{"id":94108,"date":"2019-08-03T10:33:24","date_gmt":"2019-08-03T08:33:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/?p=94108"},"modified":"2019-08-06T05:57:47","modified_gmt":"2019-08-06T03:57:47","slug":"paghiamo-334-miliardi-di-tasse-in-piu-rispetto-alla-media-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/paghiamo-334-miliardi-di-tasse-in-piu-rispetto-alla-media-europea\/","title":{"rendered":"PAGHIAMO 33,4 MILIARDI DI TASSE IN PIU\u2019 RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA"},"content":{"rendered":"<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.14.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"722\" data-large_image_height=\"398\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-94109 alignleft\" src=\"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.14-300x165.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.14-300x165.png 300w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.14.png 722w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in pi\u00f9 rispetto all\u2019ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell\u2019Unione Europea. Si tratta di un differenziale che \u201cpesa\u201d quasi 2 punti di Pil. In termini pro capite, invece, abbiamo corrisposto al fisco 552 euro in pi\u00f9 rispetto alla media dei cittadini europei. A dirlo \u00e8 l\u2019Ufficio studi della CGIA che ha comparato la pressione fiscale dei 28 Paesi dell\u2019UE e, successivamente, ha calcolato il gap esistente tra l\u2019Italia e ciascun Paese appartenente all\u2019Unione (vedi Tab. 1). Denuncia il coordinatore dell\u2019Ufficio studi, Paolo Zabeo:<\/p>\n<p>\u201cIl tempo degli slogan e delle promesse \u00e8 terminato. Con la prossima manovra di Bilancio \u00e8 necessario uno scossone che nel giro di qualche anno riduca di 3-4 punti percentuali il peso delle tasse. Considerata la delicata situazione dei nostri conti pubblici, tale intervento sar\u00e0 praticabile solo ed esclusivamente se si riuscir\u00e0 ad abbassare, di pari importo, la spesa pubblica improduttiva e una parte dei bonus fiscali. Operazione, quest\u2019ultima, che appare difficilmente perseguibile. A confermarlo sono i risultati ottenuti in questi ultimi 10 anni. Tutti gli esecutivi che si sono succeduti si sono cimentati con grande determinazione sul versante della spending review; gli esiti, per\u00f2, sono stati insoddisfacenti. L\u2019auspicio \u00e8 che il Governo Conte abbia maggiore fortuna\u201d.<\/p>\n<p>Le troppe tasse, comunque, sono un problema non solo perch\u00e9 mettono a repentaglio la tenuta finanziaria di tante famiglie e altrettante imprese, ma anche poich\u00e9 hanno innescato nel sistema economico dei processi viziosi molto pericolosi. Afferma il segretario della CGIA, Renato Mason:<\/p>\n<p>\u201cCon un peso fiscale opprimente e una platea di servizi erogati dall\u2019Amministrazione pubblica che negli ultimi anni \u00e8 diminuita sia in termini di qualit\u00e0 che di quantit\u00e0, la domanda interna e gli investimenti hanno subito una caduta verticale. Inoltre, \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 difficile fare impresa, creare nuovi posti di lavoro e redistribuire la ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, altres\u00ec, l\u2019effetto combinato tra il calo dei consumi delle famiglie e la contrazione dei prestiti bancari ha provocato molti squilibri finanziari, costringendo tantissimi lavoratori autonomi a chiudere l\u2019attivit\u00e0 e a cambiare mestiere\u201d.<\/p>\n<p>E in attesa che la manovra di Bilancio 2020 chiarisca come verranno \u201crecuperati\u201d i 23,1 miliardi di euro necessari per evitare che dal prossimo 1\u00b0 gennaio l\u2019Iva torni ad aumentare, la CGIA ricorda che la pressione fiscale \u201creale\u201d presente nel nostro Paese \u00e8 di ben 6 punti superiore al dato \u201cufficiale\u201d.<\/p>\n<p>Il nostro Pil, infatti, come del resto quello di altri Paesi dell\u2019Ue, include anche gli effetti dell\u2019economia non osservata che, secondo le ultime stime dell\u2019Istat, ammontano a 209 miliardi di euro all\u2019anno. Questa \u201cricchezza\u201d, generata dalle attivit\u00e0 irregolari e illegali, se da un lato non fornisce alcun contributo all\u2019incremento delle entrate fiscali, dall\u2019altro accresce la dimensione del Pil.<\/p>\n<p><a class=\"dt-pswp-item\" href=\"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.44.png\" data-dt-img-description=\"\" data-large_image_width=\"766\" data-large_image_height=\"1228\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-94110 alignleft\" src=\"http:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.44-187x300.png\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.44-187x300.png 187w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.44-639x1024.png 639w, https:\/\/www.radiopiu.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Schermata-2019-08-03-alle-10.30.44.png 766w\" sizes=\"auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px\" \/><\/a>Rammentando che la pressione fiscale si ottiene dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se dalla ricchezza prodotta (ovvero dal denominatore) togliamo la componente riconducibile all\u2019economia \u201cin nero\u201d, il risultato del rapporto (vale a dire la pressione fiscale) in capo ai contribuenti onesti aumenta, consegnandoci un carico fiscale \u201creale\u201d molto superiore a quello \u201cufficiale\u201d (48 per cento anzich\u00e9 42,1 per cento) (vedi Graf. 1).<\/p>\n<p>Tornando ai dati della comparazione, sempre nel 2018 \u00e8 emerso che in Europa solo Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia hanno pagato mediamente pi\u00f9 tasse di noi. La \u201csorpresa\u201d viene da Parigi: ogni cittadino d\u2019Oltralpe ha versato al fisco 1.830 euro in pi\u00f9 rispetto a noi. In termini assoluti il divario fiscale \u00e8 a noi favorevole e ammonta a 110,7 miliardi di euro. Rispetto agli altri principali competitori, invece, \u201csoccombiamo\u201d sempre. Se avessimo la pressione fiscale della Germania verseremmo 24,6 miliardi di tasse in meno (407 euro pro capite), dell\u2019Olanda 56,2 (930 euro pro capite), del Regno Unito 114,2 (1.888 euro pro capite) e della Spagna 119,5 (1.975 euro pro capite).<\/p>\n<p>La flat tax pu\u00f2 costituire la medicina che consentir\u00e0 alla pressione fiscale italiana di scendere ad un livello accettabile? Premesso che qualsiasi misura che riduca il peso delle tasse non pu\u00f2 che essere salutata positivamente, bisogna fare molta attenzione. Se i numeri in circolazione in queste settimane saranno confermati, pare che gi\u00e0 oggi sulla maggior parte dei contribuenti Irpef gravi un\u2019aliquota effettiva inferiore al 15 per cento. Pertanto, l\u2019applicazione della tassa piatta rischia di interessare un numero ristretto di soggetti con redditi medio-alti.<\/p>\n<p>Tuttavia, la vera questione sar\u00e0 dove trovare le risorse per realizzare questa decisa riduzione delle imposte. Se difficilmente saranno compensate da un risparmio della spesa, il ministro Tria, seppur critico sulla flat tax, pare abbia in mente la soluzione: il taglio dell\u2019Irpef potrebbe essere in parte coperto da un aumento dell\u2019Iva, anche in forma selettiva. Operazione che, secondo la CGIA, favorirebbe sicuramente le esportazioni, come sostengono i tecnici di via Venti Settembre, ma penalizzerebbe i consumi interni. E a pagare il conto non sarebbero solo le famiglie, in particolar modo quelle meno abbienti, ma anche gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di domanda interna.<\/p>\n<p>Gli artigiani mestrini, inoltre, ricordano che, nell\u2019ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest\u2019anno 23,1 miliardi di euro, l\u2019aliquota ordinaria passer\u00e0 dal 22 al 25,2 per cento, mentre quella ridotta salir\u00e0 dal 10 al 13 per cento.<\/p>\n<p>Conclude il coordinatore dell\u2019Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo:<\/p>\n<p>\u201cBisogna assolutamente evitare l\u2019aumento dell\u2019Iva, anche in forma selettiva. E non \u00e8 nemmeno accettabile il baratto pi\u00f9 Iva meno Irpef. Ricordo che da un eventuale scambio di questo genere, la gran parte dei 10 milioni di contribuenti Irpef che rientrano nella cosiddetta no tax area, che \u00e8 costituita in particolar modo da pensionati al minimo, non avrebbe alcun beneficio economico. Cos\u00ec come i disoccupati e le persone in gravi difficolt\u00e0 economiche. Non pagando l\u2019Irpef, non usufruirebbero di alcuna riduzione di imposta. Per contro, invece, si ritroverebbero a pagare pi\u00f9 Iva\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in pi\u00f9 rispetto all\u2019ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell\u2019Unione Europea. Si tratta di un differenziale che \u201cpesa\u201d quasi 2 punti di Pil. In termini pro capite, invece, abbiamo corrisposto al fisco 552 euro in pi\u00f9 rispetto alla media dei cittadini europei. 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