**
di mirko mezzacasa
Dopo gli interventi per lesioni descritte come un polso slogato e una caviglia fuori posto, è necessario chiarire criteri, costi e priorità nell’impiego dell’elicottero
L’elicottero del soccorso non può diventare il taxi della montagna. È una risorsa essenziale, pagata almeno in parte dalla collettività, destinata prima di tutto alle emergenze nelle quali ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo suscitano perplessità recenti interventi a volte effettuati per un polso slogato e per una caviglia fuori posto. Infortuni certamente dolorosi e da non sottovalutare, ma che impongono una domanda precisa: era davvero indispensabile far decollare l’elicottero? La questione non riguarda il diritto di una persona ferita a essere soccorsa. Nessuno mette in discussione la necessità di assistere chi si trova in difficoltà. Il punto è capire secondo quali criteri venga deciso l’impiego del mezzo aereo, quanto costi ogni missione e chi sostenga concretamente quella spesa. Mentre l’elicottero è impegnato nel recupero di un escursionista con un trauma non grave, potrebbe infatti arrivare una chiamata per un incidente stradale, un malore, una caduta con conseguenze serie o un’emergenza sanitaria nella quale la rapidità del soccorso è decisiva.
Servono quindi risposte ufficiali, non polemiche generiche.
Quanto costa mediamente un’ora di volo dell’elicottero? Qual è il costo complessivo di una missione, considerando equipaggio, carburante, personale sanitario, manutenzione e organizzazione del soccorso? Chi decide il decollo? Sulla base di quali informazioni e di quale valutazione medica? Quante missioni riguardano ogni anno persone non in pericolo di vita? Quanto viene recuperato attraverso assicurazioni, ticket o richieste di rimborso? Occorre inoltre chiarire il ruolo delle coperture assicurative proposte agli escursionisti. L’esistenza di un’assicurazione non può trasformarsi, anche involontariamente, in un incentivo a chiamare l’elicottero per qualsiasi difficoltà, per la stanchezza o per traumi che potrebbero essere gestiti attraverso modalità di soccorso diverse. La montagna richiede responsabilità, preparazione, attrezzatura adeguata e capacità di valutare i propri limiti. Chi parte senza organizzarsi, sottovaluta il percorso o pretende un recupero aereo per evitare una discesa faticosa non può pensare che ogni conseguenza debba essere automaticamente caricata sulla collettività.
C’è poi il rispetto dovuto ai soccorritori, disponibili ventiquattro ore su ventiquattro, spesso chiamati a operare in condizioni difficili e rischiose. Il loro lavoro non deve essere banalizzato né confuso con un servizio di trasporto a richiesta. Per questo chiediamo alle autorità sanitarie, alla Regione Veneto, ai responsabili del servizio di elisoccorso e agli esperti di Dolomiti Emergency di fornire dati chiari e verificabili. Non si tratta di negare il soccorso a nessuno. Si tratta di difendere un servizio prezioso, garantire che sia disponibile per le emergenze vere e stabilire quando il costo debba ricadere sulla collettività e quando, invece, debba essere richiesto a chi ha agito con evidente imprudenza. Perché la solidarietà è un valore. Ma anche la responsabilità ha un limite oltre il quale non si può continuare a far pagare tutto ai cittadini.
__







