{"id":458807,"date":"2025-07-12T11:49:50","date_gmt":"2025-07-12T09:49:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=458807"},"modified":"2025-07-12T11:49:50","modified_gmt":"2025-07-12T09:49:50","slug":"dazi-usa-un-costo-fino-a-15-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/dazi-usa-un-costo-fino-a-15-miliardi\/","title":{"rendered":"DAZI USA: UN COSTO FINO A 1,5 MILIARDI"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\"><b>MA GRAZIE AL MADE IN ITALY E ALLA TENUTA DELLE NOSTRE IMPRESE, I DANNI POTREBBERO ESSERE PIU\u2019 CONTENUTI<\/b><\/p>\n<p>L\u2019Ufficio studi della CGIA comunica che nel caso i dazi imposti dall\u2019Amministrazione Trump dovessero rimanere gli stessi di oggi costerebbero al Veneto 500 milioni di euro circa di mancate esportazioni. Se, invece, le tariffe doganali dovessero essere innalzate al 20 per cento, il danno economico ammonterebbe fino a 1,5 miliardi di euro. Sono stime che sono state riprese dalle elaborazioni fatte qualche mese fa dall\u2019Ocse; importi che non includevano l\u2019impatto economico di eventuali tariffe che potrebbero essere applicate su singoli prodotti merceologici.<\/p>\n<p>Il Veneto \u00e8 una regione con una buona vocazione all\u2019export verso gli USA (nel 2024 la dimensione economica \u00e8 stata pari a 7,2 miliardi di euro). I beni pi\u00f9 venduti sono l\u2019occhialeria\/prodotti farmaceutici, le bevande (vini) e la gioielleria. E in attesa che il Presidente Trump ufficializzi l\u2019intensit\u00e0 dei dazi, le cifre richiamate pi\u00f9 sopra dovranno \u201cmisurarsi\u201d con i seguenti interrogativi:<\/p>\n<p>i consumatori e le imprese statunit<a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m1.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"654\" data-large_image_height=\"189\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-458812 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m1-300x87.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"87\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m1-300x87.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m1-350x100.png 350w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m1.png 654w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>ensi sostituiranno i beni finali e intermedi italiani con quelli autoctoni o di altri Paesi, oppure continueranno ad acquistare prodotti Made in Italy ?<\/p>\n<p>A seguito delle nuove barriere doganali, le imprese esportatrici italiane riusciranno a non aumentare i prezzi di vendita negli USA, contenendo i margini di profitto?<\/p>\n<p>Sono domande a cui non \u00e8 per nulla facile dare una risposta. Tuttavia, la Banca d\u2019Italia ricorda che il 43 per cento delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti sono costituite da pr<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-458815 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m2-268x300.png\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m2-268x300.png 268w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m2.png 653w\" sizes=\"auto, (max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/><\/p>\n<p>odotti di qualit\u00e0 alta e per un altro 49 per cento di qualit\u00e0 media. Pertanto, sono prodotti che, verosimilmente, sono diretti ad acquirenti (persone fisiche o imprese) ad elevato reddito che potrebbero rimanere indifferenti ad un aumento del prezzo causato dall\u2019introduzione di nuove barriere doganali. In merito al secondo interrogativo, invece, i ricercatori di via Nazionale segnalano che il potenziale calo della domanda statunitense legato all\u2019incremento dei prezzi dei prodotti finali potrebbe essere assorbito dalle nostre imprese attraverso una contrazione dei propri margini di profitto. A tal proposito va segnalato che le aziende italiane che esportano<\/p>\n<p>negli USA presentano una incidenza delle vendite in questo mercato \u201csolo\u201d del 5,5 per cento del fatturato totale, mentre il margine operativo lordo \u00e8 mediamente pari al 10 per cento dei ricavi. In altre parole, sono poco esposte verso il mercato statunitense ed una eventuale \u201cchiusura\u201d di questo mercato inciderebbe relativamente poco. Inoltre, queste realt\u00e0 produttive hanno mediamente buoni margini per ridurre il prezzo finale dei propri beni da vendere negli States, compensando, almeno in parte, gli aumenti provocati dall\u2019introduzione delle barriere doganali. Ovvio che potrebbero verificarsi delle situazioni molto pi\u00f9 gravi di quelle appena descritte, se le politiche protezionistiche di Trump dovessero provocare una forte svalutazione del dollaro, innescare delle contromisure in grado di provocare una caduta della domanda globale e dei mercati finanziari. Non solo. Come ha ricordato nelle sue considerazioni finali il 31 maggio scorso il governatore della Banca d\u2019Italia, Fabio Panetta: \u201c&#8230;il rischio pi\u00f9 profondo \u00e8 un altro: che il commercio, da motore di integrazione e di<\/p>\n<p>alogo, si trasformi in una fonte di divisione, alimentando l\u2019instabilit\u00e0 politica e mettendo a repentaglio la pace\u201d.<\/p>\n<p><strong>A rischio l\u2019export delle regioni del sud<\/strong><br \/>\nI dazi voluti dall\u2019amministrazione Trump potrebbero penalizzare, in particolare, le esportazioni del Mezzogiorno. A differenza del resto del Paese, infatti, la quasi totalit\u00e0 delle regioni del Sud presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri. Pertanto, se dopo l\u2019acciaio, l\u2019alluminio e i loro derivati, gli autoveicoli e la componentistica auto gli USA &#8211; e, a catena, altri Paesi del mondo &#8211; decidessero di innalzare le barriere commerciali anche ad altri beni, gli effetti negativi per il nostro sistema produttivo potrebbero abbattersi maggiormente nei territori dove la dimensione economica dell\u2019export \u00e8 fortemente condizionata da pochi settori merceologici.<\/p>\n<p>L\u2019analisi realizzata dall\u2019Ufficio studi della CGIA si fonda sulla misurazione dell\u2019indice di diversificazione di prodotto dell\u2019export<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-458814 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m3-246x300.png\" alt=\"\" width=\"246\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m3-246x300.png 246w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m3.png 648w\" sizes=\"auto, (max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/><\/p>\n<p>per regione; parametro che pesa il valore economico delle esportazioni dei primi 10 gruppi merceologici sul totale regionale delle vendite all\u2019estero. Laddove l\u2019indice di diversificazione \u00e8 meno elevato, tanto pi\u00f9 l\u2019export regionale \u00e8 differenziato, risultando cos\u00ec meno sensibile a eventuali sconvolgimenti nel commercio internazionale. Diversamente, tanto pi\u00f9 \u00e8 elevata l\u2019incidenza del valore dei primi 10 prodotti esportati sulle vendite all\u2019estero complessive, quel territorio risulta essere pi\u00f9 esposto alle potenziali congiunture negative del commercio internazionale.<\/p>\n<p><strong>Le pi\u00f9 a rischio sono Sardegna, Molise e Sicilia<\/strong><br \/>\nLa regione che a livello nazionale presenta l\u2019indice di diversificazione peggiore \u00e8 la Sardegna (95,6 per cento), dove domina l\u2019export dei prodotti derivanti della raffinazione del petrolio. Seguono il Molise (86,9 per cento) &#8211; caratterizzato da un peso particolarmente elevato della vendita dei prodotti chimici\/materie plastiche e gomma, autoveicoli e prodotti da forno \u2013 e la Sicilia (85 per cento), che presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi. Tra le realt\u00e0 territoriali del Mezzogiorno, solo la Puglia presenta un livello di diversificazione elevato (49,8 per cento). Un dato che la colloca al terzo posto a livello nazionale tra le regioni potenzialmente meno a rischio da un\u2019eventuale estensione dei dazi ad altri prodotti merceologici.<\/p>\n<p><strong>Le meno coinvolte parrebbero la Lombardia e il Veneto<\/strong><br \/>\nAd eccezione della Puglia, le aree geografiche teoricamente meno in pericolo sono tutte del Nord. La Lombardia (con un indice del 43 per cento) \u00e8 ipoteticamente la meno a \u201crischio\u201d. Seguono il Veneto (46,8), la Puglia (49,8), il Trentino Alto Adige (51,1), l\u2019Emilia Romagna (53,9) e il Piemonte (54,8) (vedi Graf. 1 e Tab. 2).<\/p>\n<p><strong>Vicenza leader nelle vendite vendite in USA<\/strong><br \/>\nLa Citt\u00e0 Metropolitana di Milano \u00e8 l\u2019area geografica del Paese con la maggiore vocazione all\u2019export verso gli Stati Uniti. Nel 2024 ha esportato prodotti per 6,35 miliardi di euro. Seguono Firenze con 6,17, Modena con 3,1, Bologna con 2,6 e Torino con 2,5. La prima provincia veneta \u00e8 Vicenza che si colloca al sesto posto a livello nazionale. Tra macchinari,<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-458813 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m4-300x185.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m4-300x185.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/m4.png 579w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>componentistica auto e oro, nel 2024 le vendite negli USA hanno toccato i 2,2 miliardi di euro. Tra le province venete seguono Treviso con 1,3 e Padova con 1,2 (vedi Tab. 3).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MA GRAZIE AL MADE IN ITALY E ALLA TENUTA DELLE NOSTRE IMPRESE, I DANNI POTREBBERO ESSERE PIU\u2019 CONTENUTI L\u2019Ufficio studi della CGIA comunica che nel caso i dazi imposti dall\u2019Amministrazione Trump dovessero rimanere gli stessi di oggi costerebbero al Veneto 500 milioni di euro circa di mancate esportazioni. 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