scopo in Valle del Ma\u00e8. Nel 1906 per\u00f2 il Ministero, concedendo il nulla osta per la costruzione della strada, spiazzava l\u2019Ufficio Scacchiere Operativo mettendolo il condizione di provvedere a guarnire la difesa anche in questa zona. Nel 1908 venne cos\u00ec presa la decisione di rafforzare le opere di difesa sul Ma\u00e8 e nel 1909 veniva presentata dall\u2019Ufficio Scacchiere Operativo una proposta in tal senso prospettando la fortificazione di Col Pradamio<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\">[xiv]<\/a>.\u00a0 Lo studio prevedeva la realizzazione di una rotabile d\u2019accesso a Col Pradamio con la realizzazione di una postazione per cannoni da 149G e la realizzazione di un corpo di guardia ai Casoni con un piccolo ricovero. Congiuntamente veniva decisa la realizzazione di un ricovero a F.lla Mosches\u00ecn per controllare il collegamento tra la Conca di Agordo e la Val di Zoldo. L\u2019opera di difesa di Col Pradamio fu soggetta a diversi tagli tali da rendere molto pi\u00f9 economica la realizzazione dell\u2019opera e fu oggetto di contrastanti opinioni sulla effettiva utilit\u00e0 di quest\u2019ultima alla luce della costruenda opera del Col della Sparlonga (a sud di Longarone) che con i suoi cannoni da 149 A avrebbe facilmente contrastato un\u2019irruzione nemica nella Valle del Ma\u00e8. Nel 1912 si continuava a ribadire il concetto della necessit\u00e0 di potenziare la difesa a fronte della costruzione della nuova strada di F.lla Staulanza che avrebbe permesso agli Austriaci di penetrare facilmente in Val di Zoldo. Rimanevano quindi aperte tutte le possibilit\u00e0 prospettate e\u00a0 cio\u00e8 gli sbarramenti sul Col Castellin o sul Col Baion e quello di Col Pradamio. Venne quindi nominata una commissione avente per obiettivo lo studio strategico del circondario di Longarone, compresa la difesa della Valle del Ma\u00e8, da tanti ritenuta gi\u00e0 idonea, senza ulteriori opere, essendo garantita dai cannoni del M.Rite e da quelli della <em>Sella del Col dei Ciot<\/em> in comune di La Valle Agordina.<a href=\"#_edn15\" name=\"_ednref15\">[xv]<\/a> Vedremo come poi negli anni successivi vennero fortificati, il Col Baion, lo Spiz Zu\u00e8l ed il Col de Sal\u00e8ra. Contemporaneamente svan\u00ec anche il progetto di una interruzione stradale a <em>Bas di Caora<\/em> presso Mezzocanale.<\/p>\n<h2>\u201cL\u2019Avvertenza\u201d del Generale Aliprindi (1914)<a href=\"#_edn16\" name=\"_ednref16\"><strong>[xvi]<\/strong><\/a><\/h2>\n<h2>Comando del V Corpo d\u2019Armata &#8211; Avvertenza<\/h2>\n<p>E\u2019 vietato severamente l\u2019accesso ed il transito delle zone in immediata vicinanza delle fortificazioni, che risultano delimitate da appositi pali con cartelli indicatori o dai termini lapidei di servit\u00f9 militare. E\u2019 vietato inoltre alle persone non munite di speciale autorizzazione di questo comando qualsiasi rilievo topografico o fotografico, nonch\u00e9 qualsiasi ricerca geologica o mineraria nella zona delimitata dai seguenti punti e comprendente in parte o in tutto il territorio di questo comune.<\/p>\n<p>1a Zona: Borca-R.Assola-M.Penna-Zopp\u00e8-Fornesighe-M.Castellin-M.Sfornioi-M.Dubiea-Colle Duoghi-Perarolo-Col Pelos-M.Vedorchia-M.Piduel-T.Talagona-Calalzo-Valle Oten- Valle Pa\u00e8-Pendici Crode di S.Pietro-Pendici M.Antelao.<\/p>\n<p>2a Zona: Adiacenze dei Becchi di Impostanda e Forcella Piccola.<\/p>\n<p>In questa zona \u00e8 proibito il porto di macchine fotografiche. Queste ultime dovranno essere depositate:<\/p>\n<ul>\n<li>Alla stazione dei C.C.R.R. di Pieve di Cadore dalle persone transitanti per M.Tranego-S.Dionigi-Costa Piana-M.Vedorchia-M.Piduel;<\/li>\n<li>presso il sindaco del Comune di Valle dalle persone transitanti per Col Vidal e Vinigo;<\/li>\n<li>presso il sindaco del Comune di Cibiana dalle persone transitanti per M.Ritte, Cibiana ed adiacenze;<\/li>\n<li>presso il sindaco del Comune di Perarolo dalle persone transitanti per Perarolo, Col Pelos ed adiacenze;<\/li>\n<li>presso il sindaco del Comune di Borca dalle persone transitanti lungo la rotabile nazionale, presso Borca, sulle Pendici di M.Antelao e regione adiacente a Forcella Piccola;<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>I contravventori delle suaccennate prescrizioni saranno deferiti all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria quali sospetti di spionaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Verona\u00a0 Maggio 1914 Il Tenente Generale Comandante del Corpo d\u2019Armata<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aliprindi<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Le fortificazioni dello Spiz Zu\u00e8l e Col de Sal\u00e8ra<\/strong><\/p>\n<p>Le prime ispezioni sullo Spiz Zu\u00e8l e sul Col de Sal\u00e8ra risalgono probabilmente al\u00a0 1915. Nel mese di dicembre del 1916 si raccolse anche la documentazione fotografica del sito e delle visuali panoramiche per la definizione della strategia difensiva delle opere.<\/p>\n<p><strong>Col de Sal\u00e8ra<\/strong><\/p>\n<p>Dal Col de Sal\u00e8ra \u00e8 possibile inquadrare visivamente anche il Col di Lana ed il M. Pore attraverso F.lla Staulanza e questo dava ulteriore importanza al sito tanto che nel luglio del 1916 era stato predisposto un progetto per la realizzazione di una postazione d\u2019artiglieria in caverna formata da un singolo imbocco che dopo 30 m circa di galleria si biforcava in due gallerie lunghe circa 70 m cadauna le quali portavano a due caverne di tiro le quali verosimilmente, date le dimensioni, avrebbero dovuto ospitare cannoni da 149 mm con direzione di tiro NO e NO-O. Lo sviluppo complessivo delle gallerie di\u00a0 Col de Sal\u00e8ra era di circa 170 m per una larghezza di 3-3.5 metri ed un\u2019altezza di 3.Le caverne di tiro erano previste di dimensione 4.5 x 4.5 m ed un\u2019altezza di 3.5 m. La quota sul livello del mare delle camere di tiro era a circa 1592 m.<a href=\"#_edn17\" name=\"_ednref17\">[xvii]<\/a><\/p>\n<p><strong>Spiz Zu\u00e8l <\/strong><\/p>\n<p>Il progetto della postazione di cannoni in caverna dello Spiz Zu\u00e8l constava di quattro postazioni in caverna collegate da una rete con sviluppo di circa 340 m di gallerie. Un primo ingresso che serviva le due postazioni ad ovest (prima e seconda) era posto a quota 1981 m mentre un secondo ingresso, collegato all\u2019esterno col primo tramite una strada, serviva le postazioni ad est ed era posto a quota 1977 m circa, mentre su un piazzale posto a poca distanza trovava posto un gruppo di perforazione (compressori). I due ingressi erano collegati anche internamente tramite galleria prima delle biforcazioni per le caverne di tiro. Date le dimensioni delle caverne (uguali a quelle del Col di Sal\u00e8ra) si presume che dovessero essere armate con cannoni da 149 A; la direzione di tiro variava da N-NO della prima camera a NE della quarta. Le quote delle singole caverne erano: 1983, 1979, 1976 e 1970 m.<a href=\"#_edn18\" name=\"_ednref18\">[xviii]<\/a> I lavori sulla prima galleria erano sicuramente in corso il 29 novembre del 1916,<a href=\"#_edn19\" name=\"_ednref19\">[xix]<\/a> mentre opere esterne erano in fase di realizzazione gi\u00e0 nel 1915.<a href=\"#_edn20\" name=\"_ednref20\">[xx]<\/a><\/p>\n<h4>Utilizzo\u00a0 della\u00a0 \u201cLinea\u00a0 Gialla\u201d<\/h4>\n<p>Dopo la disfatta di Caporetto, s\u2019impose il problema della ritirata della IV.a\u00a0 Armata dalle Dolomiti al Piave. Il 3 novembre del 1917 il Generale Cadorna si rese conto che la ritirata della IV.a Armata procedeva molto pi\u00f9 lentamente del previsto e la stessa rischiava di essere isolata dagli Austriaci con la presa dell\u2019alta e media Val Belluna che avrebbe portato ad un totale aggiramento. Gi\u00e0 il 26 ottobre 1917, con dispaccio n\u00b0 4998, il Generale Cadorna aveva ordinato al generale Di Robilant il ripiegamento sulla \u201cLinea Gialla\u201d. Con successivo dispaccio n\u00b0 5015 del 27 ottobre il generale Cadorna ribadiva al Di Robilant di ripiegare ed attestarsi sulla \u201cLinea Gialla\u201d entro il giorno corrente. A tali ordini il Di Robilant non aveva corrisposto pienamente ritenendo difficile occupare le alte quote della linea per la presenza della neve e pertanto si era attestato solo nei fondovalle, tale decisione fu approvata da Cadorna il 29 ottobre. Sembra per\u00f2 che il Di Robilant volesse comunque mantenersi in Cadore indipendentemente da quello che succedeva sul resto del fronte: quando il Comando Supremo si rese conto di questo erano gi\u00e0 stati persi due giorni soltanto il 3 novembre Cadorna ordin\u00f2 categoricamente a Di Robilant di ritirarsi.<a href=\"#_edn21\" name=\"_ednref21\">[xxi]<\/a> Il giorno 5 novembre del 1917 il Comandante del IX\u00b0 Corpo, raccomandava alle retroguardie del Val Cismon e Val Cordevole di non abbandonare le posizioni della \u201cLinea Gialla\u201d prima del completo passaggio del I\u00b0 Corpo, quindi di accorparsi alla <em>Tagliata di S.Martino<\/em>, a Gena Bassa in Valle del Mis e a Casera Guarda in Val Caorame per poter essere evacuate sugli ultimi autocarri dello stesso I\u00b0 Corpo.<a href=\"#_edn22\" name=\"_ednref22\">[xxii]<\/a> Contemporaneamente la <em>Fortezza Cadore-Ma\u00e8<\/em>\u00a0 doveva evitare che il nemico forzasse la \u201cLinea Gialla\u201d e proteggere cos\u00ec anche la Valle del Ma\u00e8 in modo che gli Austriaci non potessero disturbare sul fianco la ritirata italiana verso Belluno. L\u2019ordine era di tenere le posizioni fino alla notte entrante sull\u201911 novembre, dopodich\u00e8 avrebbero dovuto ritirarsi e costituire la retroguardia.<a href=\"#_edn23\" name=\"_ednref23\">[xxiii]<\/a>\u00a0 Il 46\u00b0 Reggimento Fanteria, in ritirata dal Col di Lana attraverso F.lla Staulanza, dopo aver distrutto alcuni ponti nella Val di Zoldo, il 9 novembre si ritir\u00f2 verso Longarone dove tutti caddero prigionieri degli Austriaci nei dintorni di Igne.<a href=\"#_edn24\" name=\"_ednref24\">[xxiv]<\/a> Miglior fortuna ebbe la \u201cColonna Nassi\u201d che, dopo aver subito gravi perdite in combattimento a Longarone, era riuscita a scendere in Val Cordevole ritirandosi nella Valle del Ma\u00e8 ed attraversando i monti. Pelf e Talvena. La traversata avvenne probabilmente da Soffranco o dai Casoni, risalendo la\u00a0 Val del Grisol fino a F.lla La Varetta per poi scendere in Val Vescov\u00e0 fino al Cordevole. Le ultime truppe Italiane in ritirata passarono alla <em>Tagliata di S.Martino<\/em> la \u201cLinea Gialla\u201d il 10 novembre del 1917 ed uno degli addetti alle interruzioni stradali riusc\u00ec a far saltare il forte ed il ponte (il soldato Adriano Calgaro del 5\u00b0 Reggimento Genio, medaglia di bronzo).<a href=\"#_edn25\" name=\"_ednref25\">[xxv]<\/a> Gli stessi giorni, alcuni alpini di La Valle, provenienti dall\u2019alto Cordevole, in ritirata verso il Piave, approfittarono per portare un saluto alle famiglie in paese: invero il ritardo fu per loro fatale perch\u00e9 non riuscirono pi\u00f9 a ricongiungersi ai propri reparti e rimasero intrappolati nella Valle del Cordevole dagli Austriaci che, provenienti da Longarone erano ormai giunti a Mas di Sedico; rientrarono quindi nella Conca Agordina e si diedero alla macchia per non essere presi dagli Austriaci. Sul M. Celo esiste un caverna (landro, in dialetto <em>Kool<\/em>), chiamato <em>kool del disertor<\/em> nel quale trov\u00f2 rifugio almeno uno di questi soldati; essendo anche Lavallese, i parenti lo rifornivano di viveri o comunque riusciva ad avvicinarsi al paese per procurarsi il cibo. L\u2019anno successivo, i primi giorni di novembre, questi alpini, appostati sui versanti del M. Celo sopra la stretta dei C\u00e0stei\u00a0 &#8211; probabilmente armati anche con una o pi\u00f9 mitragliatrici &#8211; ingaggiarono alcuni scontri a fuoco con le truppe in ritirata. Sembra, da testimonianze raccolte, che alcuni Austriaci siano stati sepolti dai commilitoni nei pressi delle Case Giovannelli (imbocco lato Agordo della attuale galleria stradale dei Cast\u00e8i) e quantomeno uno nei pressi del villaggio di Noach. Resta da dire che il <em>Corpo di Guardia<\/em> della <em>Tagliata di S.Martino<\/em> (chiamato come si \u00e8 gi\u00e0 detto Fortino Alto<em>)<\/em> fu certamente presidiato da una guarnigione fino al 1921; infatti in quell\u2019anno il Comune di La Valle Agordina gratific\u00f2 i militari con un premio in denaro per il loro solerte intervento a favore della popolazione della frazione La Muda colpita da una frana di massi. Nel tragico evento perirono due donne.<a href=\"#_edn26\" name=\"_ednref26\">[xxvi]<\/a><\/p>\n\n\t\t\t<style type='text\/css'>\n\t\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\t\twidth: 25%;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='dt-gallery-container gallery galleryid-457768 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"2edf52e9-5b4b-4a88-800e-620c6c8f6585\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"610\" data-large_image_height=\"768\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/2edf52e9-5b4b-4a88-800e-620c6c8f6585.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/2edf52e9-5b4b-4a88-800e-620c6c8f6585-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457769\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457769'>\n\t\t\t\t\tRappresentazione grafica della Linea Gialla_da_Esercito Italiano nella Grande Guerra, vol. IV, tomo 3\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"c82cd866-7fbb-4570-86a1-ef949a9cff62\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1029\" data-large_image_height=\"1600\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/c82cd866-7fbb-4570-86a1-ef949a9cff62.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/c82cd866-7fbb-4570-86a1-ef949a9cff62-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457770\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457770'>\n\t\t\t\t\tForte Forcella Moschesin da postazione Spiz Moschesin_Archivio Tiziano De Col\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"e0230fd1-f768-406e-8f2a-70bcb871c0c9\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1200\" data-large_image_height=\"1600\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/e0230fd1-f768-406e-8f2a-70bcb871c0c9.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/e0230fd1-f768-406e-8f2a-70bcb871c0c9-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457771\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457771'>\n\t\t\t\t\tPostazioni sul Monte Vallaraz\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"78c8d262-1852-46cc-bb30-e3c938c82dc0\" data-dt-img-description=\"\" 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data-large_image_height=\"1486\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/917e900e-03e2-43d7-b889-d629a4b6b83e.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/917e900e-03e2-43d7-b889-d629a4b6b83e-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457776\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457776'>\n\t\t\t\t\tDisegno Austriaco_Tagliata S. Martino fronte Agordo_Archivio Tiziano De \n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"8f051382-7174-4c02-9caa-d4bf60cf2c98\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"581\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/8f051382-7174-4c02-9caa-d4bf60cf2c98.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/8f051382-7174-4c02-9caa-d4bf60cf2c98-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457777\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457777'>\n\t\t\t\t\tForcella Moschesin_Panoramica verso val Pramper\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"829c3da6-827c-420a-a240-ac9ee362fee6\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1076\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/829c3da6-827c-420a-a240-ac9ee362fee6.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/829c3da6-827c-420a-a240-ac9ee362fee6-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457778\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457778'>\n\t\t\t\t\tForcella Folega_galleria Sud_Est_camera pezzo_Archivio Tiziano De \n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"cdbc3b42-4a61-4817-a92d-c52408e70cf9\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1084\" data-large_image_height=\"1600\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/cdbc3b42-4a61-4817-a92d-c52408e70cf9.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/cdbc3b42-4a61-4817-a92d-c52408e70cf9-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457779\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457779'>\n\t\t\t\t\tForcella Folega_galleria Sud_Est_feritoia di tiro_Archivio Tiziano De Col\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t\t<a class=\"rollover rollover-zoom dt-pswp-item\" title=\"a0f83d59-2c8f-45f6-b5c9-adb66bbb74f8\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1387\" data-large_image_height=\"717\"href='https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/a0f83d59-2c8f-45f6-b5c9-adb66bbb74f8.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/a0f83d59-2c8f-45f6-b5c9-adb66bbb74f8-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-457780\" \/><\/a>\n\t\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-457780'>\n\t\t\t\t\tCalleda_Duran_3D_da La Valle vs Zoldo_Google Earth_Tiziano De Col\n\t\t\t\t\t<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t\t<\/div>\n\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> T.De Col-M.Olivotto: La montagna dimenticata, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi 2001; pag 22<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 42-50<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[viii]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[ix]<\/a> Documenti Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">[x]<\/a> T.De Col-M.Olivotto: La montagna dimenticata, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi 2001; pag 44<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">[xi]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 46<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">[xii]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 26-27<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">[xiii]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 40<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">[xiv]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 42<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref15\" name=\"_edn15\">[xv]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; da pag 43 a pag 50<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref16\" name=\"_edn16\">[xvi]<\/a> De Don\u00e0-Muzizza-Toscani: I forti di M.Rite e Pian dall\u2019Antro, Ridis 1988; pag 76<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref17\" name=\"_edn17\">[xvii]<\/a> Alberto Alpago Novello: \u201cTempore Belli\u201d, DBS 1995, pag 43<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref18\" name=\"_edn18\">[xviii]<\/a> Alberto Alpago Novello: \u201cTempore Belli\u201d, DBS 1995, pag 44 e 45<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref19\" name=\"_edn19\">[xix]<\/a> Alberto Alpago Novello: \u201cTempore Belli\u201d, DBS 1995, pag 49<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref20\" name=\"_edn20\">[xx]<\/a>Alberto Alpago Novello: \u201cTempore Belli\u201d, DBS 1995, pag 60<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref21\" name=\"_edn21\">[xxi]<\/a> Carlo Meregalli: Grande Guerra 15-18 dal crollo alla gloria, Ghedina \u2013Tassotti 1994; pag 167-168<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref22\" name=\"_edn22\">[xxii]<\/a> Musizza &#8211; De Don\u00e0: Dalle Dolomiti al Grappa, DBS 1999, pag 36<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref23\" name=\"_edn23\">[xxiii]<\/a> Musizza &#8211; De Don\u00e0: Dalle Dolomiti al Grappa, DBS 1999, pag 44<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref24\" name=\"_edn24\">[xxiv]<\/a>Musizza &#8211; De Don\u00e0: Dalle Dolomiti al Grappa, DBS 1999, pag 84<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref25\" name=\"_edn25\">[xxv]<\/a> Giorgio Trevisan:\u00a0 Sito Web \u201cLe Fortificazioni del Veneto\u201d<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref26\" name=\"_edn26\">[xxvi]<\/a> Documento Archivio Comunale di La Valle Agordina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>******* &nbsp; Scritto dedicato ai nonni, Giuseppe ed\u00a0 Arcangelo che combatterono e lavorarono per la Patria durante la Grande Guerra.\u00a0\u00a0 DI TIZIANO DE COL Il poderoso contrafforte orografico costituito sulla linea geologica detta della Valsugana, con i profondi intagli ortogonali ad essa offerti dalla Valle del Mis, dalla Valle del Cordevole e dalla Valle del&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":457773,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[104,49],"tags":[],"class_list":["post-457768","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-evidenza_3","category-news-18","category-104","category-49","description-off"],"img_url":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/6fc27c5a-118f-4bd3-a71c-98c9defa300d.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=457768"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":457782,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457768\/revisions\/457782"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/457773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=457768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=457768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=457768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}