{"id":462001,"date":"2025-07-29T18:39:45","date_gmt":"2025-07-29T16:39:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=462001"},"modified":"2025-07-29T18:39:45","modified_gmt":"2025-07-29T16:39:45","slug":"dillo-a-radio-piu-le-nostre-frane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/dillo-a-radio-piu-le-nostre-frane\/","title":{"rendered":"DILLO A RADIO PIU&#8217;&#8230;LE NOSTRE FRANE"},"content":{"rendered":"<p>********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1280\" data-large_image_height=\"853\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-461008 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FRANA.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo, questi episodi si verificano sempre pi\u00f9 spesso anche a causa del cambiamento climatico, ormai dimostrato essere causato dalle attivit\u00e0 umane, che provocano il surriscaldamento dell\u2019atmosfera e lo scioglimento del permafrost, vero e proprio collante delle nostre meravigliose Dolomiti. In questi giorni si ascoltano le discussioni degli esperti e le loro proposte per risolvere i problemi causati dal degrado in atto nella zona della Croda Marcora e del Sorapis. Un problema del tutto diverso, ma causato dalla stessa ragione \u2013 il riscaldamento globale con il conseguente innalzamento del livello del mare \u2013 ha interessato Venezia negli ultimi due secoli, grosso modo dall\u2019inizio della rivoluzione industriale. Finalmente, con la realizzazione del Mose, si \u00e8 giunti a un punto di svolta, uno spartiacque (parola appropriata) che dovrebbe procrastinare, seppur senza risolvere del tutto, il calvario di quel gioiello mondiale. Analogamente, si dovrebbe agire per quanto sta avvenendo lungo la valle del Boite. Si aggiunga che le difficolt\u00e0 di mobilit\u00e0, in senso lato, saranno ancora maggiori in vista delle prossime Olimpiadi invernali, e che la soluzione non potr\u00e0 essere l\u2019introduzione di navette da Longarone o da altri hub locali. Oltre a sperperare attualmente fiumi di denaro per ripulire ogni mattina ci\u00f2 che la montagna deposita durante la notte, e all\u2019impegno quotidiano di uomini e mezzi per prevenire ulteriori frane, qualunque sia la soluzione proposta (finora sono state suggerite una galleria in profondit\u00e0 nella sede detritica da San Vito a Zuel, un viadotto nello stesso percorso, oppure lo spostamento della strada sulla destra del Boite), a mio giudizio non si riuscir\u00e0 a risolvere il problema. Questo perch\u00e9, oltre a ci\u00f2, si aggiunge un fenomeno molto particolare: l\u2019overtourism. Dai passi dolomitici alle cime montane, dai sentieri Cai e non solo, dai rifugi alle Alte Vie, fino alle strade di penetrazione del nostro territorio, stiamo assistendo a una progressiva paralisi negli spostamenti e soprattutto nella possibilit\u00e0 di godere del nostro magnifico paesaggio. Per non parlare della vita degli abitanti, quotidianamente sconvolta dalle migliaia di persone che, con auto e moto, lo invadono allegramente. Frane, traffico di automobili, autocarri e moto, iperturismo: sono complicazioni che si sommano e di fronte alle quali una galleria, un viadotto, uno spostamento stradale o l\u2019introduzione di ticket, orari o chiusure alternate risultano solo dei palliativi inefficaci, incapaci di offrire soluzioni definitive. Di fronte a questa situazione destinata soltanto ad aggravarsi, c\u2019\u00e8 una sola possibilit\u00e0 di svolta: la ferrovia. Il Comitato per l\u2019Anello Ferroviario delle Dolomiti propone da decenni la ferrovia come unica soluzione soddisfacente a tutte queste problematiche. Un mezzo che ogni giorno dimostra sempre pi\u00f9 la sua modernit\u00e0, la sicurezza nel difficile territorio montano, la capienza di trasporto, la sua sostanziale democraticit\u00e0, la durata nel tempo della sua realizzazione e del suo valore, la flessibilit\u00e0 di trasporto a lungo e a corto raggio, e quindi la possibilit\u00e0 di eliminare gran parte del traffico automobilistico, diventando al contempo una vera e propria metropolitana di superficie. Purtroppo, la realt\u00e0 ha finora dimostrato che le parole pronunciate dalla politica nostrana, cos\u00ec come da quella delle vicine province autonome, tradottesi negli ultimi dieci anni in roboanti incontri istituzionali, programmi, progetti e video emozionali, sono state vane e inconcludenti. Oggi, di fronte allo sconquasso che ci avvolge e che certamente ci travolger\u00e0, si percepisce la sostanziale incapacit\u00e0 previsionale, che dovrebbe invece essere la caratteristica fondamentale di un politico. Abbiamo perso oltre dieci anni, anni che sarebbero stati sufficienti a prevenire i problemi.<\/p>\n<p>Tomaso Pettazzi &#8211; Segretario del Comitato per l\u2019Anello Ferroviario delle Dolomiti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>******** &nbsp; RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Purtroppo, questi episodi si verificano sempre pi\u00f9 spesso anche a causa del cambiamento climatico, ormai dimostrato essere causato dalle attivit\u00e0 umane, che provocano il surriscaldamento dell\u2019atmosfera e lo scioglimento del permafrost, vero e proprio collante delle nostre meravigliose Dolomiti. 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