{"id":460196,"date":"2025-07-19T10:35:12","date_gmt":"2025-07-19T08:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=460196"},"modified":"2025-07-19T10:35:12","modified_gmt":"2025-07-19T08:35:12","slug":"dazi-senza-accordo-bruxelles-sanzioni-le-big-tech-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/dazi-senza-accordo-bruxelles-sanzioni-le-big-tech-usa\/","title":{"rendered":"DAZI: SENZA ACCORDO, BRUXELLES SANZIONI LE BIG TECH USA"},"content":{"rendered":"<p><strong>Se venisse confermata l\u2019aliquota al 30%, con la svalutazione del dollaro salirebbe, a prezzi reali, al 43,5%. Le imprese del Veneto pagano 42 volte in pi\u00f9 di tasse dei giganti tecnologici<\/strong><br \/>\n=========<br \/>\n<a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/tab.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"646\" data-large_image_height=\"794\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-460197 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/tab-244x300.png\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/tab-244x300.png 244w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/tab.png 646w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a>Con l\u2019avvicinarsi della scadenza del primo agosto, \u00e8 necessario che Bruxelles continui a negoziare con Washington fino all\u2019ultimo momento disponibile. Tuttavia, qualora non riuscisse a ottenere un accordo \u201cragionevole\u201d, dovr\u00e0 redigere un pacchetto di controdazi a cui aggiungere anche delle misure sanzionatorie nei confronti delle grandi aziende tecnologiche statunitensi.<br \/>\nCerto, stiamo parlando di azioni ritorsive, ma \u00e8 il minimo che si possa fare per difendere anche le Pmi venete che hanno una grossa vocazione all\u2019export. Sia chiaro: con l\u2019introduzione di dazi al 30 per cento molti settori merceologici veneti (occhialeria, oro, vini, macchinari, mobili, etc.) vedrebbero crollare le vendite nel mercato statunitense. Per evitare tutto ci\u00f2, bisogna trovare un compromesso con Washington basato su un\u2019aliquota generalizzata da applicare alle importazioni dall\u2019UE al di sotto del 15 per cento. Se, invece, si andasse oltre, il danno economico per le imprese venete sarebbe insostenibile.<br \/>\nLa CGIA, in questo momento cos\u00ec convulso, punta il dito contro le grandi holding americane che anche in Europa realizzano utili da capogiro, ma continuano a pagare le tasse nei paesi a fiscalit\u00e0 di vantaggio. Questa condotta, oltre a essere eticamente riprovevole, \u00e8 diventata un cavallo di battaglia politico dell\u2019Amministrazione Trump. A tal punto che nel G7 di Kananaskis (Canada) dello scorso mese di giugno, gli USA hanno imposto un accordo che esenta le proprie multinazionali dall\u2019applicazione della Global minimum tax (Gmt). Una tassazione mondiale al 15 per cento in capo ai colossi con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro all\u2019anno che, invece, verr\u00e0 applicata solo alle grandi holding dei paesi Ocse.<br \/>\nCon dazi reali al 43,5%, un costo fino a 4 miliardi l\u2019anno<br \/>\nSe il Presidente Trump minaccia dazi al 30 per cento, che in realt\u00e0 con la svalutazione del dollaro salirebbero a prezzi reali al 43,5 per cento, questa situazione potrebbe innescare una serie di effetti diretti sulle esportazioni venete a cui andrebbero sommati anche quelli indiretti &#8211; come l\u2019aumento dell\u2019incertezza dei mercati finanziari, un probabile incremento del costo di molte materie prime e il calo delle esportazioni verso gli USA di altri paesi europei che provocherebbe delle ricadute negative in capo ai nostri fornitori \u2013 in grado di provocare un danno economico al sistema produttivo veneto fino a 4 miliardi di euro all\u2019anno. La stima \u00e8 stata realizzata dall\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p><strong>Le imprese venete pagano 42 volte in pi\u00f9 di tasse dei colossi del web<\/strong><br \/>\nPer capire la differenza di trattamento che viene riservata ai grandi rispetto ai piccoli, l\u2019Ufficio studi della CGIA ha realizzato un confronto tra tutte le imprese presenti in ciascuna delle 20 regioni italiane e i colossi del web che operano nel nostro Paese. Ebbene, da questa comparazione emerge che solo le attivit\u00e0 economiche del Molise pagano meno tasse delle big tech presenti nel nostro Paese. Se nella regione pi\u00f9 piccola del Mezzogiorno il gettito delle principali imposte pagate da tutte le aziende di quest\u2019area geografica \u00e8 pari a 203 milioni di euro, ricordiamo che nello stesso anno (2022) i giganti del Websoft hanno versato al fisco italiano complessivamente 206 milioni di euro. Nulla a che vedere con quanto pagano le imprese lombarde che, invece, danno all\u2019erario 144,6 volte in pi\u00f9 di quanto versano i colossi digitali, quelle laziali 60,4 volte in pi\u00f9 e quelle venete 42,3 volte in pi\u00f9. In termini monetari le imprese ubicate nella nostra regione pagano 8,7 miliardi di euro in pi\u00f9 (vedi Tab.2). Certo, quella appena richiamata \u00e8 una comparazione che presenta una serie di limiti metodologici e non ha alcun rigore scientifico. Tuttavia, il ricorso sistematico all\u2019elusione praticato negli anni ha incrementato questo gap, mettendo in evidenza in misura inequivocabile che, in Italia, alle multinazionali, in questo caso tecnologiche, continua a essere riservato un trattamento fiscale di grande \u201cfavore\u201d che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere accettato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se venisse confermata l\u2019aliquota al 30%, con la svalutazione del dollaro salirebbe, a prezzi reali, al 43,5%. 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