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DI ALESSIA DALL’O’
FELTRE Si è aperto con grande partecipazione e un contenuto davvero riflessivo il festival You&Me:We, promosso nell’ambito del progetto Equit-à dal Comune di Feltre in collaborazione con Gal2 Dolomiti Prealpi e la Commissione Pari Opportunità cittadina. Una serata inaugurale che ha visto protagonista la sociolinguista Vera Gheno, capace di catalizzare l’attenzione del pubblico con un intervento intenso e ricco di spunti.
L’appuntamento ha rappresentato non solo l’avvio di un percorso dedicato ai temi dell’equità e della parità di genere, ma anche una sorta di “prova generale” in vista dell’imminente inaugurazione ufficiale del Teatro della Sena, spazio che si prepara a diventare punto di riferimento culturale per la città.
UNA PROGETTUALITÀ CHE GUARDA OLTRE I CONFINI
A sottolinearlo è stato il vicesindaco di Feltre, Claudio Dalla Palma, che ha evidenziato come il festival si inserisca in una progettualità più ampia, capace di coinvolgere partner locali e realtà di cooperazione transfrontaliera. Un concetto ripreso anche dal direttore del Gal Dolomiti Prealpi, Matteo Aguanno, che ha parlato di un progetto Interreg incentrato sulla parità di genere, tema che – ha spiegato – può portare nuove idee di governance.
E’ infatti proprio da qui che può nascere, secondo Aguanno, una leva di sviluppo capace di generare ricadute positive sia sul territorio feltrino sia in quello oltreconfine.
FELTRE MODELLO DI BUONE PRATICHE
Un’opportunità importante per Feltre, come ha ribadito la presidente della Commissione Pari Opportunità, Giorgia Li Castri. Nel suo intervento ha messo in evidenza il valore di una tradizione consolidata: quella di una commissione tra le più longeve, capace negli anni di costruire buone pratiche oggi osservate con interesse anche in contesti internazionali, come quello austriaco, che partecipa all’INTERREG. Sulla stessa linea la consigliera di parità della Provincia di Belluno, Flavia Monego, che ha ricordato come, a partire dal 2008, il modello feltrino (e bellunese) si sia progressivamente diffuso anche in altri territori, da Ponte nelle Alpi fino a Pieve di Cadore.
GHENO PROTAGONISTA: LA LINGUA NON È NEUTRA
Ma gli occhi della serata sono stati tutti per Vera Gheno che ha registrato il sold out. La sociolinguista, di origini venete e ungheresi, ha conquistato il pubblico con una riflessione che ha intrecciato linguaggio, scienza e società, partendo da un esempio tanto quotidiano quanto rivelatore: il racconto della fecondazione.
Gheno ha smantellato con argomentazioni solide e tesi supportate la narrazione tradizionale dello spermatozoo “eroe” che conquista un ovulo passivo, mostrando come già dagli anni Ottanta la biologia abbia restituito un quadro ben diverso: l’ovulo non è affatto inerme, ma seleziona e accoglie attivamente lo spermatozoo. Un cambio di prospettiva che, tuttavia, ha faticato a imporsi, segno – ha sottolineato- “di quanto anche la scienza, che consideriamo neutrale, sia attraversata da bias culturali”. Da qui il passaggio a un tema centrale: la non neutralità della conoscenza. “Non esiste uno sguardo neutro”- ha spiegato – “perché ogni sapere è legato all’esperienza e alla posizione di chi osserva”. Un ragionamento che si riflette direttamente nella lingua, strumento tutt’altro che imparziale.
SESSISMO LINGUISTICO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Ampio spazio è stato dedicato al sessismo linguistico, letto come cartina tornasole della società. Gheno ha illustrato due dinamiche opposte ma complementari: la “puttanizzazione” e la “principessificazione” della donna. Da un lato l’offesa e la svalutazione, spesso legate alla sfera sessuale in diversi e coloriti modi; dall’altro un’apparente valorizzazione che però confina la donna in un ruolo idealizzato e limitante. Due facce della stessa medaglia che non riconoscono pienamente l’autonomia e la complessità femminile.
DALLA LINGUA ALLA PIRAMIDE DELL’ODIO
Il ragionamento si è poi allargato alla cosiddetta “piramide dell’odio”: un percorso che parte da stereotipi e rappresentazioni distorte, passa per discriminazioni e linguaggio d’odio, fino ad arrivare ai crimini. Un processo che affonda le sue radici proprio nella lingua e in quel “brodo culturale” patriarcale che, ha ammonito, “non è esterno ma interno a ciascuno di noi”.
PAROLE, SERVIZI E CAMBIAMENTO REALE
In chiusura, una risposta a chi tende a minimizzare questi temi, Gheno ha risposto: “Non siamo Ipad di prima generazione. E’ possibile occuparsi di più questioni contemporaneamente. Il cambiamento passa sì dalle parole e dall’attenzione al linguaggio, ma anche da azioni concrete, servizi adeguati e da un riconoscimento reale delle specificità, a partire anche dall’ambito medico”. Un avvio dunque denso e partecipato per You&Me:We, che si conferma fin da subito come uno spazio di confronto capace di intrecciare riflessione culturale e ricadute concrete sul territorio. Il prossimo appuntamento per questa sera, 19 marzo alle ore 20:30 sempre al teatro de la Sena con Martina Rogato, esperta di diversity equity, inclusion e sostenibilità e co-presidente di Women7 Italy con un intervento intitolato: “Donne, clima e futuro delle comunità: come la giustizia climatica parte dai territori”
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