{"id":85838,"date":"2019-05-18T13:25:03","date_gmt":"2019-05-18T11:25:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=85838"},"modified":"2019-05-20T05:57:50","modified_gmt":"2019-05-20T03:57:50","slug":"ue-in-20-paesi-su-28-la-poverta-tra-i-minori-e-superiore-a-quella-degli-anziani-in-italia-un-under-16-su-3-e-povero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/ue-in-20-paesi-su-28-la-poverta-tra-i-minori-e-superiore-a-quella-degli-anziani-in-italia-un-under-16-su-3-e-povero\/","title":{"rendered":"UE: IN 20 PAESI SU 28 LA POVERTA\u2019 TRA I MINORI E\u2019 SUPERIORE A QUELLA DEGLI ANZIANI. 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La situazione in Italia \u00e8 ancor pi\u00f9 drammatica. La percentuale di minori che si trova in una situazione di deprivazione economica \u00e8 addirittura al 31,5 per cento, contro una media tra gli ultra sessantacinquenni del 22 per cento. Nell\u2019Unione Europea a 28 solo in Grecia, in Romania e in Bulgaria la quota di minori a rischio povert\u00e0 \u00e8 superiore al dato riferito al nostro Paese (vedi Graf. 1). A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA.<\/p>\n<p>Afferma il coordinatore dell\u2019Ufficio studi Paolo Zabeo:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019elevato livello di povert\u00e0 giovanile, riconducibile anche alle caratteristiche della spesa per la protezione sociale che in tutta Europa \u00e8 fortemente sbilanciata sulle pensioni, spesso si traduce anche in povert\u00e0 educativa. Molti di questi ragazzi, infatti, sono destinati ad abbandonare presto gli studi, pregiudicando la carriera lavorativa futura, che quasi sicuramente riserver\u00e0 a questi soggetti delle enormi difficolt\u00e0 a trovare un\u2019occupazione stabile e di qualit\u00e0. E alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite, le nostre Pmi non possono permettersi di lasciarsi sfuggire una quota cos\u00ec importante di giovani leve\u201d.<\/p>\n<p>Come dicevamo, questa elevata percentuale di adolescenti con problemi di esclusione sociale, che rischia di pregiudicare ad un minore su 3 il conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado, avr\u00e0 delle implicazioni molto preoccupanti nel momento in cui dovranno cercare un lavoro.<\/p>\n<p>In questi ultimi anni, infatti, i flussi di ingresso nel mercato del lavoro italiano si sono decisamente polarizzati. Le imprese, infatti, da un lato cercano sempre pi\u00f9 addetti con bassi livelli di competenze e di specializzazione, dall\u2019altro, maestranze che presentano una elevata professionalit\u00e0. In forte calo, invece, la richiesta di figure caratterizzate da mansioni routinarie.<\/p>\n<p>\u201cQuesta situazione \u2013 segnala il segretario Renato Mason \u2013 spiega molte cose, in particolar modo il disallineamento sempre pi\u00f9 marcato tra domanda e offerta di lavoro. Sempre pi\u00f9 spesso, infatti, molti imprenditori denunciano la difficolt\u00e0 di reperire tecnici altamente specializzati, nonostante la disoccupazione giovanile in Italia superi il 30 per cento. Oppure, segnalano di non trovare personale per lavori a bassa professionalit\u00e0 e molto impegnativi da un punto di vista fisico. Fenomeno, quest\u2019ultimo, che \u00e8 stato mitigato grazie al massiccio ricorso di personale straniero\u201d.<\/p>\n<p>In Italia, la popolazione a rischio povert\u00e0 o esclusione sociale con meno di 18 anni ha un\u2019incidenza pi\u00f9 elevata nel Mezzogiorno. In Sicilia, ad esempio, i minori in difficolt\u00e0 son il 56,8 per cento, in Calabria il 49,5 e in Campania il 47,1. In termini assoluti, a livello nazionale la popolazione giovanile con disagio economico ammonta a 3,1 milioni di unit\u00e0: tra questi, 498 mila circa sono campani e 488 mila circa sono siciliani (vedi Tab. 1).<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Istat, i livelli di povert\u00e0 si mantengono elevati per le famiglie con 5 o pi\u00f9 componenti e con persona di riferimento giovane avente un basso livello di istruzione. Al Nord le famiglie che vivono nelle grandi citt\u00e0 presentano l\u2019incidenza della povert\u00e0 relativa superiore a quella presente nei Comuni di minori dimensioni. Nel Centro Sud, invece, la situazione si capovolge. Sono i Comuni minori a registrare il numero pi\u00f9 alto di famiglie in povert\u00e0, rispetto alle realt\u00e0 urbane con un numero di abitanti superiore. Infine, l\u2019incidenza di povert\u00e0 relativa \u00e8 decisamente superiore nelle famiglie dove sono presenti degli stranieri 2.<\/p>\n<p>Povert\u00e0 economica, dicevamo, \u00e8 sinonimo anche di povert\u00e0 educativa. I dati sull\u2019uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione 3 sono molto preoccupanti. Nel 2017 i giovani tra 18 e i 24 anni che avevano conseguito solo il diploma di licenza media e non stavano frequentando nessun altro corso scolastico\/formativo erano il 14 per cento, ma con punte del 21,2 in Sardegna, del 20,9 in Sicilia e del 19,1 in Campania. Le realt\u00e0 pi\u00f9 virtuose, invece, riguardavano l\u2019Umbria (9,30 per cento), la Provincia autonoma di Trento (7,80 per cento) e l\u2019Abruzzo (7,40 per cento) (vedi Graf. 2).<\/p>\n<p>Altrettanto allarmante \u00e8 il livello di non conseguimento della licenza media. Secondo i dati dell\u2019ultimo Censimento della popolazione Istat, l\u20198,61 per cento degli italiani in et\u00e0 lavorativa (15-62 anni) non ha terminato la scuola dell\u2019obbligo (pari a 3,2 milioni di persone). Sempre al Sud scorgiamo le percentuali pi\u00f9 preoccupanti: 12,97 in Puglia, 12,30 in Campania, 12,26 in Sicilia e 11,87 in Calabria. I territori con le percentuali pi\u00f9 contenute, invece, sono il Lazio (5,82 per cento), il Trentino Alto Adige (5,52 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (5,50 per cento) (vedi Graf. 3).<\/p>\n<p>Il quadro generale, infine, rischia di peggiorare ulteriormente alla luce dei profondi cambiamenti che anche il mercato del lavoro subir\u00e0 nei prossimi anni. La diffusione nei processi produttivi della digitalizzazione e della robotica dar\u00e0 un forte impulso alla disoccupazione tecnologica, incentivando l\u2019espulsione soprattutto delle maestranze meno scolarizzate e con bassi livelli di professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo gli ultimi dati Ocse 4, infatti, in Italia \u00e8 a rischio un posto di lavoro su 6 (3 milioni di occupati) se, in tempi ragionevolmente brevi, non si proceder\u00e0 con programmi di formazione e aggiornamento delle competenze da rivolgere, in particolar modo, ai lavoratori meno istruiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi ha colpito soprattutto i giovani: in 20 Paesi europei su 28, infatti, il rischio povert\u00e0 tra gli under 16 (media UE al 24,4 per cento) \u00e8 nettamente superiore a quello riferito agli over 65 (18,2 per cento) 1. La situazione in Italia \u00e8 ancor pi\u00f9 drammatica. 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