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COMELICO SUPERIORE Sala della Regola gremita mercoledì sera a Padola per il convegno organizzato da Cgil Cisl e Uil Belluno con la Regola e l’associazione Sot Narla. In un luogo in cui un tempo l’accesso alle donne era interdetto, Flavia Monego, Consigliera di parità della Provincia di Belluno, Denise Casanova, segretaria generale di Cgil Belluno, Sonia Bridda, segretaria regionale Uil Veneto, e Roberta Barbieri, segretaria Cisl Belluno Treviso, dopo l’introduzione di Nunzio Pocchiesa, presidente della Regola di Padola, hanno affrontato i temi della disuguaglianza di genere, segnando un’altra tappa del lungo percorso di approfondimento e confronto sulla parità di genere nel lavoro e nella società, sulla qualità dell’occupazione femminile e la piena tutela dei diritti delle lavoratrici. Scelta non casuale quella di Padola come paese ospitante dell’iniziativa. Padola è infatti una delle Regole del Comelico che, nel 2017, ha modificato il proprio statuto per parificare i diritti tra uomini e donne, consentendo a queste ultime l’ingresso nell’anagrafe delle famiglie regoliere e adeguando dunque la gestione del patrimonio collettivo alle norme di parità di genere. Le donne sono dunque iscritte, con le stesse modalità degli uomini, nell’anagrafe delle famiglie regoliere. Ad aprire l’incontro, il presidente della Regola Nunzio Pocchiesa. “Noi siamo una delle Regole che si è adeguata alle normative sulla parità dei diritti. Adesso c’è un’amministratrice donna con noi. Dal 2017 le donne sono pienamente inserite nello Statuto e godono degli stessi diritti degli uomini. Storicamente la loro esclusione non nasceva da una discriminazione di genere nel senso moderno del termine, ma da meccanismi antichi legati alla tutela del patrimonio collettivo. Adeguare questi Statuti non è semplice, perché significa confrontarsi con tradizioni secolari profondamente radicate. Questa sera siamo stati contenti di avere la partecipazione di tante donne e anche di qualche uomo in una sala che per secoli ha rappresentato il simbolo dove c’erano solo uomini che avevano il potere decisionale. Siamo particolarmente soddisfatti di aver ospitato, per la prima volta in Comelico, le organizzazioni sindacali. Un’occasione importante anche per ribadire e difendere il ruolo della consigliera di parità, che recentemente è stato messo in discussione. Su questo tema abbiamo ricevuto anche il sostegno del sindaco di Comelico Superiore, nonché presidente della Provincia, così come quello della vicesindaca. L’auspicio è che questo sia solo il primo di una serie di appuntamenti: momenti di confronto e riflessione che riteniamo fondamentali per il territorio”. A seguire, l’intervento di Flavia Monego, consigliera di parità a Provincia Belluno, che oltre ad aver fornito i dati sulla sua attività e sottolineato come sia aumentata la consapevolezza delle donne sui temi della disparità e delle molestie, ha spiegato come è nata l’idea di organizzare un incontro nella Casa di Regola di Padola: “Se questa sera siamo qui, per quanto mi riguarda, è perché due anni fa convocai gli istituti regolieri di tutta la provincia. Non vennero tutti, ma una parte, e uno di questi era proprio Padola e c’era Nunzio Pocchiesa, il caporegola, il presidente della regola di Padola. Mi ricordo che arrivarono con un po’ di diffidenza, perché era la prima volta che una consigliera di parità li convocava. Nunzio mi chiese se ci fosse motivo di preoccuparsi per quell’incontro. Lo rassicurai subito: si trattava semplicemente di un momento di confronto. E così è stato: una chiacchierata aperta e molto costruttiva. In quell’occasione ho spiegato perché è importante che nei loro statuti sia prevista la parità di genere e quale valore questo rappresenti oggi. Se siamo qui oggi a parlarne insieme, è anche grazie a quel primo incontro”. “Il cammino unitario ci ha portato alla Casa delle Regole di Padola, luogo di democrazia, di partecipazione e di armonizzazione tra regole e modernità, a parlare di parità di genere e di lotta contro la violenza nei confronti delle donne – ha detto la segretaria della Cisl Belluno Treviso Roberta Barbieri. – Per noi il percorso è chiaro: la parità di genere nel lavoro è un percorso molto articolato e profondo. Il primo punto è far sì che le donne non solo entrino nel mercato del lavoro, ma che ci rimangano, visto che ancora oggi i dati ci spiegano che una donna su cinque lascia il posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio. Per fare in modo che le donne restino nel lavoro servono condizioni adeguate, e questo richiede un impegno collettivo. È fondamentale rafforzare una rete di welfare sempre più solida, che metta insieme welfare territoriale e aziendale, coinvolgendo scuole, organizzazioni sindacali e datoriali, Comuni. Solo attraverso questa alleanza si può sostenere un percorso di crescita democratica verso una società più giusta e inclusiva, capace di garantire alle donne non solo accesso al lavoro, ma anche stabilità, qualità dell’occupazione e una giusta retribuzione”. Denise Casanova, segretaria generale CGL Belluno. “Ci ha fatto piacere essere alla Regola di Padola per parlare di parità di genere e per parlare di tutte le problematiche che ancora affronta il mondo delle donne. Soprattutto la differenza salariale e la differenza alla partecipazione economica è quella che più funesta il nostro Paese in generale, ma anche la provincia di Belluno. Per quanto riguarda la partecipazione alla vita economica, le donne che lavorano in Italia sono il 52%; in provincia di Belluno abbiamo una percentuale molto più alta perché arriviamo al 62%, ma siamo sempre distanti dagli obiettivi europei che parlano di più del 70% delle donne al lavoro. Anche in provincia di Belluno abbiamo il problema che le donne sono pagate di meno. C’è una differenza media del 26% nelle retribuzioni, una differenza che si attesta a circa 5000 euro annui, il che significa che per quasi due mesi una donna rispetto ad un uomo lavora ma non ha una retribuzione e quindi è come se non lavorasse. A che cosa è dovuto questo fenomeno? Innanzitutto al fatto che nelle professioni le donne sono pagate di meno. Per quanto riguarda i lavori che hanno un contratto nazionale, la differenza sta nelle ore di straordinario e nel salario super minimo che viene concesso dalle aziende a chi magari dà più disponibilità e quindi spesso agli uomini e non alle donne, perché le donne hanno ancora tutto il lavoro di cura sulle loro spalle. La legge sui congedi è stata affossata qualche settimana fa, si parlava di congedi paritari, cioè che anche l’uomo avesse 5 mesi di congedo obbligatorio e questo avrebbe fatto una sorta di rivoluzione nel mondo del lavoro”. Sonia Bridda, segreteria regionale Uil Veneto. “Per CGIL, CISL e UIL di Belluno quella di questa sera è stata un’occasione particolarmente significativa. Essere ospiti della Regola di Padola ha un valore speciale, anche perché negli ultimi anni questa comunità ha intrapreso un percorso importante di revisione del proprio statuto in un’ottica di parità di genere. Durante l’incontro abbiamo affrontato il tema della disparità salariale, che resta una criticità evidente. Nella provincia di Belluno il divario retributivo tra uomini e donne è ancora pari al 18,5%, secondo i dati INPS. Un dato che conferma quanto la discriminazione economica sia ancora presente e radicata. La storia ci insegna che i cambiamenti avvengono per gradi. Dal diritto di voto conquistato dalle donne nel 1946 alla possibilità di accedere ai concorsi pubblici nel 1963, ogni passo ha contribuito a costruire maggiore equità. È con questo stesso approccio che dobbiamo continuare a lavorare per ridurre i divari ancora esistenti. Oggi la legislazione sta introducendo strumenti importanti, come la trasparenza salariale, ma restano nodi da sciogliere. A partire dalla necessità di valorizzare i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, contrastando con decisione il fenomeno dei contratti pirata e del dumping salariale. Allo stesso tempo è fondamentale ampliare lo sguardo: il monitoraggio non può riguardare solo le grandi aziende sopra i cento dipendenti, ma deve estendersi anche alle realtà più piccole, che costituiscono una parte significativa del tessuto produttivo. Solo così è possibile avere un quadro completo e intervenire in modo efficace su tutto il territorio”.
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