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INCONTRI NOTTURNI
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Una dolce notte di fine agosto con poca Luna e tante stelle. Con il frinire lieve dei grilli e quel sentore di estate agli sgoccioli. Notte di malinconia per chi a quel tempo finiva le vacanze e aveva trascorso la sera a riempire le valigie pensando al ritorno in città. Una notte d’autunno ad un passo, di quiete e di un paio di scarpe da recuperare nella casa di fronte al Pelsa. Era mezzanotte passata da un pezzo e io ero lì, a prendere queste calzature dimenticate in casa prima di fare ritorno a Cencenighe. Prima di risalire in auto avevo fatto due passi fino alla bacheca degli annunci e delle epigrafi. Una vecchia ordinanza comunale ormai sgualcita, una epigrafe recente e il manifesto degli eventi estivi ormai passati. Avevo letto quell’annuncio di morte e poi ero andato a recuperare l’auto parcheggiata poco più a monte. Partenza in discesa, la terza appena ingranata e poi l’improvviso stop, proprio a pochi metri dalla bacheca. Un’ombra apparsa in strada mi aveva fatto frenare di colpo. Il tempo breve di arrestare la macchina e poi lo stupore. Si era fermato al centro della carreggiata, a circa dieci metri dalla mia auto, e la luce del lampione mi aveva permesso di vederlo perfettamente. Da tempo pronosticavo un incontro. Pensavo nel bosco, durante una delle mie tante camminate. Chissà quante volte ero stato osservato da un lupo, senza essermene mai accorto. Di notte mi era capitato di ascoltare l’ululato malinconico che proveniva dai boschi, però mai l’avevo incontrato. Ora invece era accaduto. Avevo spento immediatamente fari e motore e osservato il suo aspetto e comportamento. Lo sguardo enigmatico, la corporatura forte, le orecchie appuntite, il manto grigiastro. Non c’erano nervosismo o agitazione nel suo muovere. I movimenti erano centellinati, essenziali, lenti e precisi. Lo sguardo era puntato verso di me, ed era uno sguardo intenso, indagatore ma all’apparenza non aggressivo. Sembrava stesse studiando la situazione, e lo faceva con una tranquillità assoluta. Lunghi istanti a guardarci, fino a quando aveva iniziato a muoversi. Con un camminare lento aveva imboccato la strada in salita che stacca dalla provinciale. In quegli attimi avevo avuto modo di osservare il suo incedere lento e la muscolatura possente delle zampe posteriori. Quando si era trovato ormai fuori dal cono di luce del lampione avevo deciso di ripartire. La mano destra stava per ruotare la chiave di accensione e in quell’attimo preciso il lupo si è fermato, si è girato lentamente ed ha iniziato a ritornare sui suoi passi. Venti secondi ed era nuovamente di fronte alla mia auto ancora ferma, nello stesso identico punto di prima. Aveva iniziato nuovamente a fissarmi. Lo sguardo fermo, sicuro, l’immobilità del corpo. Un decina di secondi, immobile come una statua nella semi oscurità di quella notte di fine estate. E poi tre passi e un balzo composto ed elegante nuovamente nei pressi della bacheca degli annunci. Era ritornato da dove era venuto, era scomparso nel buio del bosco che scende ripido sotto la strada. Era terminato così questo mio primo e finora unico incontro con il lupo. Un faccia a faccia filtrato dal fatto che mi trovavo in auto, con un po’ di stupore scaturito da quello sguardo fermo e intenso e da quelle movenze precise e centellinate, mai scomposte. Tre minuti più tardi ero a Cencenighe, dove la campana stava per battere il rintocco dell’una e il Biois raccontava i silenzi del nuovo autunno ormai vicino.
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