{"id":459394,"date":"2025-07-15T22:50:14","date_gmt":"2025-07-15T20:50:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=459394"},"modified":"2025-07-15T22:53:17","modified_gmt":"2025-07-15T20:53:17","slug":"il-sacrificio-di-davide-casagrande-e-di-tanti-altri-non-dimentichiamoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/il-sacrificio-di-davide-casagrande-e-di-tanti-altri-non-dimentichiamoli\/","title":{"rendered":"IL SACRIFICIO DI DAVIDE CASAGRANDE E DI TANTI ALTRI: NON DIMENTICHIAMOLI"},"content":{"rendered":"<p>***<\/p>\n<p><strong>di GIOVANNI PIETRO CROSATO<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Immagine-2025-07-15-225252.png\" \/>La notizia dell\u2019anniversario della sua morte \u00e8 magari passata come una delle tante morti in tempo di pace di un nostro militare. Una di queste \u00e8 quella del sergente Davide Casagrande. Si trattava di un 28enne bellunese, di Tisoi, che era effettivo al battaglione alpini paracadutisti Monte Cervino del 4\u00ba Reggimento ora di stanza a Montorio nel veronese. E gi\u00e0 quell\u2019appartenenza \u00e8 una garanzia di seriet\u00e0 e dedizione in quanto si tratta di uno dei Reparti d&#8217;\u00e9lite del nostro Esercito. In quel gioved\u00ec 14 luglio del 2005 stava svolgendo una perlustrazione nel territorio di Fudliya, 15 chilometri a sud est di Nassiriya in Iraq. Il VM90 Torpedo sul quale si trovava con altri cinque commilitoni era uscito dalla pista, rovesciandosi su una piccola scarpata. Inutili i soccorsi dei compagni del secondo automezzo della pattuglia: il giovane sottufficiale \u00e8 spirato poco dopo. Ma questa \u00e8 solo una di quelle 38 storie di militari che sono partiti per l\u2019Iraq a compiere il loro dovere e ne sono rientrati in una bara col Tricolore. Un capitolo a parte andrebbe certamente fatto per l\u2019Afghanistan. In quel Paese hanno perso la vita ben 53 dei nostri militari e in questo caso si trattava di militari partiti non per svolgere \u201csemplicemente\u201d \u2013 si fa per dire &#8211; il loro dovere alla Patria, ma sull\u2019onda del motto che si andava per portare pace, democrazia e libert\u00e0 in un Paese che era sotto il giogo di un regime teocratico dei Talebani. Non era, per loro, semplice retorica, ma ci credevano. Basta andare a sentire le parole di chi ha perso un fratello, un padre, un marito per comprendere che \u00e8 sempre nitida la motivazione nobile che aveva spinto i loro cari ad andare a Kabul o a Herat: \u00abUna missione\u00bb. Ma, dopo quasi 25 anni dalla caduta dei Talebani, eccoli questi avere di nuovo conquistato il potere nel Paese. E allora i parenti di chi ha dato la vita per un Afghanistan libero e democratico si chiedono, ovviamente e come dare loro torto, se alla fine il loro sacrificio sia servito a qualche cosa. L\u2019idea che la morte sia stata vana e inutile \u00e8 un pensiero che si insinua. La convinzione che siano morti per uno scopo inizia a diventare una certezza che vacilla. Cerchiamo almeno noi di stare vicino a questi parenti facendo loro comprendere che noi non dimentichiamo certamente il sacrificio di quei militari morti per noi in una Terra straniera<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>*** di GIOVANNI PIETRO CROSATO La notizia dell\u2019anniversario della sua morte \u00e8 magari passata come una delle tante morti in tempo di pace di un nostro militare. Una di queste \u00e8 quella del sergente Davide Casagrande. 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