{"id":464087,"date":"2025-08-11T00:00:20","date_gmt":"2025-08-10T22:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=464087"},"modified":"2025-08-11T05:46:20","modified_gmt":"2025-08-11T03:46:20","slug":"nel-2024-le-imprese-venete-non-hanno-incassato-un-miliardo-dallo-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/nel-2024-le-imprese-venete-non-hanno-incassato-un-miliardo-dallo-stato\/","title":{"rendered":"NEL 2024 LE IMPRESE VENETE NON HANNO INCASSATO UN MILIARDO DALLO STATO"},"content":{"rendered":"<p><strong>In difficolt\u00e0 chi lavora con la PA del Sud<\/strong><br \/>\n====<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa1.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"638\" data-large_image_height=\"494\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-464088 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa1-300x232.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"232\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa1-300x232.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa1.png 638w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Al netto degli importi sospesi e non liquidabili, l\u2019anno scorso a livello nazionale la nostra Pubblica Amministrazione (PA) ha ricevuto dai propri fornitori privati 198 miliardi di euro di richieste di pagamento. Di questo importo, entro marzo 2025 sono stati liquidati 189,85 miliardi. Pertanto, nelle transazioni commerciali tra pubblico e privati, questi ultimi non hanno incassato ben 8,15 miliardi. Di questo ammanco, tra gli 800 milioni e un miliardo di euro sarebbero dovuti finire nelle casse delle imprese venete. In particolare di quelle che lavorano per committenti pubblici del Mezzogiorno. A stimarlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA che ha estrapolato il dato nazionale dalla nota pubblicata dal Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze (MEF) lo scorso 1\u00b0 luglio.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che a destare preoccupazione anche tra gli imprenditori veneti non siano soltanto i dazi imposti dall\u2019Amministrazione Trump, ma anche quelli di natura interna presenti nel nostro Paese che rallentano l\u2019economia e ostacolano lo sviluppo. Alcuni esempi? Quando, ad libitum, la PA decide di non onorare gli impegni contrattuali sottoscritti o di liquidare i fornitori con ritardi del tutto ingiustificati. E sebbene negli ultimi anni soprattutto in Veneto le aziende\/enti pubblici della nostra regione abbiano ridotto notevolmente i tempi con cui saldano le fatture ricevute, facendolo con ampio anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge, questo malcostume, purtroppo, \u00e8 ancora molto diffuso, soprattutto nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa4.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"626\" data-large_image_height=\"769\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-464089 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa4-244x300.png\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa4-244x300.png 244w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa4.png 626w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a>Siamo maglia nera in Europa<\/strong><br \/>\nLa conferma giunge anche dalla lettura delle statistiche che periodicamente pubblica l\u2019Eurostat. Negli ultimi dati presentati ad aprile di quest\u2019anno, l\u2019Italia continua a essere maglia nera in Europa. Lo stock complessivo dei debiti commerciali di parte corrente \u00e8 pari a 58,7 miliardi di euro. Sebbene l\u2019importo sia leggermente in calo rispetto ai 59 miliardi riferiti al 2023 (vedi Graf. 1), dal confronto con gli altri 27 paesi presenti in UE, il nostro score \u00e8 il peggiore. In rapporto al Pil, nel 2024 i nostri debiti commerciali ammontano al 2,7 per cento. Nessun altro paese pu\u00f2 contare su un dato pi\u00f9 negativo. Tra i principali competitor segnaliamo che in Germania l\u2019incidenza \u00e8 dell\u20191,8 per cento, in Francia dell\u20191,5 e in Spagna solo dello 0,7. La media UE27 \u00e8 dell\u20191,6 per cento (vedi Graf. 2).<\/p>\n<p><strong>Quando paga, per\u00f2, i ritardi sono diminuiti<\/strong><br \/>\nSe i mancati pagamenti sono ancora un grosso problema, quando paga, invece, adesso la PA lo fa con tempi molto pi\u00f9 rapidi di un tempo. Nel 2024, per la prima volta dall\u2019entrata in vigore della Direttiva UE contro i ritardi nei pagamenti avvenuta nel 2013, la media ponderata \u00e8 scesa al di sotto dei 30 giorni. Certo, i vincoli imposti dall\u2019UE per ottenere i finanziamenti del PNRR e l\u2019introduzione della Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC) &#8211; vale a dire lo strumento digitale che ha messo in chiaro le abitudini di pagamento della PA, consentendo di verificare puntualmente dinamiche e sanzioni da comminare agli enti ritardatari \u2013 hanno dato un contributo importante a rendere i Ministeri, le societ\u00e0 pubbliche, le Regioni, le Aziende ospedaliere e i Comuni tutti pi\u00f9 virtuosi. Soprattutto in Veneto che ormai da almeno cinque anni presenta delle performance straordinariamente positive.<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa2.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"644\" data-large_image_height=\"483\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-464090 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa2-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa2-300x225.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/aa2.png 644w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Molti fanno i \u201cfurbi\u201d e risultano virtuosi anche se non lo sono<\/strong><br \/>\nTuttavia, la CGIA segnala almeno due \u201canomalie\u201d che ormai sono diventate un modus operandi a cui ricorrono sia le piccole societ\u00e0 pubbliche e le amministrazioni comunali minori, in particolar modo del Sud, sia la nostra PA a livello centrale. Questo comportamento sta consentendo a tutte le amministrazioni che fanno riscorso a questi due \u201cescamotage\u201d di ottenere un Indice di Tempestivit\u00e0 dei Pagamenti (ITP) annuo anticipato dal segno meno e quindi rispettoso dei limiti previsti dalla legge.<\/p>\n<p>La prima anomalia. Saldano le fatture di importo maggiore, ritardano intenzionalmente quelle minori<br \/>\nCome ha sottolineato anche la Corte dei Conti in una delle sue ultime relazioni, nelle transazioni commerciali la nostra PA sta adottando una prassi che definire \u201cdiabolica\u201d \u00e8 forse riduttivo; salda le fatture di importo maggiore entro i termini di legge, mantenendo cos\u00ec l\u2019ITP entro i limiti previsti dalla norma, ma ritarda intenzionalmente il saldo di quelle con importi minori, penalizzando, cos\u00ec, le imprese fornitrici di prestazioni di beni e servizi con volumi bassi; cio\u00e8 le piccole imprese.<\/p>\n<p>La seconda anomalia. Decidono i funzionari della PA quando le imprese devono emettere la fattura<br \/>\nDa qualche tempo molti dirigenti pubblici, anche di societ\u00e0 collegate alle regioni e agli enti locali, decidono unilateralmente quando i fornitori devono emettere la fattura. Se questi ultimi non si \u201cattengono\u201d a questa disposizione, lavorare in futuro per questo ente\/societ\u00e0 pubblica sar\u00e0 molto difficile. Dando l\u2019autorizzazione all\u2019emissione della fattura solo quando l\u2019Amministrazione dispone dei soldi per liquidarla, queste realt\u00e0 pubbliche riescono a \u201crispettare\u201d i tempi di pagamento, \u201caggirando\u201d cos\u00ec le disposizioni previste dalla legge. Una forma di abuso della posizione dominante che risulta essere decisamente \u201cripugnante\u201d.<\/p>\n<p><strong>Soluzione? Consentire la compensazione tra i debiti fiscali e i crediti commerciali<\/strong><br \/>\nPer risolvere questa annosa questione che sta mettendo a dura prova tantissime Pmi, per la CGIA c\u2019\u00e8 solo una cosa da fare: prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all\u2019erario. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo da decenni che continua a minare la tenuta finanziaria di moltissime piccole e medie imprese.<\/p>\n<p><strong>Alcune situazioni critiche: RAP Palermo, ASP Crotone, Comune di Cosenza, ATAC e, in particolare, ANAS e GSE<\/strong><br \/>\nNonostante i miglioramenti e il ricorso agli \u201cescamotage\u201d richiamati pi\u00f9 sopra, molte PA continuano a pagare in grave ritardo. La CGIA ha l\u2019impressione che la situazione peggiore interessi il Mezzogiorno e, in particolare, le societ\u00e0 controllate dagli enti locali (aziende di trasporto pubblico, societ\u00e0 di asporto rifiuti e di servizi idrici, etc.). I dati riportati pi\u00f9 sotto sono impietosi (vedi Tab. 1). La Risorse Ambiente Palermo (RAP), \u00e8 una Spa del Comune capoluogo di regione che si occupa della raccolta di rifiuti e di igiene ambientale. Ebbene, nel 2024 ha saldato i propri fornitori con un ritardo di quasi 88 giorni rispetto ai termini previsti dalla legge. Anche l\u2019Azienda Sanitaria di Crotone \u2013 che \u201ccolpevolmente\u201d non ha ancora aggiornato il dato sul proprio sito internet e riporta come ultimo ITP quello relativo al 2023 &#8211; ha onorato le scadenze di pagamento sempre con 88 giorni oltre i limiti di legge. Male anche il Comune di Cosenza, l\u2019anno scorso ha registrato un ritardo medio di 57 giorni. In grossa difficolt\u00e0 anche l\u2019ATAC di Roma, con un saldo fattura che avviene dopo 48 giorni dalla data di scadenza e l\u2019AMAT di Palermo (societ\u00e0 di trasporto pubblico locale) con un ritardo di 45. Da segnalare anche la performance negativa dell\u2019ANAS. Sebbene costituisca una delle stazioni appaltanti pubbliche pi\u00f9 importante del Paese, l\u2019anno scorso ha onorato i propri impegni con i fornitori con 15 giorni di ritardo. Il trend, purtroppo, sta proseguendo anche nei primi due trimestri del 2025. Preoccupante anche lo score relativo all\u2019anno in corso di un\u2019altra grande stazione appaltante che opera a livello nazionale, ovvero il Gestore dei Servizi Energetici GSE SpA che nel I trimestre ha liquidato con 16 giorni di ritardo e nel II trimestre con 14. Da disapprovare anche il comportamento di alcuni ministeri (in particolare Lavoro e Salute) che nel 2024 hanno liquidato le fatture ricevute mediamente con 13 giorni di ritardo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In difficolt\u00e0 chi lavora con la PA del Sud ==== Al netto degli importi sospesi e non liquidabili, l\u2019anno scorso a livello nazionale la nostra Pubblica Amministrazione (PA) ha ricevuto dai propri fornitori privati 198 miliardi di euro di richieste di pagamento. Di questo importo, entro marzo 2025 sono stati liquidati 189,85 miliardi. 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