{"id":475988,"date":"2025-10-20T13:30:48","date_gmt":"2025-10-20T11:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=475988"},"modified":"2025-10-19T10:09:44","modified_gmt":"2025-10-19T08:09:44","slug":"i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-298","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/i-racconti-di-paolo-soppelsa-puntata-298\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DI PAOLO SOPPELSA &#8211; PUNTATA 298"},"content":{"rendered":"<p>********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SERE D&#8217;AUTUNNO<\/strong><\/p>\n<p><strong>AUDIO<\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-475988-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/PAOLOS-2.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/PAOLOS-2.mp3\">https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/PAOLOS-2.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2bfcb327-7cd0-4af7-86f3-617bf41e043e.jpg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"960\" data-large_image_height=\"720\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-475990 alignleft\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2bfcb327-7cd0-4af7-86f3-617bf41e043e-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"155\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2bfcb327-7cd0-4af7-86f3-617bf41e043e-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2bfcb327-7cd0-4af7-86f3-617bf41e043e-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2bfcb327-7cd0-4af7-86f3-617bf41e043e.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>E adesso che era profondo autunno, loro erano l\u00ec, nella casa a mezza costa a guardare i larici che iniziavano a sfiorire come le loro vite. Vedevano morire un altro ottobre e accoglievano un nuovo novembre che avrebbe portato l&#8217;inverno nella valle. Ora, nelle uniche tre stanze riscaldate della casa c&#8217;erano un caldo forte di legna e i suoni consueti di quel vivere semplice. Il soffio ritmato e lento dei loro respiri sempre pi\u00f9 pesanti, il tintinnare dei piatti e delle posate da lavare nel lavandino con i due rubinetti. C&#8217;era il tik tak perpetuo dell&#8217;orologio a pendolo a scandire quel tempo di faggi arrossati e di prati bianchi di brina al mattino, c&#8217;era il loro ricordare con poche parole la vita faticosa che avevano vissuto di fronte al Pelsa. Vecchi a nemmeno settant&#8217;anni, con mani e visi segnati dal lavoro e dai lunghi inverni di montagna. Spalle cadenti, schiene incurvate e andature sghembe che narravano i sacrifici vissuti per tirare avanti, per riuscire a combinare un pranzo e una cena e per poter comperare un prato o un pezzo di bosco. Ricordavano mentre il sole spariva ad ovest dietro la Cima di Pape, raccontavano mentre la minestra bolliva nella pentola blu e stava nascendo una nuova sera. Memorie di lavori e di guerra, di persone andate presto e di prati che ora erano boschi. Memorie di treni per la Svizzera e tradotte militari. E poi di versanti di montagne albanesi ricchi di cespugli spinosi e di alberi tagliati a novembre e di taie fatte scivolare lungo menador ghiacciati. Ricordi di campi coltivati a patate e fagioli e prati falciati sotto il sole potente d&#8217;inizio luglio, di legna accatastata pronta per un&#8217;altro infinito inverno. Mentre la minestra bolliva, ritornavano vivi i ricordi di quella quotidianit\u00e0 di un tempo, di quando c&#8217;erano forze in abbondanza e le giornate iniziavano a notte ancora profonda. Ricordavano il tepore della stalla e quel vento cattivo che faceva turbinare la neve ghiacciata mentre portavano el lat a caselo. Raccontavano della vacca pi\u00f9 bella e dei maiali pi\u00f9 grassi, di becarie di fine novembre con la neve che gi\u00e0 copriva i tetti. Poi, quando si era fatto buio e la loro semplice cena era quasi pronta, uscivano a chiudere gli scuri e a prendere la legna per il mattino successivo. Ora la minestra fumava nei piatti con il bordo azzurro e nel frattempo pensavano alle cose da fare il giorno dopo. La spesa a Cencenighe, una visita all&#8217;ospedale di Agordo, la pensione da ritirare all&#8217;ufficio postale. Un giro in farmacia, per comprare una nuova medicina che andava ad allungare la lista dei farmaci appesa nel pensile della credenza. Poi i piatti nella vasca di plastica azzurra, l&#8217;acqua calda presa dalla vasca della cucina economica, la schiuma di detersivo e la voce del Colonnello Baroni che spiegava di campi di alta pressione e mari poco mossi localmente agitati. La sigla severa del TG1 induceva al silenzio e mentre fuori il buio si era fatto profondo, nella stua arrivavano le notizie dal mondo. Un venti minuti ad ascoltare cosa accadeva fuori della valle e aldil\u00e0 dell&#8217;oceano, poi l&#8217;ultima legna nel fuoco e l&#8217;andare a letto alle venti e trenta precise. Pensieri, ricordi e forse qualche sogno durante quelle notti di quasi novembre, e poi il risveglio quando le stelle brillavano ancora nel cielo, all&#8217;ora in cui un tempo c&#8217;era la vacca da mungere. Avrebbero atteso il venire del giorno governando il fuoco, ricordando quel vivere passato che non avevano dimenticato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>******** &nbsp; SERE D&#8217;AUTUNNO AUDIO &nbsp; E adesso che era profondo autunno, loro erano l\u00ec, nella casa a mezza costa a guardare i larici che iniziavano a sfiorire come le loro vite. 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