{"id":508917,"date":"2026-04-26T09:32:29","date_gmt":"2026-04-26T07:32:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=508917"},"modified":"2026-04-26T09:32:29","modified_gmt":"2026-04-26T07:32:29","slug":"quando-chiude-una-bottega-di-paese-lalimentari-di-ketty-dal-piva-e-il-silenzio-che-avanza-in-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/quando-chiude-una-bottega-di-paese-lalimentari-di-ketty-dal-piva-e-il-silenzio-che-avanza-in-montagna\/","title":{"rendered":"QUANDO CHIUDE UNA BOTTEGA DI PAESE: L\u2019ALIMENTARI DI KETTY DAL PIVA E IL SILENZIO CHE AVANZA IN MONTAGNA"},"content":{"rendered":"<p>********<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2.jpeg\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"1600\" data-large_image_height=\"1200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-508918\" src=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Ketty-Dal-Piva-2.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>DI ALESSIA DALL&#8217;O&#8217;<\/strong><\/p>\n<p><strong>SAN GREGORIO NELLE ALPI <\/strong>A San Gregorio nelle Alpi, il 30 aprile si abbasser\u00e0 una serranda che pesa pi\u00f9 di quanto possa sembrare. Non \u00e8 solo la chiusura di un negozio di alimentari: \u00e8 la fine di una storia familiare lunga quasi settant\u2019anni e, insieme, l\u2019ennesimo segnale di un modello di vita che in montagna sta lentamente arretrando. La bottega di Ketty Dal Piva nasce tra il 1958 e il 1959, quando Giovanni Dal Piva e Ida Da Col aprono un panificio di paese. Erano anni in cui il negozio non era solo commercio, ma infrastruttura sociale: il pane, s\u00ec, ma anche le chiacchiere, le informazioni, la prossimit\u00e0 dell\u2019\u201d<em>andar fin do in botega<\/em>\u201d a prendere quello che strettamente serviva. Nel 1988 arriva il passaggio al figlio Mario Dal Piva, che con Norma Ronin, trasformano l\u2019attivit\u00e0 in un negozio di alimentari. \u00c8 un adattamento necessario: i tempi corrono e come tanti altri commercianti nei piccoli paesi, per resistere ai cambiamenti del mercato, fanno investimenti. Sono anche gli anni giusti: questa scelta d\u00e0 infatti nuova spinta e linfa all\u2019attivit\u00e0, che si amplia. Nel 1989 che arriva anche la figlia di Giovanni, Ketty, che dopo la terza media intraprende subitissimo l\u2019avvio in azienda di famiglia e diventer\u00e0 poi ufficialmente proprietaria otto anni fa, quando i genitori vanno in pensione. Una vita intera dentro un negozio. E non \u00e8 un modo di dire. Perch\u00e9 in montagna un\u2019attivit\u00e0 cos\u00ec non \u00e8 mai solo lavoro: \u00e8 presenza quotidiana, \u00e8 relazione, \u00e8 un punto fermo per una comunit\u00e0 che nel tempo si \u00e8 fatta pi\u00f9 fragile. Entrare in quel negozio significa percepire subito qualcosa che altrove si \u00e8 quasi perso. Profuma di pulito. Tutto \u00e8 in ordine rigoroso: dagli scaffali, dove la merce \u00e8 disposta con una precisione quasi millimetrica, fino al bancone. Lo spazio tra un prodotto e l\u2019altro \u00e8 ampio, essenziale, quasi disarmante per chi \u00e8 abituato ad altro. Perch\u00e9 nella fretta quotidiana, tutti &#8211; bene o male &#8211; siamo passati per un supermercato o un superstore. Ambienti pieni, sovraccarichi, dove tutto \u00e8 disponibile ma niente \u00e8 davvero \u201cvicino\u201d. Eppure, l\u00ec dentro, si compra tutto. Qui da Ketty, invece, si respira un\u2019altra cosa: cura. Non \u00e8 solo ordine, ma \u00e8 \u201ctempo dedicato con amore\u201d Ketty ha provato a tenere insieme tutto questo anche quando il contesto \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile. Con la concorrenza della grande distribuzione, la risposta \u00e8 stata quella di chi in montagna ci vive davvero: prodotti locali, disponibilit\u00e0 personale, e anche scelte innovative come i detersivi sfusi, con un\u2019attenzione all\u2019ambiente e alla sostenibilit\u00e0. Ma la realt\u00e0 economica, alla fine, ha avuto la meglio. \u00ab\u00c8 stata una scelta sofferta, ma inevitabile\u00bb, racconta. E dentro quella frase c\u2019\u00e8 tutto: attaccamento, fatica, e anche ad un certo punto,\u00a0 la consapevolezza che c\u2019\u00e8 una soglia oltre la quale non si pu\u00f2 andare. Ed \u00e8 qui che la vicenda personale diventa anche una questione di comunit\u00e0. Perch\u00e9 quando chiude un negozio in un paese come\u00a0 San Gregorio nelle Alpi, non \u00e8 la stessa cosa che chiuda a Feltre o in un centro urbano. In montagna, la perdita di un servizio significa chilometri in pi\u00f9, isolamento in pi\u00f9, difficolt\u00e0 in pi\u00f9. Significa, spesso, colpire indirettamente proprio chi ha meno alternative: la popolazione anziana. I numeri aiutano a capire il contesto. Secondo un\u2019analisi di Confcommercio su 122 Comuni italiani, Belluno si colloca al terzo posto assoluto per calo delle attivit\u00e0 commerciali tradizionali dal 2012 a oggi, con un -35,8%. \u00c8 la peggiore provincia del Nord Italia. Un macro dato che non descrive solo un cambiamento economico, ma una trasformazione profonda del tessuto sociale. Dentro questa tendenza, la storia di Ketty Dal Piva non \u00e8 un\u2019eccezione isolata. \u00c8 un frammento di un processo pi\u00f9 ampio: la progressiva rarefazione dei servizi nei territori montani, dove ogni chiusura pesa il doppio.\u00a0 C\u2019\u00e8, certo, una parte di responsabilit\u00e0 anche nei comportamenti dei cittadini. Le scelte quotidiane contano: dove si compra, come si sostiene il commercio locale, quale idea di comunit\u00e0 si alimenta con le proprie abitudini. Ma ridurre tutto a questo sarebbe semplicistico. Perch\u00e9 la domanda vera \u00e8 un\u2019altra: che ruolo vogliamo riconoscere alla montagna?<br \/>\nSe la montagna \u00e8 solo luogo di turismo o scenario da cartolina, allora la scomparsa dei servizi \u00e8 un effetto collaterale inevitabile. Se invece la montagna \u00e8 territorio abitato, fatto di persone, famiglie e vita quotidiana, allora un negozio non pu\u00f2 essere considerato solo un\u2019attivit\u00e0 economica, ma un presidio da sostenere. In questo senso, la bottega di Ketty \u00e8 stata molto pi\u00f9 di un esercizio commerciale. Lei stessa lo racconta con parole semplici: \u00abUn luogo di ascolto e di fiducia. Questi ultimi sono giorni strani, in cui mi commuovo io e si commuovono loro\u00bb, dice Ketty, mentre le persone passano a salutarla. L\u2019amaro c\u2019\u00e8, ma anche l\u2019immagine pi\u00f9 vera: quella di una comunit\u00e0 che si accorge di quanto quel negozietto non fosse solo un negozio. Resta una domanda aperta, che riguarda tutti: se continuiamo a perdere pezzi cos\u00ec, uno alla volta, cosa rimarr\u00e0 dei nostri paesi di montagna?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***********<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>******** &nbsp; \u00a0 DI ALESSIA DALL&#8217;O&#8217; SAN GREGORIO NELLE ALPI A San Gregorio nelle Alpi, il 30 aprile si abbasser\u00e0 una serranda che pesa pi\u00f9 di quanto possa sembrare. 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